Tiro al bersaglio sulla Luna

22 maggio 2008 - 00:07 | In Astronomia | Nessun Commento

Da quando nel 2005 la NASA ha preso la decisione di voler tornare sulla Luna, per installarvi una base permanente, i ricercatori si sono subito chiesti quali fossero i rischi legati ad eventuali impatti di meteoriti sulla sua superficie.

Al contrario della Terra infatti, la Luna è priva di quello scudo naturale rappresentato dall’atmosfera, che la proteggerebbe dall’impatto anche con minuscoli oggetti vaganti nello spazio.

Gli astronomi hanno quindi puntato i telescopi sulla Luna per registrare i flash (visibili da Terra) dovuti alle esplosioni generate dagli impatti meteorici. La velocità di tali impatti si aggira intorno ai 50.000 Km/h, sprigionando un’energia così elevata che, anche un piccolo frammento, potrebbe scavare un cratere da un metro di diametro.

Ebbene, in questi ultimi due anni e mezzo, sono stati registrati ben 103 impatti !!!

Ovviamente in alcuni periodi dell’anno, come nel caso della notte delle Perseidi (in agosto) o della notte delle Leonidi (in novembre) ecc… la Terra entrando nella nube di detriti generati da varie comete, ci regala spettacoli bellissimi, sono questi piccoli frammenti che entrando in atmosfera generano le bellissime scie luminose alle quali i più romantici affidano i propri desideri.

Tuttavia in quelle stesse notti la Luna invece, priva di atmosfera, viene bersagliata da questi detriti che arrivano diretti sulla sua superficie.

In questi casi i flash osservati da Terra sono di almeno uno ogni ora, ma potrebbero essercene molti altri non rilevabili da qui.

Il fatto sconcertante tuttavia è che, anche nei periodi “calmi”, in cui la Terra non attraversa nessuna regione ricca di detriti, sulla Luna continuano a registrarsi dei flash, ovviamente in misura minore, ma comunque significativa.

Il rischio per il singolo astronauta di essere colpito rimane minimo, ma la preoccupazione è anche quella delle strutture che si andrebbero a costruire, che esporrebbero una grande superficie al rischio di impatto.

Si sta cercando quindi di costruire una mappa per valutare statisticamente quali siano le aree più “sicure” da questo punto di vista. Da questa prima bozza noto che le regioni polari, proprio dove si sta pensando di realizzare la base permanente, sia meno movimentata.

Così, ad occhio, decisamente azzeccati mi sembrano i nomi che Galileo diede al “Mare della Tranquillità” e al “Mare della Serenità” (le chiazze scure al centro del disco lunare), che sembrano essere davvero più tranquille. Probabilmente perché quella è la regione della Luna perennemente rivolta verso di noi, e quindi meno esposta agli impatti.

Esattamente al contario di quanto accade nella parte sinistra, bersagliata molto più intensamente, credo proprio perché, nel suo moto di rivoluzione intorno a noi, la Luna avanza in senso antiorario, quindi esponendo maggiormente il lato che a noi appare a sinistra.

Vito Lecci

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