Danza galattica

30 giugno 2008 - 02:51 | In Astrofisica | 1 Commento

Questa bellissima immagine, ripresa dal Gemini Observatory in Cile, ritrae due galassie a spirale nella Vergine a 90 milioni di anni luce da noi.

Le NGC 5427 (in basso a sinistra) e la NGC 5426 (in alto a destra), attualmente stanno subendo una reciproca interazione gravitazionale. Si vede chiaramente infatti che, tra le due, si estende un ponte intergalattico lungo 60.000 anni luce che le unisce in un abbraccio che vedrà la prima ruotare intorno alla seconda, così come fanno i pattinatori sul ghiaccio.

A prima vista si potrebbe pensare che eventi come questo siano molto rari, ma al contrario invece sono tantissime le galassie interagenti che sono state osservate e fotografate. Vi ricordo a questo proposito la bellissima collezione di immagini ripresa dall’Hubble che vi ho proposto nel post da titolo Galassie in collisione.

Inoltre questo ci porta anche a pensare alla nostra Via Lattea ed alla galassia di Andromeda, attualmente in rotta di collisione tra loro. Ovviamente noi non ci saremo più quando questo avverrà, ma l’immagine che vi ho proposto in questo articolo potrebbe darci un’idea di quello che accadrà anche da noi in un lontanissimo futuro.

Vito Lecci

P.S.:
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Tunguska: 100 anni dalla catastrofe

29 giugno 2008 - 04:24 | In Varie | 4 Commenti

Erano le 7:17 del mattino del 30 Giugno 1908 quando un enorme esplosione ha squassato i cieli delle foreste siberiane. Il boato si è udito fino a 1000 di Km di distanza, mentre l’onda durto avrebbe quasi fatto deragliare alcuni convogli, della Ferrovia Transiberiana, a 600 km di distanza.

Sebbene l’esplosione fosse avvenuta nel 1908, la prima spedizione scientifica fu effettuata soltanto 19 anni più tardi, nel 1927. Qui i ricercatori hanno trovato uno scenario apocalittico: 2000 km2 di foresta rasa al suolo, 80 milioni di alberi abbattuti e disposti a raggiera, in prossimità dell’epicentro gli alberi, sebbene in piedi, erano completamente privi di rami e corteccia, come pali di telefono. Arduo stimare il numero di capi di bestiame annientato all’istante dalla tremenda esplosione. Per fortuna nessuna vittima umana è stata registrata.

Si presume che il responsabile della catastrofe sia stato un asteroide che, entrato in atmosfera ad una velocità di 20.000 Km/h, sarebbe esploso a mezz’aria, a circa 8 Km di altezza. In questo modo al suolo sarebbe arrivata soltanto l’onda d’urto di una potenza paragonabile a quella di 180 bombe di Hiroshima.

Fortunatamente l’impatto è avvenuto in una regione del pianeta particolarmente ostile, a causa della rigidità del clima, e quindi disabitata. Ma se l’asteroide avesse raggiunto la Terra soltanto poche ore più tardi, a causa della rotazione terrestre, avrebbe potuto colpire alcune ben più densamente popolate città scandinave. Qui il bilancio sarebbe stato decisamente più tragico.

I ricercatori affermano che impatti di questa importanza possono avvenire con una frequenza di circa uno ogni 300 anni. Tuttavia questa è solo una media, non ci assicura quindi che possiamo dormire sonni completamente tranquilli per i prossimi due secoli.

Vito Lecci

Suolo marziano adatto alla vita

28 giugno 2008 - 02:51 | In Astrofisica, Astronautica | 1 Commento

Ad un mese di distanza dallo sbarco su Marte, la sonda Phoenix continua ad inviare a terra notizie sempre più interessanti.

Infatti dall’analisi del campione di suolo marziano, raccolto dal braccio robotico, sono scaturiti dati molto lusinghieri. Il suolo risulta essere molto basico, con un pH compreso tra 8 e 9, è stata rilevata la presenza di diversi sali, tra cui anche sodio, magnesio, potassio e cloruro, oltre a diverse sostanze nutritive o prodotti chimici adatti a sostenere la vita così come noi la conosciamo.

Grazie a questa nuova conquista ci rendiamo conto che Marte non è poi l’ambiente alieno che siamo soliti attribuirgli anzi, sotto molti aspetti, sembra invece avere molto in comune con il nostro stesso pianeta.

Adesso, conclusa la prima serie di analisi chimiche del terreno, Phoenix sta sottoponendo alcuni campioni ad una temperatura di circa 1000 °C, al fine di analizzarne i gas liberati, ma per questo dovremo attendere ancora un pò.

Mai prima d’ora un campione di suolo di un altro corpo celeste era stato analizzato sottoponendolo ad una temperatura così elevata. Credo che potremo aspettarci risultati interessanti anche da queste ulteriori indagini.

Non ci rimane che attendere…

Vito Lecci

Svelato il segreto di Marte

27 giugno 2008 - 02:44 | In Astrofisica | 4 Commenti

Oltre alla grande attenzione che gli astronomi hanno sempre rivolto al Pianeta Rosso, ne sono testimonianza le numerosissime missioni robotizzate sulla sua superficie, occorrerebbe mettere in conto anche un quesito che i ricercatori si sono sempre posti a proposito della differenza tra i suoi due emisferi.

Infatti, mentre nel suo emisfero Nord, Marte si presenta con pianure vaste e giovani, nell’emisfero Sud invece ci sono diversi altipiani più antichi e ricchi di crateri.

In un primo momento, tra le ipotesi, era stata avanzata quella che un gigantesco impatto cosmico avrebbe potuto profondamente cambiare la sua morfologia in un’area anche molto vasta, come un intero emisfero. Solo oggi però, in seguito ad alcuni modelli realizzati al computer, si è dimostrato che la teoria dell’impatto cosmico è molto verosimile.

Secondo i modelli l’impatto sarebbe dovuto avvenire, più o meno, nel medesimo periodo dell’impatto cosmico avvenuto qui sulla Terra, che ne avrebbe asportato una parte che poi è divenuta la nostra Luna. Quindi circa 60-100 milioni di anni dopo la formazine del Sistema Solare. L’unica differenza tra noi e Marte è che, in quest’ultimo caso, l’impatto non è stato abbastanza violento da asportare del materiale da pianeta stesso, ma si sarebbe solo limitato a squassare un intero emisfero (quello Nord) che, per questo motivo, risulta più giovane dell’altro, questo è anche in perfetto accordo con le anomalie magnetiche rilevate nell’emisfero Sud del pianeta (quello dal lato opposto all’impatto).

L’immagine che vedete l’ho realizzata in occasione della grande opposizione marziana del 2005. Potete notare infatti come l’emisfero Nord (quello in basso nell’immagine), sia molto più liscio e omogeneo rispetto all’altro.

Vito Lecci

A scuola nello spazio: i vincitori

26 giugno 2008 - 02:19 | In Varie | Commenti disabilitati

In un precedente post: “A scuola sulla ISS” vi parlavo della possibilità per i docenti delle scuole europee di presentare dei progetti di esperimenti didattici da tenersi in assenza di gravità sulla ISS, in maniera che gli studenti di tutta Europa potessero confrontare i risultati ottenuti in classe con quelli nel laboratorio spaziale.

All’ESA sono pervenute tantissime proposte, tra le quali sono state selezionate le 20 migliori. Le prime due migliori saranno sviluppate per farle volare nel maggio 2009 e, contemporaneamente, gli studenti potranno eseguire lo stesso esperimento in classe, al fine di poter confrontare i risultati ottenuti.

Questa è la graduatoria dei vincitori.

Primo posto (a pari merito)

Titolo del progetto
Nome Scuola
Misurare la massa di un oggetto in un ambiente a gravità zero

(Measuring the mass of an object in a zero gravity environment**)

Theodoros Pierratos 2nd Lucyum of Echedoros, Diavata, Grecia
Come vengono pesati gli astronauti?

(How are cosmonauts weighed?**)

Anicet Cosialls Les Guindavols, Lleida, Spagna
Com’è la salute di un astronauta? Controlliamo il suo peso

(How healthy is an astronaut? Check his weight**)

Mieke Recour Onze Lieve Vrouwecollege, Oostende, Belgio

Secondo posto (a pari merito)

Titolo del progetto Nome Scuola
Esaminare la Capillarità e la pressione superficiale

(Exploring Capillarity and surface tension**)

Jef Luyten Rozenberg S.O., Mol, Belgio
Capillarità senza gravità

(Capillarity without gravity**)

Luigi Lombardo Liceo ScientificoSeveri, Milano, Italia

I restanti primi dieci

titolo del progetto Nome Scuola
(=3°) Galleggia?

(Does it float**)?

Francesco Serafini ITIS E. Mattei, Urbino
, Italia
(=3°) La palla di Archimede*

(Archimede’s ball**)

David Tosolini Immaginario scientifico, Trieste, Italia
(=3°) Archimede avrebbe gridato Eureka! sulla ISS?

(Would Archimedes shout Eureka! in the ISS?**)

Lieve Van Assche Mariagaarde Instituut, Malle, Belgio
(4°) MicroArchimedi: fluidi in microgravità o ”La scomparsa di Archimede”

(MicroArchimedes: fluids in microgravity, or “The disappearance of Archimedes”**)

Marco Nicolini Liceo Scientifico A. Tassoni, Modena, Italia
(5°) La convezione ha bisogno di gravità

(Convection needs gravity**)

Jaume Riera Codina IES Montserrat Roig, Terrassa, Spagna

Alle posizioni 11-20

Titolo del progetto Nome Scuola
(6°) Il formidabile campo magnetico

(Amazing Magnetic Field**)

Joachim Lerch Science House, Rust, Germania
(7°) Produrre arte nello spazio

(Doing art in space**)

Antonio Richart Escola Lestonnac, Badalona, Spagna
(8°) Bolle di sapone

(Soap bubbles**)

Friederike Hoffmann Grundschule Auf dem Loh, Hannover, Germania
(=9°) Dimostrazione del principio di Pascal

(Demonstration of Pascal’s principle**)

Francesco Marazzi Liceo Scientifico E. Stein, Varese, Italia
(=9°) La forza dell’acqua*

(The strength of the water**)

Dieter Scholz Grundschule Mitte, Nördlingen, Germany
(10°) L’ influenza della gravità sull’ esistenza della vita

(Influence of gravity on the existence of life**)

Laura Camacho IES Pedro Muñoz Seca, Cadiz, Spagna
(11°) Goal Hubert Baudouin Scientastic Museum, Brussels, Belgio
(=12°) Come funziona la convezione?

(How does convection works?**)

Nigel Bowen Endeford Business & Enterprise College, Wolverhampton, Regno Unito
(=12°) Convezione senza gravità*

(Convection without gravity**)

Jon Tarrant Hautlieu School, Jersey, Regno Unito
(13°) Gli effetti della gravità sull’ organizzazione di multistrati di liquidi immiscibili di diverse densità

(Effect of gravity on the organization of multilayers of immiscible liquids of different densities**)

Cesar Prado Colegio de San Francisco de Paula, Sevilla, Spagna

(* tra i vincitori a pari merito, a questi progetti va una speciale menzione)

(**titolo originale. I progetti sono stati presentati in lingua inglese)

Vito Lecci

La Via Lattea dimagrisce

25 giugno 2008 - 01:22 | In Astrofisica | 3 Commenti

Le notizie sulla vera natura della nostra Via Lattea continuano a stupirci.

Già in un precedente post vi raccontavo come la nostra galassia sia costituita in realtà da due soli bracci di spirale, anzicché quattro.

Adesso dovrò raccontarvi invece che è molto meno massiccia di quanto non sapessimo.

Da recenti studi, che i ricercatori hanno effettuato su un campione di 2.400 stelle dell’alone galattico, è stato infatti possibile determinare con maggiore precisione la massa della Via Lattea, che risulta essere al di sotto del bilione* di masse solari, contro i due bilioni che furono determinati sullo studio di un campione di soltanto 500 stelle.

E’ questo il risultato a cui sono approdati i ricercatori del progetto internazionale Sloan Digital Sky Survey (SDSS-II), che verrà presto pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal.

Sembra curiosamente consequenziale questo susseguirsi di informazioni: alla perdita di due bracci su quattro, ne segue la perdita di metà della sua massa.

Davvero una curiosa coincidenza.

Vito Lecci

(*) Bilione = 1.000.000.000.000 (un milione di milioni)

P.S.:
L’immagine che vi ho proposto è quella della Via Lattea ripresa dal telescopio spaziale Spitzer, la spettacolare immagine in alta risoluzione può essere liberamente scaricata dalla pagina riservata agli iscritti.
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Buchi neri diversi, abitudini simili

24 giugno 2008 - 02:44 | In Astrofisica | 11 Commenti

Un gigantesco buco nero supermassiccio, di almeno 70 milioni di masse solari, è presente al centro della galassia M81, nella costellazione dell’Orsa Maggiore.

Dai dati ottenuti dalle osservazioni effettuate in banda X, col telescopio spaziale Chandra, e con i grandi telescopi terrestri, combinati con i modelli teorici, sembrerebbe che il comportamento di grandi buchi neri supermassicci, sia del tutto simile a quello dei piccoli buchi neri di una decina di masse solari.

Questo sarebbe perfettamente in accordo con la teoria della relatività di Einstein, secondo la quale i buchi neri, di qualsiasi dimensione essi siano, assumono proprietà simili.

Cliccando sull’immagine potrete ottenenerne l’alta risoluzione.

Vito Lecci

Gemelle diverse

23 giugno 2008 - 03:03 | In Astrofisica | 2 Commenti

Tempo fa vi scrivevo un post a proposito della Nebulosa di Orione e delle stelle neonate ivi contenute.

Alcuni ricercatori hanno scoperto, all’interno di questo “vivaio” di stelle, la presenza di una stella doppia decisamente atipica. Sebbene si pensasse che due stelle gemelle dovessero avere caratteristiche simili tra loro, questa scoperta invece contravviene ad ogni precedente convinzione.

Innanzitutto le due stelle, sebbene gemelle, sembrano avere uno scarto di età di 500.000 anni tra loro. Facendo un confronto con noi esseri umani, sarebbe come dire che due gemelli nascono con mezza giornata di distanza l’uno dall’altro.

Come se non bastasse le differenze non si fermano qui, infatti le due stelle sembrano differire anche nella loro luminosità, temperatura superficiale e anche nella dimensione.

L’unica cosa che sembrano avere in comune è la loro massa, che sarebbe circa il 41% di quella del nostro Sole.

Ovviamente tutto questo costringerà i ricercatori a riesaminare la teoria di evoluzione stellare ed “aggiustarla” al fine di poter includere anche la nuova realtà appena scoperta.

Dopotutto non è una novità. Ogni teoria rimane valida fino a quando un nuovo evento non sopraggiunge a spazzarla via o, quantomeno, a correggerla.

Vito Lecci

Un meteorite ci spiega le origini del sistema solare

22 giugno 2008 - 04:37 | In Astrofisica, Astronomia | 2 Commenti

L’analisi dei costituenti del meteorite Semarkona, caduto in India nel 1940, apre oggi la strada a nuove teorie sull’origine chimica del sistema solare.

Il meteorite, originato dalla stessa nube di polveri che diede origine ai pianeti interni del sistema solare, ha mantenuto intatta la sua composizione fino ad oggi, a 4,6 miliardi di anni di distanza, nonostante l’esposizione ad agenti chimici ed alle radiazioni.

Gli elementi trovati nei “condruli” (i tipici granuli di materiale di cui è formata) di Semarkona, quindi, rappresentano una vera e propria istantanea della composizione chimica della nube che originò i pianeti.
Fino ad oggi si era ipotizzato che queste “goccioline fuse” si formarono per un improvviso riscaldamento dei grani di polvere intergalattici (si pensa attorno ai 2000 gradi), che avrebbe dovuto spazzar via gli elementi più volatili, come il sodio.

Semarkona risulta però ricchissimo di sodio.
Questo dato inaspettato avvalorerebbe l’ipotesi che le nubi di polveri primordiali fossero molto più dense di quanto non ci aspettassimo (circa 100 grammi per metro cubo contro i 0.1 precedentemente ipotizzati!).
Una densità così alta avrebbe infatti permesso ai vapori di sodio di raggiungere un punto di saturazione, impedendogli di evaporare.

Sabrina Grimaldi

Questa notte il solstizio d’estate

21 giugno 2008 - 01:00 | In Astronomia | 4 Commenti


Proprio oggi, alle 01:59 (ora italiana) del 21 giugno 2008, il Sole raggiunge il punto più alto dell’eclittica, a 23°27′ sopra l’equatore celeste, determinando quindi ufficialmente l’ingresso nella stagione estiva.

Il termine “solstizio” deriva dal latino “solis statio”: fermata, arresto del Sole. In questi giorni infatti il Sole procede così lentamente, nella sua variazione di declinazione, da apparire quasi fermo.

Proprio in questa giornata, la più lunga dell’anno, il sole raggiungerà al mezzogiorno la sua massima altezza nel cielo, che ovviamente sarà differente alle varie latitudini terrestri.

In Italia avrà un’altezza di circa 68° a Milano, 71° a Roma, 73° a Lecce e 75° a Palermo. Ovviamente, lungo tutto il Tropico del Cancro, il Sole oggi sarà allo Zenit (90° sopra l’orizzonte), nell’istante del mezzogiorno.

Una piccola curiosità, tutti gli gnomoni delle meridiane orizzontali, oggi proietteranno la loro ombra più corta. Contemporaneamente, tutti gli gnomoni delle meridiane verticali, oggi proietteranno la loro ombra più lunga.

Quello del solstizio è un giorno particolare e che ha rivestito sempre grande importanza presso tutte le popolazioni del passato, sebbene sparse in ogni angolo del pianeta ed ognuna con una propria cultura, una propria religione e propri costumi. Tutte però sembravano essere accomunate da questa grande attenzione verso il nostro astro maggiore, che spesso veniva manifestata con feste, riti religiosi ed altro…

A me piace celebrare questo giorno particolare dell’anno proponendovi questa bellissima immagine, del Cromlech di Stonehenge, all’alba del solstizio estivo.

Vi auguro una buona estate !

Vito Lecci

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