Phoenix: raccolto il campione da analizzare

7 giugno 2008 - 02:44 | In Astrofisica, Astronautica | 3 Commenti

Dopo aver raccolto il primo campione di prova, come indicato in un precedente post, la sonda Phoenix questa volta ha raccolto il campione di suolo marziano da analizzare in situ.

I comandi sono stati ricevuti dalla sonda il 6 giugno, quindi il braccio robotico ha provveduto a raccogliere un secondo campione di suolo marziano, da un sito informalmente chiamato “Baby Bear”, sul lato nord della sonda, e a depositarlo all’interno del TEGA (Thermal and Evolved-Gas Analyzer). Qui il campione sarà riscaldato al fine di rilevarne la presenza di elementi volatili, come l’acqua.

Il TEGA inizierà l’analisi del campione solo fra qualche giorno (forse più diuna settimana), dopo che sarà stato analizzato un campione di atmosfera.

Vito Lecci

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3 Commenti »

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  1. Ciao Vito, mi ha sempre incuriosito una cosa delle sonde spaziali…che sistemi di comunicazioni si usano per scambiare dati a distanza così elevate? è vero che nello spazio ci sono poche interferenze però la potenza trasmissiva dovrebbe essere troppo alta per essere istallata su mezzi così piccoli…

    Commento by Marco — 7 giugno 2008 #

  2. Infatti il problema delle comunicazioni radio da e per la sonda, non è rappresentato dallo spazio, quanto invece dall’inquinamento elettromagnetico prodotto sulla Terra. Per le comunicazioni spaziali ovviamente ci sono delle radiofrequenze dedicate, ma spesso le frequenze adiacenti, che vengono utlizzate per altri scopi (telefonia cellulare, radiotelevisve, radar, ecc…), possono creare non pochi disturbi.

    Sembra sbalorditivo, ma le sonde Voyager emettono il loro segnale verso Terra con una potenza di appena 20 Watt, potenza che ovviamente nel tragitto si riduce ad un miliardesimo di quella ricevuta, per esempio, dalle nostre antenne televisive.

    Per questo motivo la NASA utilizza, sia per la ricezione, che per la trasmissione, verso le sonde, delle antenne di 70 metri di diametro, o anche più. Esse sono in grado di leggere il debolissimo segnale prodotto dalle sonde e anche di emettere un segnale molto potente da poterle raggiungere senza problemi. Questo accade con le Voyager a 85 e 105 Unità Astronomiche da noi, figuriamoci con Phoenix che si trova sull’uscio di casa nostra ;)

    Una precisazione, per non perdere mai il contatto con le sonde la NASA ha realizzato il DSN (Deep Space Network), una serie di antenne posizionate in tre luoghi della Terra approssimativamente a 120 gradi ta loro.
    Essi sono:
    1) Goldstone, in California, nel deserto del Mojave;
    2) Madrid, in Spagna (la parabola nella foto in basso);
    3) Canberra, in Australia.

    Commento by Vito Lecci — 7 giugno 2008 #

  3. Pensavo che la situazione fosse un po più complicata in effetti, certo che la fisica non smette mai di stupire… ;)

    Commento by Marco — 7 giugno 2008 #

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