Domani un’eclisse totale di Sole

31 luglio 2008 - 00:42 | In Eventi Astronomici | Commenti disabilitati

Solo per dovere di cronaca vi segnalo che domani, 1 agosto 2008, si verificherà un’Eclisse Totale di Sole.

Come tutte le eclissi di sole sarà molto bella e spettacolare, ma solo per chi avrà la fortuna di trovarsi sulla traiettoria dell’ombra lunare.

Come si può vedere dall’immagine infatti potrete notare che la fase di totalità, nella fascia più spessa, toccherà: Canada, Groenlandia, Russia, Mongolia e Cina.

Le altre linee invece si riferiscono alla fase di parzialità, che decresce tanto più quanto più ci si allontana verso i bordi.

Come potete vedere l’Italia sarà interessata solo da una leggerissima fase di parzialità, solo nelle regioni settentrionali, approssimativamente tra le 11:00 e mezzogiorno (ora locale). Ovviamente, in queste condizioni, l’eclisse non sarà minimamente percettibile, se non con una adeguata strumentazione.

Tuttavia, vi preannuncio anche che ci saranno altri fenomeni interessanti in questo mese di Agosto, ve ne parlerò senz’altro nei prossimi post.

Vito Lecci

Hubble scopre le galassie più lontane

30 luglio 2008 - 03:29 | In Astronomia | 1 Commento

Da ultime osservazioni effettuate, l’Hubble Space Telescope avrebbe individuato un gruppo di galassie lontanissime da noi, ben 13 miliardi di anni luce, tra le più distanti conosciute sino ad oggi. Questo significa anche che la luce delle stelle di quelle galassie fu emessa quando l’Universo era molto giovane, appena 700 milioni di anni.

Questo interessante risultato è stato possibile grazie a sei galassie, verso le quali Hubble era puntato, che hanno fornito una forza gravitazionale sufficiente a curvare lo spazio, e quindi la luce che lo attraversa, dando vita ad una sorta di gigantesca “lente gravitazionale”, che ha permesso di ottenere un’immagine ingrandita delle lontane galassie posizionate dietro di esse.

Si tratta di un fenomeno, quello delle lenti gravitazionali, già previsto dalla Teoria della Relatività di Einstein ed è stato anche provato scientificamente.

E’ interessante notare come queste galassie non siano visibili da terra neanche col telescopio Keck, di 10 metri di diametro, ben oltre quello di Hubble. Questo conferma ancora una volta la grande utilità di avere un telescopio orbitante e quindi al i fuori della nostra atmosfera che filtra le immagini provenienti dallo spazio, spesso peggiorandole molto pesantemente.

Per individuare queste lontane galassie l’Hubble si è servito dei suoi sensori che hanno permesso di osservare sia in luce bianca che nel vicino infrarosso, raggiungendo il limite delle capacità di questo prezioso strumento.

Speriamo che, dopo la prossima ed ultima missione di servizio dello Shuttle, la STS-125, la vita dell’Hubble Space Telescope sia abbastanza lunga da regalarci moltissime altre sorprese.

Vito Lecci

Oggi la NASA spegne le sue prime 50 candeline

29 luglio 2008 - 02:19 | In Astronautica, Varie | Commenti disabilitati

La National Aeronautics and Space Administration nasce negli Stati Uniti il 29 Luglio 1958, per raccogliere la sfida lanciata dai russi, che avevano da poco affermato la loro supremazia nello spazio inviando in orbita il satellite artificiale Sputnik-1, il 4 ottobre 1957, evento che sancì l’ingresso dell’Umanità nell’Era Spaziale.

Undici anni più tardi gli Stati Uniti ristabilirono la propria supremazia militare e tecnologica, grazie al primo sbarco umano sulla Luna, avvenuto il 21 luglio 1969, reso possibile grazie al gigantesco razzo Saturn-V, alto 110 metri, costruito grazie al tedesco Wernher von Braun.

La NASA non si fermò alle missioni lunari, ma prosegui in una prolifica attività di esplorazione spaziale che vide l’invio di sonde automatiche in tutto il Sistema Solare. E’ stato realizzato il telescopio spaziale Hubble, che ha rivoluzionato la nostra conoscenza, e tantissimi satelliti che hanno migliorato enormemente la qualità della nostra vita.

Ha realizzato una navetta spaziale riutilizzabile, lo Space Shuttle, volato per la prima volta nel 1981, che ha permesso la realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), a cui hanno partecipato non solo la NASA e l’ESA, ma anche il Giappone, la Russia ed il Canada.

Lo Shuttle tuttavia andrà in pensione nel 2010, anno in cui la ISS sarà completata. La NASA pensa ora di tornare sulla Luna dove, grazie al nuovo programma Constellation, ha intenzione di realizzare una base permanente, probabilmente già nel 2018.

Ma la sfida più ambiziosa rimane quella di una missione umana su Marte, troppo ambiziosa per una sola nazione, tanto che la NASA sta cercando di coinvolgere anche tutte le altre agenzie spaziali in un progetto che sarà il nuovo sogno dell’intera umanità.

Faccio i miei auguri alla NASA, ed anche a tutti quanti noi, per questa e tutte le nuove Grandi Missioni del futuro

Vito Lecci

Paese che vai, gravità che trovi

28 luglio 2008 - 02:38 | In Astronautica, Varie | Commenti disabilitati

Con la sua forma allungata e le sue “ali” sembra quasi un’astronave uscita da un film di fantascienza, invece è reale e si chiama GOCE, un nuovo satellite artificiale dell’ESA che, appena ultimato, sta per essere trasferito presso il cosmodromo Plesetsk, nella Russia settentrionale, dove sarà lanciato il prossimo 10 Settembre 2008.

Come si può intuire dalla sua forma, il GOCE è stato progettato per volare a bassa quota, solo 263 km dal suolo, quindi dovrà essere molto veloce e sarà immesso in un’orbita quasi polare.

La sua missione sarà quella di realizzare una mappatura gravimetrica dell’intero pianeta. Infatti la Terra non è affatto il geoide perfetto in cui la forza gravitazionale è uguale in ogni suo punto. Al contrario, se noi ci spostassimo dai poli all’equatore il nostro peso subirebbe delle variazioni. Quindi a Roma non avremmo lo stesso peso che a Tokyo, oppure a Sidney, o a Santiago. Queste differenze dipendono dalla nostra quota sopra il livello del mare, dalla presenza di eventuali caverne o di bacini idrici sotto di noi, dal fatto che ci troviamo sulla terraferma o nell’oceano, ecc…

Potremmo chiederci per quale motivo i ricercatori sono tanto interessati ad una mappa gravimetrica così dettagliata come quella che sarà in grado di eseguire GOCE. In effetti questa conoscenza potrebbe aiutarci moltissimo a comprendere meglio il nostro clima, attraverso una migliore comprensione del movimento delle correnti oceaniche, che giocano un ruolo fondamentale nella distribuzione del calore sull’intero pianeta, e quindi nella determinazione del clima.

Questa mappatura è anche importante per capire come e perché si muovono le placche tettoniche, responsabili di alcuni tipi di terremoti.

Il GOCE quindi fa parte di una serie di satelliti, gli Earth Explorer, che l’ESA ha concepito al fine di approfondire drasticamente la comprensione del nostro pianeta, decisione che non potrà non portarci degli indiscutibili benefici.

Vito Lecci

COROT scopre un nuovo pianeta extrasolare

27 luglio 2008 - 03:45 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

Un team di scienziati europei, grazie all’utilizzo del satellite COROT (COnvection ROtation and planetary Transits), ha appena scoperto un nuovo esopianeta, intorno ad una stella poco più massiccia del nostro sole.

Si tratta di un pianeta di taglia gioviana, denominato COROT-exo-4b, che ha la peculiarità di avere un periodo di rivoluzione di 9,2 giorni, lo stesso di quello di rotazione della sua stella. Questo ha molto sorpreso i ricercatori che attribuiscono questo fenomeno ad una grossa influenza che la stella avrebbe sul suo paneta.

Il satellite COROT (nome scelto in onore del pittore francese Jean-Baptiste Camille Corot), realizzato dall’Agenzia Spaziale Francese (CNES) in collaborazione con l’ESA, è stato lanciato il 27 dicembre 2006 ed ha, tra gli altri, l’obiettivo di scoprire pianeti extrasolari, di taglia terrestre, misurando la variazione della curva di luce delle stelle, causata dal transito di eventuali pianeti sul loro disco.

Sullo stesso principio sfruttato dal COROT si baserà anche la sonda americana Keplero, che sarà lanciata nel Febbraio 2009.

Vito Lecci

Osservato il guscio di polveri di una nova

26 luglio 2008 - 04:05 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

Per la prima volta gli astronomi hanno osservato l’espulsione di un guscio di gas, dopo l’esplosione di una nova.

La ripresa è stata possibile grazie all’utilizzo del Very Large Telescope Interferometer (VLTI), in Cile, puntato sulla Nova Scorpii 2007a, scoperta il 4 Febbraio 2007.

Inizialmente la sua dimensione era praticamente puntiforme, ma già a pochissimi giorni di distanza si è potuto notare l’espansione di un guscio di polveri intorno ad essa, che avviene ad una velocità di 2 milioni di Km orari !!!

Il guscio è rimasto visibile per circa 200 giorni dopo l’esplosione della supernova, poi la sua densità è rapidamente diminuita fino a renderlo troppo evanescente per essere osservato.

Gli astronomi stimano che la nube di detriti possa aver avuto una massa di oltre 30 masse terrestri, che è una quantità impressionante se si pensa che la stella (una nana bianca), ha un diametro inferiore a quello terrestre. Questo rende l’idea della sua estrema densità.

Inoltre, dalla misura dell’espansione del diametro di polveri, gli astronomi ne hanno determinato la distanza, che si collocherebbe a 5500 anni luce da noi.

Questo fornisce un ulteriore, interessante e preciso metodo di determinazione delle distanze delle novae vicine.

Vito Lecci

Un filtro per sbirciare nei buchi neri

25 luglio 2008 - 02:47 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

Un gruppo internazionale di scienziati ha messo a punto un sistema per andare a sbirciare nel disco di accrescimento di un buco nero.

In effetti il disco di accrescimento è formato da materia che, nel suo vorticoso moto che la porterà a precipitare dentro l’orizzonte degli eventi, per frizione emette energia e luce in tutte le lunghezze d’onda. Si pensa che questo sia il meccanismo che da vita ai Quasar.

Tuttavia non vi è stata mai la possibilità di provare questa tesi in quanto finora non è stato possibile andare ad osservare direttamente la luce emessa dal disco di accrescimento, in quanto l’osservazione veniva disturbata dall’emissione delle nubi di polveri e di gas ionizzati, presenti intorno al buco nero.

Adesso però, grazie alla realizzazione di un paricolare filtro polarizzatore, che è stato montato sullo United Kingdom Infra-Red Telescope (UKIRT), nelle Hawaii, i ricercatori sono riusciti a discriminare la luce del disco di accrescimento da quella estranea tutto intorno.

Dai primi risultati ottenuti sembra proprio che lo spettro sia in accordo con quello previsto.

Vito Lecci

La galassia Peenwheel simula l’Universo primordiale

24 luglio 2008 - 02:28 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

Questa immagine, prodotta dal telescopio spaziale Spitzer, ritrae la Galassia Peenwheel (girandola) conosciuta anche come M101, si trova nella costellazione dell’Orsa Maggiore, a 27 milioni di anni luce da noi.

Quello che salta subito all’occhio è la sua particolare colorazione che va dal blu al centro, fino al rosso-corallo nelle regioni più esterne.

Secondo alcuni ricercatori questa variazione di colore è dovuta alla totale assenza, nelle regioni più esterne, di idrocarburi policiclici aromatici, presenti invece nel resto della galassia. Questi vengono prodotti ovunque avvengano delle reazioni di combustione, anche sulla Terra.

La Peenwheel è caratterizzata da un elevato gradiente nella concentrazione di metalli al suo interno (in astrofisica si considerano metalli tutti gli elementi più pesanti dell’elio). Questo significa che i metalli, molto abbondanti verso il centro galattico, diminuiscono drasticamente la loro concentrazione man mano che si procede verso l’esterno. Nel caso degli idrocarburi, questi addirittura scompaiono verso le regioni più esterne.

Ciò avviene a causa della maggior concentrazione al centro di stelle che, nella loro combustione, generano tali metalli.

Questo offre una interessante possibilità di comprendere meglio l’ambiente dell’Universo primordiale, quando le stelle produttrici di metalli erano molto meno abbondanti di quanto non siano oggi.

Vito Lecci

La Stella Polare ritorna alla sua vivacità

23 luglio 2008 - 09:30 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

Brilla nella costellazione del Piccolo Carro, a 433 anni luce da noi, la Stella Polare, l’unica nella Volta Celeste che non muta mai la propria posizione, tanto da rappresentare un eccellente punto di riferimento, utilizzato soprattutto dai marinai di un tempo.

La Polare è una Cefeide, cioè una stella la cui luminosità è variabile a causa della sua periodica espansione e contrazione che, con un periodo di 4 giorni, la porta a variare la sua luminosità del 10%, almeno questo era quanto accadeva sino a un secolo fa. Verso la fine degli anni ’90 questo fenomeno di variabilità si era ridotto fino al 2%, come si può vedere dal grafico in alto, ciò ha indotto i ricercatori a pensare che la stella fosse prossima alla sua fine.

Tuttavia, da osservazioni che hanno tenuto d’occhio la Polare in questi ultimi anni, ci si rende conto che la stella sta riprendendo nuovamente vitalità, con un netto aumento nelle variazioni della sua brillantezza, che ora sono intorno al 4%.

Questo comportamento non era mai stato osservato prima in una cefeide, quindi i ricercatori ora stanno cercando di capirne di più, intensificandone le osservazioni.

Vito Lecci

Marte: acqua in abbondanza nel noachiano

22 luglio 2008 - 00:10 | In Astrofisica, Astronautica | 2 Commenti

Da alcuni studi effettuati sui dati pervenuti dall sonda NASA Mars Reconnaissance Orbiter i ricercatori hanno scoperto che in passato Marte ha ospitato grandi laghi, fiumi ed altre regioni umide, che sarebbero state in grado di sostenere la vita.

E’ stata rilevata la presenza infatti di vaste regioni ricche di minerali argillosi, che possono formarsi solo in presenza di acqua.

Questi minerali, chiamati fillosilicati, contengono tracce dell’interazione dell’acqua con rocce risalenti all’era Noachiana (era marziana compresa tra 4,6 e 3,8 miliardi di anni fa), quindi i primordi del sistema solare, quando rocce simili sulla Terra vennero distrutte dalla tettonica a zolle del nostro pianeta.

Un altro risultato, sempre ottenuto dallo studio dei dati della sonda, afferma che Marte conobbe un lungo periodo di piogge, che generarono fiumi e laghi che sarebbero persistiti per migliaia di anni.

Tutto questo sarà estremamente utile per individuare, con maggior precisione, un elenco dei siti più promettenti in cui cercare la chimica organica e determinare se ci sia mai stata qualche forma di vita sul Pianeta Rosso.

Vito Lecci

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