Energia dalla Nebulosa del Granchio

30 agosto 2008 - 03:47 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

E’ stato merito del satellite Integral, realizzato dall’ESA (Agenzia Spaziale Europea), in collaborazione con l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), a scoprire uno dei fenomeni più energetici nell’Universo.

Si tratta di una intensissima fonte di radiazione gamma polarizzata, proveniente dalla Nebulosa del Granchio, nella costellazione del Toro, a circa 6.500 anni luce da noi.

La nebulosa, che fu originata dall’esplosione di una supernova nel 1054, pare abbia al suo interno una Stella di Neutroni, chiamata anche Pulsar in quanto, pulsando con una velocità di 30 rotazioni al secondo, emette fotoni ad altissima energia. La Pulsar avrebbe un massa pari a quella del nostro Sole, ma una dimensione 70.000 volte minore, quindi si tratterebbe di una stella estremamente densa e con un campo gravitazionale miliardi di volte superiore a quello della Terra.

E’ indubbiamente una importante scoperta che permetterà di approfondire molto la conoscenza di questi strani oggetti celesti, ed è un onore sapere che ciò è stato possibile anche grazie alla collaborazione Italiana, attraverso l’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica).

Vito Lecci

Qualche acciacco, ma ancora attive le sonde MER

28 agosto 2008 - 14:09 | In Astronautica | 2 Commenti

Oramai si parla tanto della sonda Phoenix e delle sue strabilianti scoperte sul suolo marziano.

Ma chi si ricorda delle due gemelle Spirit ed Opportunity, del programma MER (Mars Exploration Rover)?

Dopo circa un anno di esplorazione all’interno del cratere Victoria, la sonda Opportunity si prepara ad uscirne per continuare il suo lavoro nelle regioni circostanti.

All’interno del cratere, Opportunity ha dedicato moltissimo tempo alla base di una rupe denominata “Capo Verde”, si tratta di una pila di rocce stratificate alta oltre sei metri. Dai dati raccolti da Opportunity pare si tratti di sedimenti trasportati dal vento e succevvivamente modificati dalle acque sotterranee.

Ora la sonda dovrebbe risalire sul bordo del cratere per uscirne dallo stesso punto in cui è entrata. L’unico problema sarebbe legato agli inevitabili segni di invecchiamento della sonda. Infatti, già la gemella Spirit ha perso l’uso di una delle sei ruote, se questo dovesse capitare ad Opportunity essa non avrebbe nessuna speranza di uscire al di fuori del cratere. Per ora Opportunity accusa solo un malfunzionamento al suo braccio robotico, a causa dell’usura di uno dei suoi motori.

Dall’altra parte di Marte la sonda Spirit è sopravvissute alla settimana più dura dell’inverno marziano ed ora ha ripreso a funzionare. Non è ancora in grado di muoversi, almeno fino a quando il sole non sarà abbastanza alto da fornire sufficiente energia ai suoi pannelli, questo accadrà entro pochi mesi ancora. Al momento quindi Spirit sta effettuando una nuova serie di riprese del panorama circostante.

E’ incredibile vedere come, sebbene l’inevitabile invecchiamento delle sonde, esse hanno sopravvissuto per oltre dieci volte la loro vita programmata, e sono tutt’ora in grado di offrire nuove ed inaspettate sorprese.

Vito Lecci

Scoperto il più grande ammasso di galassie

26 agosto 2008 - 01:50 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

Il telescopio spaziale XMM-Newton, dell’ESA, ha appena scoperto il più grande ammasso di galassie mai osservato prima d’ora.

Catalogato come 2XMM J083026+524133, esso ha una massa equivalente a circa 1000 volte quella di tutta la nostra galassia, la Via Lattea, e si trova ad una distanza di circa 7,7 miliardi di anni luce da noi.

Secondo i ricercatori la scoperta di questo “mostro cosmico” è di enorme importanza in quanto rappresenta una conferma dell’esistenza nell’Universo dell’Energia Oscura, sebbene non si conosca ancora molto a questo proposito.

In 6 anni di attività il telescopio XMM-Newton ha catalogato ben 192.000 radiosorgenti X, scandagliando una porzione di cielo pari a 360 gradi quadrati, circa 700 volte l’area apparente della Luna Piena. Incappare quindi in questo ammasso è stato come trovare il famoso “ago nel pagliaio”.

Vito Lecci

Diverse generazioni stellari nella W5

25 agosto 2008 - 01:36 | In Astrofisica | 2 Commenti

Con questa bellissima immagine il telescopio spaziale Spitzer festeggia il suo quinto anno di attività, dopo essere stato lanciato il 25 agosto del 2003.

E’ la nebulosa W5 e contiene al suo interno moltissime stelle di diversa generazione e con una massa compresa tra 15 e 60 volte quella del nostro Sole. Riprendendo l’immagine nell’infrarosso è stato possibile registrare la presenza di stelle di differente età. Infatti le stelle più giovani si sarebbero formate grazie al vento ed alla radiazione prodotti dalle stelle più massicce (quelle blu nell’immagine). Questo spiegherebbe quindi la contemporanea presenza di stelle di differente età all’interno della stessa nebulosa.

E’ curioso pensare come le stelle più massicce, avendo una vita molto più breve rispetto alle più piccole, tra qualche milione di anni moriranno dando origine a delle tremende esplosioni che spazzeranno via anche le stelle più giovani, nate proprio grazie ad esse.

La nebulosa W5, estesa come quattro volte la Luna piena, si trova a 6.500 anni luce da noi, nella costellazione della Cassiopea. Per ottenere l’immagine che vediamo Spitzer ha eseguito un’esposizione di 24 ore. La regione rossa rapprenta le calde nubi nella cavità della nebulosa, in verde le regioni più dense di polveri e nelle regioni bianche sono presenti le stelle più giovani, formatesi grazie alle più anziane e massicce che, come già detto, nell’immagine sono quelle blu.

Vito Lecci

Il buco nero che “accende” le stelle

23 agosto 2008 - 14:54 | In Astrofisica | 2 Commenti

Come possano nascere le stelle in prossimità di un buco nero è stato un curioso mistero, sin da quando ne sono state scoperte diverse in prossimità di buchi neri super massicci.

Ma la risposta a questo quesito giunge dal supercomputer Altix, della Scottish Universities Physics Alliance, che dopo aver eseguito una quantità enorme di calcoli, per oltre un anno, ha permesso di giungere alla conclusione che tutto ciò è possibile.

Secondo i modelli matematici infatti la presenza di più nubi di gas, di massa pari ad almeno 100.000 volte quella del Sole, in prossimità di un buco nero supermassiccio, permetterebbero la nascita di stelle massicce intorno ad esso.

Dai risultati del supercomputer infatti le nubi verrebbero smembrate dalla forza gravitazionale del buco nero, ed attratte verso di esso. Ma le nubi più prossime all’orizzonte degli eventi cederebbero energia cinetica a quelle più distanti, procrastinandone il destino e permettendone la nascita di stelle all’interno delle stesse. Queste stelle avrebbero enormi dimensioni, in accordo con i dati osservativi.

In effetti questo è in accordo anche con la scoperta della giovane età delle stelle intorno al buco nero al centro della nostra galassia (circa 10 milioni di anni), che suggerirebbe che dovrebbe trattarsi di un fenomeno ciclico.

Vito Lecci

Uno scudo da 0,2 mm

21 agosto 2008 - 02:34 | In Astronautica | 1 Commento

In epoca recente, con la necessità di inserire in orbita satelliti artificiali di piccole dimensioni, entro i 25 Kg, o addirittura nanosatelliti, di soli 5 Kg, si incontra il grosso problema di mantenere il satellite entro un range di temperatura ottimale per un suo corretto funzionamento.

(A lato potete vedere l’immagine del nanosatellite CanX-2, del peso di appena 3,5 Kg e della dimensione di una busta di tetrapack come quelle per il latte. Progettato dall’Università di Toronto).

Questo problema pare sia stato risolto da un team di ricercatori che ha messo a punto un particolare film protettivo in grado di proteggere i satelliti da una quantità di problemi.

Questa pellicola, come una pelle che avvolge la sonda, è in grado di variare opportunamente la sua capacità di assorbire o diperdere il calore ricevuto dall’ambiente esterno per garantire una temperatura ottimale alla strumentazione presente a bordo. Inoltre è in grado di proteggere lo scafo dall’azione dell’ossigeno atomico, dalla radiazione solare proveniente dagli improvvisi e imprevedibili brillamenti solari, dai raggi ultravioletti e, addirittura, dai test eseguiti finora, sarebbe anche in grado di offrire una certa protezione contro i micrometeoriti che viaggiano fino ad una velocità di 30.000 km/h.

Tutto questo in un sottilissimo strato di appena 0,2 mm di spessore.

Mi viene spontaneo chiedermi quale interessante ricaduta potrebbe avere questa invenzione nella nostra vita quotidiana. Magari degli indumenti che ci proteggano contemporaneamente dal caldo e dal freddo, dai raggi UV e, chissà, forse per le forze dell’ordine potrebbero essere anche degli ottimi indumenti antiproiettile.

Vito Lecci

Tiro al bersaglio sulla Luna

19 agosto 2008 - 00:10 | In Astrofisica, Astronautica | Commenti disabilitati

In questi giorni non si fa che parlare della Luna e del bellissimo spettacolo che ha dato nell’eclisse parziale dello scorso 16 Agosto.

Questa volta invece vorei parlarvi, sempre rimanendo in tema Luna, del prossimo esperimento che la NASA ha intenzione di effettuare sul nostro satellite.

Vi ricorderete senz’altro del progetto LRO, di cui vi ho parlato in un precedente post, attraverso il quale la NASA vorrebbe monitorare la luna in previsione di una prossima colonizzazione umana.

Ebbene l’ente spaziale americano ha annunciato che, nell’ambito dello stesso lancio, sarà inviata sulla Luna anche la sonda LCROSS (Lunar CRater Observation and Sensing Satellite), equipaggiata con un grosso proiettile che sarà sparato in uno dei crateri della regione polare della Luna.

L’obiettivo sarebbe quello di sollevare un grosso “polverone”, circa 200 tonnellate di materiale lunare, che sarà studiato dalla parte della sonda che resterà in orbita. Dall’analisi delle polveri sollevate si cercherà di rilevare la presenza di acqua e altri composti, anche per capire se ci siano quantità sufficienti anche, eventualmente, per produrre del combustibile in situ.

Vito Lecci

200 articoli su Sidereus Nuncius

18 agosto 2008 - 02:41 | In Varie | 6 Commenti

Cari Amici,
questo che leggete è il 200-mo post che scrivo in questo blog.

200 articoli in circa sei mesi dal suo lancio ufficiale. Ad essere sincero avrei voluto festeggiare l’uscita del 100-mo articolo ma, nell’entusiasmo di questo mio nuovo progetto, me ne sono accorto solo verso il n° 130, o giù di li.

Quindi ho deciso di rimandare fino ad oggi e, visto che proprio ora siamo in concomitanza dell’elaborazione delle foto di questa eclisse appena trascorsa, ho deciso di festeggiare rilasciandovi un paio di immagini in alta risoluzione di questo simpatico evento, che potrete utilizzare come sfondo per il vostro desktop. Vi ricordo infatti che per la prossima eclisse dovremo aspettare il 2011.

Quindi ho inserito nell’area risevata a voi iscritti i due nuovi file da scaricare, che si uniscono a tutto l’altro materiale già presente.

Per chi non fosse già iscritto può farlo, gratuitamente, a questo link.

A presto ragazzi.

Vito Lecci

Le foto dell’eclisse di Luna

17 agosto 2008 - 03:49 | In Astronomia, Eventi Astronomici | 7 Commenti

Bellissima ragazzi,
questa volta il cielo limpido, almeno nella mia location, mi ha permesso di godere appieno di questa eclisse di Luna, seppur parziale.

Ne ho approfittato per scattare un centinaio di foto e, appena terminato l’evento, mi sono precipitato al computer per le prime elaborazioni.

Quella che vi propongo in questo post mette ben in evidenza il cono d’ombra che la Terra proietta nello spazio, all’interno del quale la Luna si è eclissata per l’80%.

Per la ripresa ho utilizzato una Canon EOS 350 D, al fuoco diretto di un MTO 1000 f/10. Ogni fotogramma ha un tempo di esposizione di 1/50 di secondo, sensibilità 100 ISO.

Spero davvero che anche voi abbiate potuto ammirarla.

Vito Lecci

Arrivate le ultime foto da Enceladus

16 agosto 2008 - 02:15 | In Astrofisica, Astronautica | Commenti disabilitati

Sono arrivate le immagini di Enceladus, in occasione dell’ultimo Flyby della sonda Cassini dello scorso 11 agosto.

Si tratta di immagini mirate ad ottenere ulteriori informazioni sulle “Tiger Stripes“, nella regione polare sud della Luna di Saturno.

Nelle immagini si notano delle fratture di 300 metri di profondità, con pareti a V. Alcune di queste mostrano sui fianchi dei depositi di materiale fine.

Da queste immagini, insieme a tutte le altre informazioni già ottenute in passato, i ricercatori stanno cercando di capire se esiste o meno la presenza dell’acqua liquida sotto la superficie di Enceladus.

Vito Lecci

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