Scoperto un giacimento di pietre preziose su Marte

31 ottobre 2008 - 00:04 | In Astronautica, Varie | 13 Commenti

La bizzarra scoperta è da attribuirsi alla sonda NASA Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) che, grazie al suo spettrometro, è stata in grado di rilevare la presenza di un’alta concentrazione di opale all’interno di Valles Marineris, quell’enorme canyon che si estende lungo l’equatore marziano.

La preziosa gemma, dalle svariate opalescenze variopinte, potrebbe solleticare la fantasia dei più vanitosi, ma ancor più che loro, le gemme di opale marziane stanno suscitando enorme interesse ed eccitazione nei ricercatori che vedono in questo minerale la prova dell’esistenza dell’acqua su Marte per un periodo ben più lungo di quanto finora stimato, di almeno un miliardo di anni.

Infatti l’opale si forma da rocce vulcaniche immerse in acqua per un periodo abbastanza lungo da permettere l’oro di idratarsi, per questo motivo le gemme di opale possono contenere fino al 20% di acqua al loro interno.

Ovviamente questa importante scoperta aumenta ancor più la probabilità che la vita, anche al livello primordiale, possa essersi formata sul pianeta rosso. Questo quindi potrebbe rappresentare un ottimo indizio per programmare le future missioni marziane, soprattutto in quelle regioni così ricche del prezioso minerale. Qui infatti, sarebbero molto più alte le possibilità di ritrovare dei fossili di primordiali forme di vita, qualora sia mai esistita sul pianeta.

Vito Lecci

Lenta agonia su Marte

30 ottobre 2008 - 02:09 | In Astronautica | Commenti disabilitati

Vi ricordate della sonda Phoenix? felicemente posatasi sul suolo marziano lo scorso 26 maggio?

Progettata per funzionare per 90 giorni oramai ha compiuto, e superato, i 5 mesi di operatività. E’ stata un grande successo sotto ogni punto di vista, però oggi, come previsto, sta incontrando non pochi problemi dovuti all’arrivo dell’inverno marziano, nella regione polare settentrionale in cui si trova.

Infatti il sole adesso, essendo molto più basso sull’orizzonte, non fornisce ai pannelli solari la possibilità di raccogliere tutta l’energia necessaria per permetterle di funzionare a pieno regime. Tale energia viene utilizzata, oltre che per alimentare gli strumenti di bordo, anche i sistemi di riscaldamento, che permettono agli stessi di operare nel range di temperatura ottimale al loro funzionamento.

I ricercatori stanno quindi studiando una strategia che permetta alla sonda di rimanere attiva il più a lungo possibile, e per raggiungere questo obiettivo hanno deciso di spegnere gradualmente alcuni sistemi di ricaldamento, al fine di contenere i livelli di energia assorbiti e permettere un prolungamento della vita della sonda stessa.

Il primo è già stato spento, si tratta del sistema di riscaldamento del braccio robotico, e della sua fotocamera, che è stato parcheggiato con il suo sensore di temperatura e conduttività conficcato nel terreno, questo permetterà al sensore di continuare a raccogliere ed inviare dati ancora per qualche settimana.

Non appena si renderà necessario sarà spento il riscaldamento del pyrotechnic initiation unit, che concederà circa quattro o cinque giorni di vita in più alla sonda.

Successivamente si renderà necessario spegnere il sistema di riscaldamento della camera principale e degli strumenti meteo, anche se la stessa elettronica che gestisce questi strumenti dovrebbe produrre ancora un pò di calore da consentirne il funzionamento.

L’ultimo passo sarebbe quello di spegnere uno dei due sistemi di riscaldamento della sonda e delle sue batterie. L’altro verrebbe lasciato in funzione e lasciato in balia di se stesso. Continuerà a funzionare fintanto che i pannelli solari riusciranno a raccogliere l’energia  necessaria al suo funzionamento.

Dopodicché la sonda si spegnerà completamente, terminando così la sua lunga e fruttuosa missione sul Pianeta Rosso.

Vito Lecci

Scoperto un Sistema Solare nostro gemello

29 ottobre 2008 - 00:10 | In Astrofisica, Astronomia | 2 Commenti

Il telescopio spaziale Spitzer della NASA ha appena scoperto un Sistema solare molto simile al nostro, sotto molteplici e inaspettati punti di vista.

Si tratta della stella Epsilon Eridani, distante 10 anni luce da noi, di cui da tempo si conoscevano almeno due pianeti in orbita attorno ad essa e si sospettava anche dell’esistenza di un anello esterno molto simile alla nostra fascia di Kuiper, una regione transnettuniana ricca di corpi minori del nostro sistema solare.

Ma oggi, la scoperta di Spitzer riguarda addirittura una seconda fascia asteroidale, più interna della prima, che ricalca grossomodo quella del nostro sistema. Intorno ad Epsilon Eridani infatti le due fasce asteroidali sono disposte a distanze di 3 e 20 Unità Astronomiche dalla propria stella, proprio come nel caso del Sole.

Inoltre, poichè tali fasce sono composte da detriti di materiale roccioso e ferroso, questo implicherebbe la possibile esistenza, anche attorno ad Epsilon Eridani, di pianeti rocciosi, proprio come i primi quattro del nostro sistema solare.

Lo scenario che ci si potrebbe aspettare quindi potrebbe essere molto simile a quello degli stadi primordiali del nostro sistema solare, infatti Epsilon Eridani, leggermente più grande della nostra stella, ha un’età di 800 mila anni, circa 1/5 di quella del Sole.

E pensare che proprio attorno a questa stella sono stati ambientati diversi racconti e film di fantascienza.

Vito Lecci

Studiare i “terremoti” stellari per giungere al cuore del Sole

28 ottobre 2008 - 00:10 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

Grazie agli ultimi risultati ottenuti dalla sonda COROT, sta per schiudersi una nuova era nello studio della struttura interna del Sole.

La sensibile e precisa strumentazione a bordo ha permesso alla COROT di misurare l’oscillazione della superficie di tre stelle (HD499933, HD181420 e HD181906). Si tratta di una tecnica molto importante per indagare l’interno delle stelle.

Infatti, così come la propagazione delle onde sismiche sulla Terra ci permette di studiare l’interno del nostro pianeta, allo stesso modo le oscillazioni della superficie delle stelle può fornirci importanti informazioni sulla loro struttura interna e sulla relativa propagazione dell’energia dal loro nucleo fino alla superficie.

Le oscillazioni sulla superficie del Sole erano già note ai ricercatori, e sin dalla loro recente scoperta apparve chiara la rilevanza scientifica che questo nuovo approccio avrebbe comportato. Ma il fatto di essere stati in grado di misurare queste oscillazioni anche su stelle molto distanti da noi, permetterà di approfondire ulteriormente le nostre conoscenze in merito a questo particolare aspetto stellare in generale e del Sole in particolare.

Vito Lecci

Ora solare e ora civile

27 ottobre 2008 - 01:22 | In Gnomonica, Varie | 1 Commento

Cari Amici,
nel precedente post vi avvisavo del ripristino dell’ora solare rispetto a quella legale, precedentemente in vigore, utilizzando quindi la stessa terminologia usata dalla maggior parte dei media.

Oggi vorrei tornare un attimo su questo argomento per fare, questa volta, alcune doverose precisazioni a questo proposito.

In realtà sarebbe molto più corretto parlare di differenza tra Ora Legale Estiva e Ora Legale Invernale. In effetti la prima entra in vigore l’ultima domenica di marzo, anticipa di 2 ore quella di Greenwich (UT+2), la seconda invece entra in vigore l’ultima domenica di ottobre (UT+1).

L’Ora Legale Invernale quindi equivale al TMEC (Tempo Medio dell’Europa Centrale), che rappresenta il tempo solare medio che vige lungo tutto il meridiano posto a 15° ad Est del fondamentale. Si tratta dell’ora adottata dalla maggior parte dei Paesi europei.

L’ora solare invece sarebbe tutt’altra cosa. Essa rappresenta l’ora legata alla reale posizione del sole nel cielo, per questo motivo viene spesso chiamata Ora Solare Vera.

Possiamo capire meglio questo concetto con l’aiuto dell’immagine in alto.

La linea verticale bianca indica il meridiano esattamente a 15° a Est di Greenwich, esso prende anche il nome di Meridiano Etneo, in quanto passa per l’Etna. Il Sole impiega 1 ora per passare dal Meridiano Etneo al Meridiano di Greenwich, percorrendo esattamente 15° (anche se, ovviamente, ciò è da attribuirsi alla rotazione terrestre).

Per convenzione gli orologi di noi Italiani (e non solo), per motivi di ordine pratico, sono sincronizzati sul Meridiano Etneo, quindi indicano TUTTI la medesima ora, il TMEC. Ma questo, da un punto di vista astronomico, è palesemente scorretto, infatti il sole non potrebbe MAI essere contemporaneamente sul meridiano di tutte le città italiane.

Come vedete, sempre nell’immagine, il sole raggiungerà il meridiano di Lecce con un anticipo di 12’40” sul TMEC. Questo significa che quando i nostri orologi segneranno il mezzogiorno (quindi il sole sarà sul meridiano etneo) in realtà l’Ora Solare Vera per Lecce sarà 12h 12′ 40”.

Nello stesso istante a Genova (o Milano) saranno le 11h 35′ 48”, in quanto il sole non avrà ancora raggiunto la città, che si trova a 6°03′ ad Ovest dell’Etna.

Questo accade perchè il sole si muove da Est verso Ovest (nell’immagine in alto, da destra verso sinistra).

Ricapitolando: l’ora legale (o ora civile) rappresenta un’ora media, valida uniformemente per tutta l’ampiezza del fuso (nel nostro caso per tutta l’Italia), ed è riferita al meridiano centrale di “quel” fuso. Al contrario, l’Ora Solare Vera è quella realmente legata al proprio “effettivo” meridiano.

E’ questo il motivo per il quale le meridiane, in genere, non segnano quasi mai la stessa ora indicata dai nostri orologi.

Vito Lecci

Stanotte torna l’ora solare

25 ottobre 2008 - 00:10 | In Varie | Commenti disabilitati

Vi ricordo che questa notte, tra sabato 25 e domenica 26 ottobre ritorna in vigore l’ora solare.

Questo significa che dovremo riportare le lancette dei nostri orologi di 1 ora INDIETRO.

Il cambio di avverrà a 03:00, ora in cui imposteremo i nostri orologi alle 02:00.

L’ora solare rimmarrà in vigore fino al 29 marzo 2009.

Vito Lecci

P.S.: un ulteriore approfondimento sulla differenza tra Ora Civile e Ora Solare lo troverete QUI.

Congiunzione Luna-Saturno domani prima dell’alba

24 ottobre 2008 - 00:10 | In Astronomia, Eventi Astronomici | 1 Commento

In questo periodo la Luna si sta avvicinando sempre di più alla sua fase di novilunio, che sarà il prossimo 29 ottobre.

Questo significa che in questi giorni appare nel cielo come una sottilissima falce decrescente, visibile quindi nella seconda metà della notte.

Domani mattina essa sorgerà alle 02:28 e sarà vicinissima a Saturno, da cui disterà meno di 5°. In questa immagine potete vedere la configurazione di questa particolare congiunzione, simulata alle 5:00 del mattino.

Come vedete si preannuncia una bella congiunzione, per i mattinieri che volessero godere di questo piccolo spettacolo.

Volendo ci si potrebbe anche cimentare in una ripresa fotografica, magari con l’aiuto di un piccolo teleobiettivo.

Io proverò a fare qualche foto, che condividerò volentieri con voi, se le condizioni meteo me lo permetteranno.

Vito Lecci

Lente gravitazionale ci mostra un’altra galassia primordiale

23 ottobre 2008 - 00:19 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

Quello della lente gravitazionale è un noto fenomeno che, grazie alla curvatura dello spazio, generata dalla forza gravitazionale di una galassia, essa funge da gigantesca lente che permette di vedere, ingrandita, l’immagine degli oggetti che vi si trovano dietro, come illustrato da questa immagine.

Ed è proprio questo il fenomeno che, il radiotelescopio Very Large Array (VLA) della National Science Foundation, è stato in grado di individuare una galassia, denominata PSS J2322+1944, alla distanza di ben 12 miliardi di anni luce da noi.

La galassia, del diametro di 16.000 anni luce, produce una quantità enorme di stelle, ne nascono 700 all’anno, contro le 3 o 4 della nostra Via Lattea.

L’immagine a sinistra ci mostra come appare la galassia in seguito all’effetto amplificatore della lente gravitazionale. Tuttavia, sebbene amplificata, si tratta di un’immagine distorta che, una volta corretta, ci mostra la reale forma della galassia, nell’immagine a destra.

Ed è proprio quest’ultima immagine ricostruita che ci indica che si tratta in realtà di due galassie in collisione, la forma infatti ricorda moltissimo quella delle galassie NGC 4038 e NGC 4039, conosciute anche come “Le Antenne“.

Vito Lecci

Galassie primordiali ospitano buchi neri supermassicci

22 ottobre 2008 - 00:10 | In Astrofisica | 3 Commenti

Pare che le prime galassie formatesi dopo il Big Bang contenessero, al loro interno, dei buchi neri di dimensioni spaventose.

In un primo momento è stata la galassia denominata 4C60.07 ad attirare l’attenzione dei ricercatori a causa della sua intensa emissione radio, attribuita ad una intensa attività di formazione stellare. Solo successivamente, grazie all’utilizzo delle otto antenne del radiotelescopio Submillimeter Array, nelle Hawaii, ci si è resi conto che l’attività di formazione stellare invece è imputabile ad una sua galassia compagna, ricca di gas e polveri, che ospiterebbe anch’essa al suo interno un buco nero dalle dimensioni colossali.

Le due galassie hanno una dimensione paragonabile a quella della nostra Via Lattea, ma a causa della loro estrema distanza, oggi siamo in grado di osservarle com’erano appena 2 miliardi di anni dopo il Big Bang. Quindi si potrebbe pensare che nei primordi dell’Universo le galassie contenessero buchi neri di dimensioni gigantesche al loro interno, ovviamente questo avrebbe delle notevoli implicazioni nel processo di genesi della galassia, della sua evoluzione e persino della formazione stellare in esse contenute.

Sarà la nuova SCUBA 2, una camera inglese che opera nelle onde submillimetriche, ad aiutare i ricercatori nello studio dei buchi neri, della loro evoluzione e dell’evoluzione delle galassie ospiti.

Vito Lecci

Sta per cadere il velo di Phobos

21 ottobre 2008 - 00:10 | In Astrofisica, Astronomia | 2 Commenti

Sono due i satelliti di Marte: Phobos e Deimos (rispettivamente Paura e Terrore).

Finora poco si sapeva a proposito di questi due corpi, tuttavia almeno per Phobos, il più grande dei due, i ricercatori dell’ESA sono sul punto di scoprirne la misteriosa provenienza.

Grazie agli incontri ravvicinati della sonda Mars Express si è già appurato che Phobos, più che un unico corpo solido, sia costituito da un cumulo di detriti, la cui provenienza è ancora da stabilire. La sua è una forma irregolare e allungata, e misura 27x22x19 Km.

Al fine di meglio misurare anche la massa del satellite, il team della Mars Express ha misurato ogni minima variazione gravitazionale sulla sonda, durante i vari flyby. Per ora quindi il valore stimato della massa è di 1,072 x 1016 Kg. Presto però questo dato sarà calcolato con maggiore precisione.

A quel punto si potrà avere un miglior valore della sua densità, e quindi un importante indizio sulle dinamiche che hanno portato alla sua formazione.

Vito Lecci

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