Esplode la stella più lontana mai osservata

29 aprile 2009 - 02:24 | In Astrofisica | 20 Commenti

StellaE’ stato raccolto lo scorso 23 aprile, dal telescopio spaziale SWIFT, un insolito flash gamma di una durata di ben 10 secondi. Si tratterebbe di un evento catastrofico di immani dimensioni, battezzato GRB 090423 (GRB sta per Gamma Ray Burst seguito dalla data della scoperta).

Quasi certamente si è trattato di una stella nata poco dopo il Big Bang ed esplosa quando l’Universo aveva appena 630 milioni di anni (il 5% della sua età attuale). Nei 10 secondi di emissione la stella avrebbe emesso 100 volte più energia di quanto il sole possa fare in tutta la sua esistenza di 9 miliardi di anni.

E’ stato l’ultimo respiro esalato da un astro che dista da noi la bellezza di 13 miliardi di anni luce, non era mai stato osservato un oggetto più lontano prima d’ora.

Vito Lecci

Spazzatura spaziale, un problema serio

28 aprile 2009 - 14:01 | In Astronautica | Commenti disabilitati

Detriti spazialiLa ricca nube che vedete in questa immagine a lato rappresenta la concentrazione di moltissimi (ma non tutti) i frammenti dispersi nell’orbita terrestre, si tratta della oramai sempre più pericolosa spazzatura spaziale.

E’ un problema, creato dall’Umanità, che oggi minaccia pesantemente i satelliti in orbita intorno al nostro pianeta.

Vi ricorderete della collisione tra due satelliti artificiali, il primo in assoluto nella storia dell’astronautica. Si trattava del satellite americano “Iridium 33″, per le telecomunicazioni, e del satellite in disuso russo “Cosmos 2251″. Era stato calcolato che i due satelliti sarebbero passati a 600 metri l’uno dall’altro, invece si sono disastrosamente scontrati, dando origine tra l’altro ad una enorme quantità di tetriti di ogni dimensione, che non potranno NON costituire una minaccia per le attuali e future missioni spaziali.

Infatti proprio lo scorso 12 maggio, l’quipaggio della ISS fu costretto ad evacuare la Stazione Spaziale per una precauzione dovuta ad un “allarme impatto” con un oggetto di 1 kg che, se avesse toccato la ISS, avrebbe certamente causato danni molto seri e messo in pericolo la vita degli astronauti stessi.

Occorre quindi migliorare sia l’accuratezza dell’individuazione che quella del calcolo dei parametri orbitali del maggior numero possibile di questi oggetti.

A questo proposito il Dipartimento di Matematica dell’Università di Pisa, che ha già messo a punto un algoritmo per la previsione rapida delle possibilità di impatto di asteroidi ed altri corpi minori con la Terra, ora sta preparandone uno anche per l’utilizzo nel campo del problema della spazzatura spaziale.

L’Università pisana parteciperà insieme alla Gavazzi Space, al CNR ed all’INAF, ad un bando dell’Agenzia Spaziale Europea per la preparazione di una serie di sensori per l’individuazione e determinazione delle orbite di questi numerosi frammenti.

Ovviamente sarebbe asupicabile che tutti i Paesi fossero coinvolti in una reciproca collaborazione in questo progetto (ESA, NASA, JAXXA, ROSCOSMOS, ecc…), in maniera da avere un catalogo comune, aggiornato e preciso, di tutto ciò che orbita attorno alla Terra.

Il passo successivo poi sarebbe quello di escogitare qualcosa di fattibile per provvedere ad una, almeno sommaria, pulizia e bonifica dell’ambiente spaziale.

Vito Lecci

Una serata in osservatorio (02 Maggio 2009)

26 aprile 2009 - 03:00 | In Varie | Commenti disabilitati

Vi informo che, sabato 2 maggio 2009, dedicherò la serata all’accoglienza in Osservatorio di coloro che vorranno cimentarsi nell’osservazione del cielo stellato e delle sue meraviglie.

In questa occasione il Complesso Astronomico SIDEREUS rimarrà quindi aperto ai visitatori.

Questo il programma di massima della serata:

1) Simulazione al Planetario del cielo stellato osservabile da qualsiasi località ed in qualunque epoca;

2) Osservazione al telescopio di:

  • Luna (crateri, mari, catene montuose…);
  • Saturno ed i suoi anelli “di taglio”;
  • varie…

La visita al Complesso Astronomico SIDEREUS è subordinata alla prenotazione e, in ogni caso, è a numero chiuso.

Per informazioni e/o prenotazioni troverete il recapito telefonico sulla Home Page di SIDEREUS.

Vito Lecci

Forse un pianeta ricco d’acqua è nostro “vicino di casa”

24 aprile 2009 - 02:12 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

Gliese 581-d

Si trova intorno alla stella Gliese 581, a 20,5 anni luce da noi, nella costellazione della Bilancia.

In effetti intorno a questa stella sono stati scoperti diversi pianeti. L’ultimo (Gliese 581-e), ha una massa di soltanto 1,9 volte quella della Terra, quindi è il più piccolo esopianeta conosciuto fino ad oggi (addirittura più piccolo di COROT-Exo-7b, scoperto lo scorso febbraio), rilevato grazie allo spettrografo Harps del Telescopio dell’Eso (European Southern Observatory) di La Silla, in Cile

Ma è il quarto pianeta di questa stella (Gliese 581-d) che sta destando interesse. Esso e sette volte più grande della Terra e finora si riteneva essere ricoperto di ghiaccio. Oggi però si è scoperto che il pianeta sarebbe migrato in una regione più vicina alla sua stella (ma non chiedetemene la causa, i ricercatori non ne danno spiegazione).

Questo significa che il pianeta sarebbe dentro la “zona abitabile” della sua stella, dove gran parte del ghiaccio potrebbe essersi sciolto in acqua liquida, dando origine ad estesi e profondi oceani.

Se ciò fosse vero questo, tra tutti gli esopianeti conosciuti, sarebbe senz’altro il più simile alla nostra Terra.

Vito Lecci

Dal satellite i dati sul terremoto in Abruzzo

22 aprile 2009 - 01:46 | In Astronautica, Varie | 1 Commento

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InterferogrammaIn un precedente post vi informavo che, su richiesta del Dipartimento della Protezione Civile, era stato attivato il satellite di osservazione della Terra COSMO-SkyMed per fare il punto sulla situazione che ha causato il sisma dello scorso 6 aprile.

Nell’immagine in basso vedete l’interferogramma, formato da due immagini (una prima e l’altra dopo l’evento sismico),  che in ognuna delle frange colorate rivela un abbassamento del terreno di 1,5 cm per un totale di circa 25 cm complessivi.

Da questi dati preliminari l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), ha individuato il piano di faglia responsabile del sisma.

Sebbene già nota la “Faglia di Paganica”, ora ne è stata determinata con maggior precisione l’ubicazione. Nell’immagine in alto (che potete ingrandire cliccandoci sopra), è evidenziato come il piano di faglia, in blu, passi sotto la città de l’Aquila.

Il sisma sarebbe stato causato da uno slittamento del blocco di crosta terrestre a Sud-Ovest di 90 cm, causando l’abbassamento del suolo, rappresentato in rosso.

Vito Lecci

Cartoline da Marte

20 aprile 2009 - 00:05 | In Astrofisica, Astronautica | 8 Commenti

Oggi vi propongo due bellissime immagini di Marte riprese dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter, attualmente in orbita marziana che, instancabilmente, ci sta inviando migliaia di bellissimi “scorci” di pianeta rosso.

Ho scelto queste due che mi sembrano molto carine.

Questa in alto è una parte del cratere Central Peak, quella in basso invece rappresenta dei depositi stratificati nel Southern Mid-Latitude Crater Floor

Cortesia: NASA/JPL/University of Arizona

Vito Lecci

P.S.:

Potete scaricare le immagini ad alta risoluzione alla pagina riservata agli iscritti.

Per chi non fosse già iscritto può farlo, gratuitamente, QUI.

Un groviglio di galassie in collisione

18 aprile 2009 - 13:55 | In Astrofisica | 2 Commenti

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In un precedente articolo, da titolo “Galassie in collisione“, vi avevo proposto un collage di 59 immagini di gallassie interagenti riprese dall’Hubble Space Telescope.

Successivamente vi avevo annunciato il nuovo record di “Tre galassie in collisione“, sempre fotografate da Hubble.

Ma questa volta, come potete vedere dall’immagine, si tratta di una collisione ancora più imponente, ben quattro ammassi di galassie in uno scontro inimmaginabile e mai osservato prima d’ora.

Sono stati necessari i contributi di tre telescopi, il Chandra X-ray Observatory, l’Hubble Space Telescope della NASA e il Keck Observatory sul Mauna Kea, nelle Hawaii, per scoprire questa enorme collisione, a 5,4 miliardi di anni luce di distanza da noi e lunga la bellezza di 13 milioni di anni luce !!!

Sebbene il sistema, noto con il nome di MACJ0717, fosse già conosciuto da tempo, solo ora si comprende la sua vera natura.

Ora si cercherà di indagare ulteriormente su questo spettacolare groviglio di galassie, sicuramente permetterà ai ricercatori di comprendere meglio la struttura dell’Universo, la sua crescita ed evoluzione.

Vito Lecci

La “prima luce” del telescopio spaziale Keplero

17 aprile 2009 - 00:05 | In Astronautica, Astronomia | Commenti disabilitati

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Lanciato lo scorso 7 marzo il telescopio spaziale Keplero, concepito per la caccia di pianeti di taglia terrestre, ha già realizzato la prima immagine della regione Cigno-Lyra, nella nostra Via Lattea.

L’immagine in alto a prima vista sembra piena di “rumore” (quell’effetto di un televisore quando non e sintonizzato su nessun canale), ma vi assicuro che sono tutte stelle quelle contenute, e ce ne sono davvero a milioni.

Se scaricate l’immagine a risoluzione più alta (cliccandoci sopra) ve ne renderete conto subito.

L’immagine, che mette in evidenza la particolare forma del mostruoso sensore CCD da ben 95 Mega pixel, abbraccia un campo di 100 gradi quadrati e contiene 14 milioni di stelle, di cui 100.000 sono le candidate intorno alle quali saranno cercati i rispettivi pianeti di taglia simile alla nostra Terra.

I ricercatori sono molto ottimisti sulla bontà delle prestazioni della sonda e finalmente, dopo che tanti altri telescopi hanno scoperto centinaia di pianeti giganti e gassosi, come Giove, forse Keplero ci darà la possibilità di puntare il dito verso la volta celeste e poter affermare: “Li c’è un pianeta uguale alla nostra Terra, forse popolato da altri esseri viventi come noi.”

Speriamo che accada presto.

Vito Lecci

Tranquility, ecco il nuovo nome per la cupola panoramica della Stazione Spaziale

15 aprile 2009 - 10:37 | In Astronautica | Commenti disabilitati

node3-tranquilityVi ricordate del Node3, la bellissima cupola panoramica costruita dalla Alenia Spazio a Torino, che sarà montata a bordo della Stazione Spaziale Internazionale?

Ricordate che la NASA aveva indetto un concorso di idee per trovare un nome per la cupola?

Ebbene oggi, dopo oltre un milione di risposte pervenute alla NASA, il nome è stato scelto ed è: “Tranquility“.

Il nome sembra anche voler commemorare il primo sbarco umano sulla Luna, avvenuto 40 anni fa, proprio nel “Mare della Tranquillità”.

A mio modesto avviso il nome si addice particolarmente bene al Node3 anche perchè i suoi 7 oblò panoramici permetteranno una visione 3D della Terra nello spazio, offrendo sicuramente agli astronauti la p0ssibilità di godere appieno di uno spettacolo che dovrebbe suscitare una sensazione di appagamento e… tranquillità… appunto.

Il lancio, dopo gli ultimi ritardi subiti dalle missioni Shuttle, è previsto per il prossimo Febbraio 2010.

Vito Lecci

Un algoritmo per prevedere gli impatti meteorici

13 aprile 2009 - 02:10 | In Astronomia, Varie | Commenti disabilitati

sciaQuest’anno l’Università di Pisa festeggia il 10 anniversario della messa a punto del programma “Clomon”, il primo sistema automatico per la previsione di impatti di asteroidi sulla superficie terrestre.

In realtà questo genere di calcoli si potevano fare anche prima, ma richiedevano tempi lunghissimi, anche anni, rendendo quindi il lavoro inutile. Oggi invece, grazie all’algoritmo messo a punto da un matematico italiano, il Prof. Andrea Milani Comparetti, questo lavoro di previsione diventa rapidissimo.

Il sistema è così promettente che, in seguito al Clomon-1 sviluppato nel 1999, segue il Clomon-2 del 2002, e anche l’americano Sentry della NASA, che si basa sempre sull’algoritmo italiano.

Un ottimo esempio “sul campo” è rappresentato dall’asteroide TC3 che lo scorso 7 ottobre 2008 è precipitato in Sudan (ne ho dato notizia il 7 ottobre e un aggiornamento il 10 ottobre). In quel caso l’asteroide fu individuato nella notte tra il 5 ed il 6 e ne furono inviati i dati al Clomon-2 e al Sentry. Entrambi, in pochissime ore, calcolarono una probabilità di impatto pari al 99,8%.

Ovviamente l’asteroide non ha causato danni, essendo precipitato in pieno deserto, così come non causò danni quello precipitato in una regione disabitata a  Tunguska, in Siberia, bruciando 2000 Km2 di foresta e sviluppando un’esplosione pari a qualche centinaio di  bombe di Hiroshima.

Ma, proprio da questo, si evince la necessità di monitorare i NEO (Near-Earth Objects) al fine di conoscere nel minor tempo possibile le loro traiettorie al fine di valutarne le potenziali pericolosità.

In questo compito l’algoritmo italiano sa davvero farsi onore.

Vito Lecci

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