La nebulosa Uovo Fritto

29 settembre 2011 - 09:26 | In Astrofisica | 2 Commenti

Dopo la nebulosa “Gallina in fuga” di ieri, sembra quasi naturale oggi parlare della nebulosa “Uovo Fritto”, che  i ricercatori hanno fotografato proprio di recente, grazie al VLT (Very Large Telescope) dell’ESO (European Southern Observatory).

Ma, al contrario della nebulosa ad emissione (una fabbrica di stelle) di cui abbiamo parlato ieri, quest’ultima invece è generata da una stella in una fase molto instabile della sua vita evolutiva.

Si tratta di una supergigante gialla di enormi dimensioni le cui frequenti esplosioni che sta subendo hanno generato due gusci simmetrici di materiale che, espulso dalla stella stessa, si sono disposti tutto intorno, ricordando la forma di un uovo fritto.

La stella dista da noi 13.000 anni luce ed è 500.000 volte più luminosa del Sole, ma se fosse inserita a suol posto la sua superficie lambirebbe l’orbita di Giove, inghiottendo quindi tutti i pianeti interni. I gusci esterni invece si estenderebbero oltre l’orbita di Nettuno, includendo quindi tutto quanto il nostro Sistema Solare.

E’ una di quelle stelle destinate a morire in maniera violenta: esploderà, dando origine ad una enorme supernova.

Vito Lecci

Una gallina razzola nello spazio

28 settembre 2011 - 20:02 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

Cari amici,

oggi vorrei condividere con voi questa bella immagine ripresa dal telescopio di 2,2 metri di diametro dell’ESO (European Southern Observatory).

Si tratta della Nebulosa Lambda Centauri (IC 2944), a volte soprannominata “gallina in fuga” (Running Chicken) per via della sua somiglianza col noto pennuto.

La nebulosa si trova a 6.500 anni luce da noi, nella costellazione del Centauro. La sua colorazione rossa è dovuta all’abbondanza di idrogeno, illuminato dall’intensa radiazione ultravioletta prodotta dalle stelle che vi si trovano all’interno.

Si tratta di un’altra bellissima regione di formazione stellare, come tante altre ne abbiamo viste in passato. Ulteriore indizio dell’attività di formazione stellare ci è fornito dai Globuli di Bok presenti, quelle macchie scure che sono dovute alla presenza di polveri che non si lasciano attraversare alla luce. Osservandoli nell’infrarosso appare chiara all’interno la presenza di giovani stelle.

A proposito, voi l’avete vista la gallina in questa nebulosa?

Devo essere sincero, io ci ho messo un po’ prima di individuarla, sarà l’età… ;)

Per vederla meglio potete ottenere un ingrandimento dell’immagine, cliccandoci sopra.

Vito Lecci

Dove cadrà il satellite UARS della NASA?

23 settembre 2011 - 16:10 | In Astronautica, Varie | Commenti disabilitati

In questi ultimi giorni l’attenzione della maggior parte dei media pare sia stata catalizzata dal satellite UARS della NASA che, oramai fuori controllo, è destinato a cadere da qualche parte sul nostro pianeta.

Ed è proprio a questo proposito che si sta dicendo di tutto, che potrebbe cadere nel Centro-Nord del nostro Paese, che potrebbe colpire qualcuno ecc…

A mio modesto parere ritengo che questo allarmismo sia del tutto fuori luogo, e vi spiego perchè.

1) Gli stessi ricercatori della NASA, tuttora, non sanno dove andrà a cadere il satellite. Questo dato si saprà soltanto un paio d’ore prima dell’evento, che dovrebbe verificarsi in un momento qualsiasi tra questa sera e domattina. Quindi anche i margini di incertezza sull’istante dell’impatto stesso sono piuttosto larghi e, se pensiamo che un satellite viaggia a diverse migliaia di km orari, ci si rende conto come il punto di caduta possa variare enormemente, anche nel giro di pochissime ore.

2) Nel rientro in atmosfera la maggior parte del satellite andrà distrutto, anche se non sono da escludere alcuni piccoli frammenti che potrebbero giungere al suolo, o in mare. Ricordiamoci che, quando fu deorbitato lo Skylab, furono pochissimi i frammenti giunti al suolo, e pesava ben 77 tonnellate. Ciò che rimane del satellite UARS invece, ha una massa molto più modesta.

Quello che al momento si può dire, parlando di probabilità, è che nel 71% dei casi i frammenti potrebbero cadere in mare, che rappresenta la maggior parte della superficie del nostro pianeta, del restante 29% di probabilità di impatto col terreno, c’è soltanto l’1% che i detriti possano cadere in un centro abitato, e ancora meno che possano colpire delle persone.

Ovviamente quest’ultima possibilità esiste, ma è troppo remota per giustificare gli allarmismi che si leggono in giro.

Per quanto possibile nelle prossime ore aggiornerò questo post con le novità del momento. Tuttavia, se ci tenete a seguire gli ultimi sviluppi di questa vicenda, vi consiglio di tenere d’occhio il sito ufficiale della NASA: www.nasa.gov

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Aggiornamento ore 18:00 del 23 settembre 2011:

la NASA ha appena rilasciato un aggiornamento sull’orbita del satellite. A quanto pare, a causa di una variazione di assetto e orientamento, la sua velocità di discesa è diminuita. Questo significa uno slittamento della previsione dell’impatto di diverse ore (probabilmente nella giornata di domani 24 settembre). Adesso c’è addirittura una bassa probabilità che possa cadere su territorio Statunitense, anche se è ancora presto per dirlo.

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Aggiornamento ore 10:30 del 24 settembre 2011:

La NASA ha appena annunciato, attraverso il suo ultimo bollettino N° 15, che il satellite è precipitato tra le 5:23 e le 07:09 di oggi (ora italiana). Secondo il Joint Space Center Operations di Vandenberg Air Force Base in California sarebbe penetrato in atmosfera sopra l’Oceano Pacifico. Tuttavia non si conoscono con esattezza luogo e ora esatti dell’impatto.

 

Vito Lecci

Scoperto il primo pianeta circumbinario

19 settembre 2011 - 09:00 | In Astrofisica | 5 Commenti

Si chiama così un pianeta che orbita non intorno ad una stella, bensì intorno a due stelle.

Di pianeti extrasolari oggi se ne conoscono a centinaia, alcuni di questi addirittura in orbita intorno ad una stella parte di un sistema stellare binario, cioè due stelle reciprocamente legate gravitazionalmente.

Questa però è la prima volta che, all’interno di un sistema binario, il pianeta scoperto non orbita intorno ad una sola delle due stelle binarie, bensì intorno ad entambe.

La scoperta è da attribuirsi al satellite Kepler, un “cacciatore” di esopianeti, in orbita terrestre dal 7 marzo 2009, ed il pianeta appena scoperto, denominato Kepler-16b, si trova ad una distanza di appena 200 anni luce da noi, ha una dimensione pari a 2/3 di quella di Giove, il suo anno dura 229 giorni e i suoi due soli hanno una massa rispettivamente del 20 e del 69% del nostro, un pochino più freddi rispetto alla nostra stella, infatti la temperatura superficiale del pianeta scoperto oscilla tra i – 70 ed i -100 gradi Celsius.

Vito Lecci

 

Esplode una Supernova vicino a noi

2 settembre 2011 - 11:04 | In Astronomia | 2 Commenti

Nella galassia M 101, conosciuta anche come “girandola” per la sua perfetta forma a spirale, è esplosa molto recentemente una supernova di tipo Ia, composta cioè da un sistema stellare binario in cui una delle due stelle assorbe materia dalla sua compagna fino ad esplodere.

La galassia si trova a 21 milioni di anni luce da noi, nella costellazione dell’Orsa Maggiore, quindi si tratta della supernova di questo tipo più vicina a noi mai osservata negli ultimi 40 anni. La scoperta inoltre è avvenuta lo scorso 24 agosto, proprio nelle primissime fasi dell’esplosione stessa, questo darebbe ai ricercatori la possibilità di studiare l’evento sin dai primissimi istanti della sua evoluzione.

Originariamente la luminosità di questa supernova era di magnitudine +17,2 ma sta aumentando molto velocemente, il 27 agosto era già di mag. +12,8 e in questi giorni si stima dovrebbe essere di +11,7. Questo rende l’oggetto abbordabile anche con telescopi di non altissimo diametro, sebbene occorra comunque utilizzare una fotocamera, oppure una camera CCD, per catturarne la sua immagine.

Comunque vi farò sapere se la situazione dovesse diventare più interessante.

Vito Lecci

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