Una galassia effervescente
21 Novembre 2008 - 00:03 | In Astrofisica | Nessun Commento
Quella che vi propongo in questa immagine è M84, una galassia ellittica a 55 milioni di anni luce da noi, nella costellazione della Vergine.
La parte in blu rappresenta i gas caldi ripresi in banda X dal telescopio Chandra, invece la parte rossa è stata ripresa nella banda radio dal Very Large Array.
Si possono notare, nella regione blu, una serie di bolle nel gas che sono state soffiate dalle particelle relativistiche generate dal buco nero supermassiccio presente al centro della galassia. La particolarità di queste bolle è quella di racchiudere al loro interno altre bolle, un po’ come le Matrioske russe (bambole che contengono al loro interno altre bambole via via più piccole).
Questo dovrebbe evidenziare il ripetersi di diversi outbursts del buco nero centrale. Alcune simulazioni al computer, tra l’interazione dei buchi neri ed il gas circostante, potranno forse spiegare meglio il meccanismo che porta alla formazione di queste bolle nidificate, che per ora i ricercatori avrebbero paragonato all’effervescenza di un bicchiere di champagne.
Vito Lecci
Un nuovo vivaio di stelle scoperto da APEX
18 Novembre 2008 - 00:48 | In Astrofisica | Nessun Commento
Si chiama RCW120 ed è distante 4200 anni luce da noi, in direzione della costellazione dello Scorpione. E’ una enorme bolla di idrogeno che, ionizzato dalla radiazione ultravioletta, emessa dalla massiccia stella al suo interno, produce il caratteristico bagliore rosso, nella banda H-alpha.
La bolla, in espansione, ha causato il collasso del gas circostante che ha dato origine a nuove regioni di formazione stellare. Tuttavia poiché queste nubi sono molto fredde, ad una temperatura di circa -250°C, il loro tenue bagliore può essere osservato solo in banda submillimetrica.
Ed è esattamente ciò che ha fatto, e sta facendo, APEX (Atacama Pathfinder Experiment) ubicato sull’altopiano di Chajnantor nel deserto cileno di Atacama.
La banda submillimetrica quindi si rivela estremamente importante nello studio delle primissime fasi della nascita e della vita delle stelle.
Vito Lecci
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Un pianeta extrasolare appena scoperto da HST
14 Novembre 2008 - 00:30 | In Astrofisica, Astronomia | Nessun Commento
E’ appena stata resa nota la notizia che l’Hubble Space Telescope avrebbe scoperto un nuovo esopianeta.
Si tratterebbe di “Fomalhaut b”, che orbita intorno alla sua stella Fomalhaut, a 25 anni luce da noi, nella costellazione del Pesce Australe.
In un certo senso il sospetto dell’esistenza di questo pianeta era già nato sin dal 1980, quando per la prima volta fu scoperta una nube di polveri intorno alla stella Fomalhaut. Qualcosa di molto simile alla Fascia di Kuiper nel nostro sistema solare. Già la scoperta le bordo interno molto netto e marcato della nube di detriti, faceva pensare alla presenza di un pianeta nelle vicinanze.
Ed in effetti i risultati alla fine sono arrivati con la scoperta da parte di Hubble di questo oggetto che, nel suo particolare moto, dimostra inequivocabilmente di essere legato gravitazionalmente alla stella, ad una distanza da essa di circa 15 miliardi di Km (10 volte la distanza di Saturno dal Sole) e con una massa pari a tre volte quella di Giove.
Il pianeta però si mostra molto più luminoso di quanto previsto per una massa pari a tre volte quella gioviana, questo dato potrebbe suggerire che forse è dotato di un anello come quello di Saturno. L’anello infatti, essendo costituito da blocchi di detriti e di ghiaccio, avrebbe un’albedo molto elevata, facendone quindi aumentare la luminosità complessiva.
Da questa ennesima scoperta i “cacciatori di pianeti” hanno imparato che per trovare i pianeti extrasolari è molto promettente andare a cercare laddove ci sono nubi intorno alle stelle.
In effetti questo ci ricorda della scoperta molto simile su Epsilon Eridani, di cui abbiamo parlato appena 15 giorni fa nel post “Scoperto un Sistema Solare nostro gemello“.
Vito Lecci
Scoperta una misteriosa aurora su Saturno
13 Novembre 2008 - 00:10 | In Astrofisica | 1 Commento
La sonda Cassini, attualmente in orbita attorno a Saturno, ci ha appena trasmesso l’immagine di una enorme aurora sul polo settentrionale del pianeta.
Sappiamo che sulla Terra o su Giove, le aurore sono generate dall’interazione delle particelle cariche provenienti dal Sole e trasportate lungo le linee di forza del campo magnetico, fino a farle interagire con le molecole dell’alta atmosfera.
Questo accadrebbe anche su Saturno, tuttavia questa nuova aurora non rientrerebbe in tale categoria. Le caratteristiche di questa particolare aurora indicherebbe che c’è qualcosa di nuovo e sconosciuto nel meccanismo di interazione tra la magnetosfera di Saturno col campo magnetico del Sole e la sua stessa atmosfera.
In effetti questa aurora ha una dimensione enorme, si estende lungo tutto l’82mo parallelo nord ed è in costante evoluzione.
Di mio mi sento di sottolineare anche la strana coincidenza dell’aurora con il bordo dello stranissimo esagono di cui parlavamo nel post “Il mistero di Saturno“.
Forse mi sbaglio, ma ho come l’impressione che i due fenomeni abbiano un qualche legame.
Vito Lecci
Galassie a perdita d’occhio
8 Novembre 2008 - 12:51 | In Astrofisica, Astronomia | 6 Commenti
Quella che vedete in questa bellissima immagine è uno strepitoso ammasso di galassie, in una delle più interessanti regioni del nostro cielo, la Chandra Deep Field South (CDF-S).
L’immagine è stata ottenuta da uno sforzo congiunto di diversi telescopi, sia a terra che in orbita, che hanno operato dalla banda delle onde radio sino alla banda X ed equivale a circa 40 ore di ripresa nella medesima regione di cielo.
Quasi tutte quelle che vedete in questa immagine sono galassie risalenti a quando l’Universo aveva un’età di appena 2 miliardi di anni. Solo una piccola parte sono stelle della nostra Via Lattea.
L’obiettivo primario nella realizzazione di questa immagine, e tante altre come questa, è quello di fornire agli astronomi un’ampia panoramica sulla popolazione ed evoluzione di numerosissimi altri corpi celesti, al fine di poter costantemente migliorare e affinare le nostre conoscenze in ambito astronomico ed astrofisico.
E’ così bella che non potevo davvero non condividerla anche con voi, ho deciso quindi di inserirla nella pagina riservata a voi.
Vito Lecci
P.S.:
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Materia e antimateria generano radiazione X nella M1
7 Novembre 2008 - 01:08 | In Astrofisica | 1 Commento
Quelle che vedete in queste immagini, sebbene sembrino due oggetti comletamente diversi, sono in realtà la Nebulosa del Granchio, o M1, nella costellazione del Toro, vista con due differenti approcci.
A sinistra è come appare nella banda del visibile, quindi la normale immagine che vedremmo attraverso un telescopio ottico. Quella a destra invece è l’immagine, della stessa nebulosa, però ottenuta in banda X.
Ed è proprio in quest’ultima immagine che appare evidente che, al centro della nebulosa, vive ora una Pulsar, cioè una stella di neutroni in rapida rotazione su se stessa (il punto bianco al centro della nebulosa).
La combinazione tra la rapida rotazione ed il campo magnetico della pulsar, generano due getti di materia e anti-materia, che fuoriescono in direzione dei due poli della stella. Contemporaneamente, un intenso vento scorre nella direzione del suo piano equatoriale.
Si pensa che l’anello interno, visibile nell’immagine, sia la zona di confine tra la nebulosa esterna ed il flusso di materia e antimateria che proviene dalla pulsar. Gli elettroni ed i positroni (antielettroni, cioè gli elettroni con carica positiva nell’antimateria), interagendo con la materia all’esterno di questo anello, produrrebbero quell’esteso bagliore di raggi X.
Le ampie “baie” scure in basso, a destra e a sinistra, si pensa siano dovute invece ad un residuo del campo magnetico della stella progenitrice.
Vito Lecci
Un tunnel spaziale dal Sole alla Terra
4 Novembre 2008 - 00:10 | In Astrofisica | 16 Commenti
Grazie ad uno sforzo congiunto tra la flotta di satelliti dell’ESA e quelli della NASA, è stato scoperto uno stranissimo fenomeno che accade ciclicamente tra la Terra ed il Sole.
Ogni otto minuti si apre un tunnel spaziale, tra noi ed il Sole, che permette il passaggio di tonnellate di particelle cariche che dal Sole arrivano a Terra.
Questo tunnel avrebbe una forma cilindrica, del diametro uguale a quello della Terra, e si aprirebbe squarciando il campo magnetico terrestre, dapprima centrato sull’equatore, andando poi alla deriva verso il Polo Nord (in inverno) e verso il Polo Sud (in estate).
Questo fenomeno, chiamato Flux Transfer Event (FTE), è stato provato in maniera inequivocabile dalle sonde che si sono immerse nel cilindro, studiandolo quindi sia dall’interno che dall’esterno.
Come al solito questa nuovissima scoperta apre tutta una nuova serie di domande: Perché accade? perchè ogni otto minuti? perchè si sposta dall’equatore verso i poli?
Non so voi, ma io sono curiosissimo di saperne di più.
Vito Lecci
Il “Fantasma di Mirach”
2 Novembre 2008 - 01:16 | In Astrofisica | Nessun Commento
NGC 404 è una galassia “lenticolare”, chiamata così per la sua forma a disco ed in quanto priva di bracci a spirale.
Poichè è tra le lenticolari più vicine conosciute, rappresenta un oggetto molto interessante da osservare. Purtroppo però si trova nelle immediate vicinanze (prospetticamente) della gigante rossa Mirach, nella costellazione di Andromeda, che la nasconde nel suo bagliore rendendola difficilmente osservabile.
Per questo motivo NGC 404 viene spesso definita il “Fantasma di Mirach”. Questo almeno è quanto accade nella luce visibile, come evidenzia l’immagine in alto a sinistra.
Oggi però, grazie al Galaxy Evolution Explorer della NASA, un telescopio spaziale lanciato nel 2003 e concepito per osservare il cielo nella banda ultravioletta, è stato possibile osservare NGC 404 in maniera decisamente più efficace, come dimostra l’immagine in alto a destra.
Qui, nell’ultravioletto, il bagliore di Mirach non copre la galassia, che quindi si mostra nei suoi dettagli. Si nota facilmente che la galassia è circondata da un anello di stelle, cosa che non era mai stata vista prima. Per adesso è un mistero la presenza di questo anello di stelle, ma i ricercatori ipotizzano che possa essersi generato dallo scontro della NGC 404 con una piccola galassia vicina, circa 900 milioni di anni fa.
Questo mi ricorda un pò quanto accaduto anche alle ARP 147, di cui parlavamo proprio nel precedente post.
Inizialmente si pensava alla NGC 404 come una galassia contenente stelle molto vecchie ed evolute, quindi con una bassa attività di formazione stellare. Adesso però sembrerebbe essere ringiovanita con la nascita di queste giovani stelle, dovute alla fusione con la giovane compagna nana.
Vito Lecci
Un cataclisma galattico nella Balena
1 Novembre 2008 - 01:33 | In Astrofisica | 3 Commenti
Dopo l’ultimo n-esimo problema occorso all’Hubble Space Telescope (di cui abbiamo parlato QUI), i ricercatori hanno trovato il modo di rimettere in funzione, via software, il sistema di trasferimento dati verso terra. Ferma restando la necessità di una missione di servizio per mettere riparo ai danni da usura di cui HST soffre.
Quella che vedete è una bellissima immagine del 27-28 ottobre scorso, che riprende le due galassie ARP 147 che interagiscono tra loro.
La galassia a sinistra sarebbe passata “attraverso” quella blu a destra, a forma di anello. L’interazione gravitazionale tra le due avrebbe favorito la formazione di migliaia di nuove stelle, che potete vedere nella galassia blu ad anello.
La regione rossa sulla parte bassa dell’anello è ciò che resta del nucleo della galassia, dopo l’interazione.
Le due galassie si trovano in direzione nella costellazione della Balena, a 400 milioni di anni luce da noi.
Si tratta di una bellissima immagine che va ad aggiungersi alla ricca collezione di Hubble, che abbiamo visto nel precedente post sulle “galassie in collisione“.
Vito Lecci
Scoperto un Sistema Solare nostro gemello
29 Ottobre 2008 - 00:10 | In Astrofisica, Astronomia | 2 Commenti
Il telescopio spaziale Spitzer della NASA ha appena scoperto un Sistema solare molto simile al nostro, sotto molteplici e inaspettati punti di vista.
Si tratta della stella Epsilon Eridani, distante 10 anni luce da noi, di cui da tempo si conoscevano almeno due pianeti in orbita attorno ad essa e si sospettava anche dell’esistenza di un anello esterno molto simile alla nostra fascia di Kuiper, una regione transnettuniana ricca di corpi minori del nostro sistema solare.
Ma oggi, la scoperta di Spitzer riguarda addirittura una seconda fascia asteroidale, più interna della prima, che ricalca grossomodo quella del nostro sistema. Intorno ad Epsilon Eridani infatti le due fasce asteroidali sono disposte a distanze di 3 e 20 Unità Astronomiche dalla propria stella, proprio come nel caso del Sole.
Inoltre, poichè tali fasce sono composte da detriti di materiale roccioso e ferroso, questo implicherebbe la possibile esistenza, anche attorno ad Epsilon Eridani, di pianeti rocciosi, proprio come i primi quattro del nostro sistema solare.
Lo scenario che ci si potrebbe aspettare quindi potrebbe essere molto simile a quello degli stadi primordiali del nostro sistema solare, infatti Epsilon Eridani, leggermente più grande della nostra stella, ha un’età di 800 mila anni, circa 1/5 di quella del Sole.
E pensare che proprio attorno a questa stella sono stati ambientati diversi racconti e film di fantascienza.
Vito Lecci
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