Canali piatti su Marte
1 luglio 2009 - 22:04 | In Astrofisica, Astronautica | Nessun Commento
Oggi vi propongo questa bella immagine di Marte, ripresa dalla sonda Mars Reconnissance Orbiter, attualmente in obita marziana.
Si tratta della fiancata del cratere denominato “Monte Elysium”, nell’omonima regione del pianeta, che contiene anche i vulcani Hecates, Tholus e Albor Tholus.
Monte Elyusim è tuttavia quello più giovane fra tutti, sebbene si presume che la sua ultima eruzione risalga a circa 1 miliardo di anni fa, e forse più.
Attualmente è in corso un dibattito tra i ricercatori per capire come queste valli possano essersi formate. Sulla Terra qualcosa di simile può formarsi in seguito a delle piogge particolarmente intense che si perpetuano nel tempo.
Ma in questa immagine, l’assenza di reti di drenaggio ne escluderebbero questa possibilità.
Altra ipotesi da prendere in considerazione è la formazione dovuta a flussi lavici che ne avrebbero scavato un primo solco, le cui pareti poi sarebbero state ampliate da flussi successivi, che ne avrebbero conferito questo particolare aspetto a fondo piatto.
Vito Lecci
Scoperto un oceano salato sulla sesta luna di Saturno
25 giugno 2009 - 08:52 | In Astrofisica, Astronautica | 1 Commento
ENCELADUS, ve lo ricordate? ne abbiamo parlato molte volte in passato, in occasione dei vari flyby della sonda Cassini, attualmente in orbita intorno a Saturno.
Ebbene oramai pare confermato: sul satellite esiste un enorme oceano di acqua salata, proprio come i nostri oceani sulla terra. Certo questo non implica automaticamente la sicura esistenza di vita su Encelado, ma è una notizia davvero intrigante.
Questo importante risultato è la naturale conclusione della mole di dati che la sonda Cassini ha raccolto in occasione dei diversi voli radenti fatti su questa luna.
Ne parlammo in questi precedenti post:
- Arrivate le ultime foto da Enceladus (16/08/2008);
- Nuovo flyby con Enceladus (09/08/2008)
- Nuove da Enceladus (29/03/2008);
- Immagini da Enceladus (15/03/2008);
- Flyby con Enceladus (12/03/2008).
La prova sarebbe attribuibile ai minuscoli grani di sodio individuati nei geyser che, svliluppandosi nel polo sud della luna, vanno poi ad alimentare l’anello E di Saturno, quello più esterno ed anche il più esteso del pianeta.
Già in passato, la presenza di vapore acqueo nei pennacchi epulsi da Enceladus, rivelavano la presenza di acqua nel sottosuolo di Encelado, ciò che non si sapeva era se l’acqua fosse allo stato liquido oppure solido.
Adesso, grazie anche al riscontro dell’alta percentuale di sali disciolti, che determinano quindi un abbassamento crioscopico (del punto di congelamento), si è certi che l’acqua si trovi nello stato liquido.
Bene, secondo me, si tratta di una delle più interessanti scoperte fatte grazie all’ultima missione ad alto costo messa in piedi dalla NASA.
Vito Lecci
Un lago su Marte
18 giugno 2009 - 17:35 | In Astrofisica, Astronautica | Nessun Commento
La scoperta è da attribuirsi al ricercatore italiano Gaetano Di Achille ed alla sua equipe di astrofisici dell’Università del Colorado a Boulder.
I ricercatori hanno accertato la presenza, sul pianeta rosso, di un avvallamento che costituirebbe la prova inequivocabile che, in passato, esso fosse un grande bacino lacustre.
Questa immagine rappresenta una ricostruzione ricavata dalle foto ad alta risoluzione che la sonda MRO (Mars Reconnaissance Orbiter), attualmente in orbita intorno a Marte, ci invia quotidianamente.
Il lago, nella regione Shalbatana, che i ricercatori ritengono essersi formato almeno 3 miliardi di anni fa, si sarebbe esteso su una superficie di oltre 200 Km2 ed era profondo non meno di 450 metri.
Vito Lecci
Enorme Buco Nero, “mangia” 2 pianeti ogni ora
4 giugno 2009 - 08:52 | In Astrofisica | 4 Commenti
E’ uno dei buchi neri più grandi mai scoperti, si trova nel cuore di una lontanissima galassia dal nome criptico (1H0707-495).
La sua massa (del buco nero) è di 3-5 milioni di volte quella del nostro Sole ed è così vorace da poter inghiottire, ogni ora, una quantità di materia equivalente a due pianeti come la Terra.
La scoperta è da attribuirsi a XMM-Newton il telescopio orbitante a raggi X dell’ESA, costruito con un importante contributo italiano. Il telescopio, lanciato nel 1999 avrebbe dovuto avere una vita operativa di due anni, ma che è stata estesa fino al 2010.
Per ora i ricercatori stanno approfondendo lo studio di questa galassia, che pare avere una abbondante concentrazione di ferro, proprio in prossimità del buco nero.
Speriamo di poterne sapere di più quanto prima.
Vito Lecci
Lanciati i due nuovi telescopi spaziali
14 maggio 2009 - 23:19 | In Astrofisica, Astronautica | Nessun Commento
Sono partiti oggi, alle 15:12, i due nuovi telescopi dell’ESA, dalla base di Kourou a bordo del vettore Ariane.
Il lancio è avvenuto con successo e ora i due telescopi stanno viaggiando verso un particolare punto, Lagrangiano 2 (o L2), a 1,5 milioni di Km da noi, dalla parte opposta rispetto al Sole, qui rimarranno perennemente all’interno dell’ombra terrestre. In questo modo i telescopi potranno osservare in assoluta “tranquillità”, cioè sempre al buio e quindi al riparo dagli inevitabili sbalzi termici che invece affrontano tutti gli altri satelliti in orbita intorno alla Terra.
Basti pensare ad esempio che uno degli strumenti del telescopio Plank lavora ad appena un grado sopra lo “zero assoluto”, quindi stiamo parlando di circa -272,15°C !!!
Plank sarà dedicato allo studio della radiazione cosmica di fondo, dovuta al Big Bang. Andrà quindi a fotografare l’Universo primordiale, quando la sua età era di appena 300.000 anni.
Herschel invece, nell’infrarosso, studierà nascita ed evoluzione di stelle e galassie. Allo scopo utilizza uno specchio di 3,5 metri di diametro, il più grande mai lanciato nello spazio (con una superficie addirittura maggiore rispetto a quella dell’Hubble Space Telescope).
Attendiamo fiduciosi le loro prime riprese tra pochi mesi.
Vito Lecci
SKA, sarà il più grande radiotelescopio del mondo
4 maggio 2009 - 00:42 | In Astrofisica, Varie | 3 Commenti
Sarà l’Australia ad ospitare il più grande radiotelescopio del mondo, costerà 1,5 miliardi di euro e l’Italia sarà protagonista nella sua realizzazione, sia grazie all’apporto scientifico, fornito dall’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), sia con l’apporto industriale, che verdrà Finmeccanica impegnata nella realizzazione di diverse parti.
Il progetto, denominato SKA (Square Kilometre Array), avrà un’area collettrice di 1 Km2, e coprirà tutte le frequenze comprese tra 0,1 e 25 GHz.
Inoltre le varie parabole, come potete vedere nell’immagine, saranno disposte entro un’area di 1000 Km di diametro, permettendo dunque di raggiungere una risoluzione 50 volte maggiore a quella mai raggiunta sino ad oggi.
Il progetto dovrebbe essere iniziato nel 2012 per terminare nel 2022. Prima ancora di raggiungere la sua piena operatività, che permetterà di migliorare enormemente la nostra conoscenza dell’Universo, il progetto promette di avere già da subito delle grandi ricadute nell’ambito tecnologico, infatti per la realizzazione dello stesso saranno necessarie delle soluzioni innovative.
Vito Lecci
Esplode la stella più lontana mai osservata
29 aprile 2009 - 02:24 | In Astrofisica | 3 Commenti
E’ stato raccolto lo scorso 23 aprile, dal telescopio spaziale SWIFT, un insolito flash gamma di una durata di ben 10 secondi. Si tratterebbe di un evento catastrofico di immani dimensioni, battezzato GRB 090423 (GRB sta per Gamma Ray Burst seguito dalla data della scoperta).
Quasi certamente si è trattato di una stella nata poco dopo il Big Bang ed esplosa quando l’Universo aveva appena 630 milioni di anni (il 5% della sua età attuale). Nei 10 secondi di emissione la stella avrebbe emesso 100 volte più energia di quanto il sole possa fare in tutta la sua esistenza di 9 miliardi di anni.
E’ stato l’ultimo respiro esalato da un astro che dista da noi la bellezza di 13 miliardi di anni luce, non era mai stato osservato un oggetto più lontano prima d’ora.
Vito Lecci
Forse un pianeta ricco d’acqua è nostro “vicino di casa”
24 aprile 2009 - 02:12 | In Astrofisica | Nessun Commento
Si trova intorno alla stella Gliese 581, a 20,5 anni luce da noi, nella costellazione della Bilancia.
In effetti intorno a questa stella sono stati scoperti diversi pianeti. L’ultimo (Gliese 581-e), ha una massa di soltanto 1,9 volte quella della Terra, quindi è il più piccolo esopianeta conosciuto fino ad oggi (addirittura più piccolo di COROT-Exo-7b, scoperto lo scorso febbraio), rilevato grazie allo spettrografo Harps del Telescopio dell’Eso (European Southern Observatory) di La Silla, in Cile
Ma è il quarto pianeta di questa stella (Gliese 581-d) che sta destando interesse. Esso e sette volte più grande della Terra e finora si riteneva essere ricoperto di ghiaccio. Oggi però si è scoperto che il pianeta sarebbe migrato in una regione più vicina alla sua stella (ma non chiedetemene la causa, i ricercatori non ne danno spiegazione).
Questo significa che il pianeta sarebbe dentro la “zona abitabile” della sua stella, dove gran parte del ghiaccio potrebbe essersi sciolto in acqua liquida, dando origine ad estesi e profondi oceani.
Se ciò fosse vero questo, tra tutti gli esopianeti conosciuti, sarebbe senz’altro il più simile alla nostra Terra.
Vito Lecci
Cartoline da Marte
20 aprile 2009 - 00:05 | In Astrofisica, Astronautica | 7 CommentiOggi vi propongo due bellissime immagini di Marte riprese dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter, attualmente in orbita marziana che, instancabilmente, ci sta inviando migliaia di bellissimi “scorci” di pianeta rosso.
Ho scelto queste due che mi sembrano molto carine.

Questa in alto è una parte del cratere Central Peak, quella in basso invece rappresenta dei depositi stratificati nel Southern Mid-Latitude Crater Floor

Cortesia: NASA/JPL/University of Arizona
Vito Lecci
P.S.:
Potete scaricare le immagini ad alta risoluzione alla pagina riservata agli iscritti.
Per chi non fosse già iscritto può farlo, gratuitamente, QUI.
Un groviglio di galassie in collisione
18 aprile 2009 - 13:55 | In Astrofisica | 2 CommentiIn un precedente articolo, da titolo “Galassie in collisione“, vi avevo proposto un collage di 59 immagini di gallassie interagenti riprese dall’Hubble Space Telescope.
Successivamente vi avevo annunciato il nuovo record di “Tre galassie in collisione“, sempre fotografate da Hubble.
Ma questa volta, come potete vedere dall’immagine, si tratta di una collisione ancora più imponente, ben quattro ammassi di galassie in uno scontro inimmaginabile e mai osservato prima d’ora.
Sono stati necessari i contributi di tre telescopi, il Chandra X-ray Observatory, l’Hubble Space Telescope della NASA e il Keck Observatory sul Mauna Kea, nelle Hawaii, per scoprire questa enorme collisione, a 5,4 miliardi di anni luce di distanza da noi e lunga la bellezza di 13 milioni di anni luce !!!
Sebbene il sistema, noto con il nome di MACJ0717, fosse già conosciuto da tempo, solo ora si comprende la sua vera natura.
Ora si cercherà di indagare ulteriormente su questo spettacolare groviglio di galassie, sicuramente permetterà ai ricercatori di comprendere meglio la struttura dell’Universo, la sua crescita ed evoluzione.
Vito Lecci
Sidereus Nuncius è basato su piattaforma WordPress
Copyright © 2008 Vito Lecci
Tutti i contenuti del sito sono protetti dal diritto d'autore
Questo Blog è proprietà di SIDEREUS di Vito Lecci - P.IVA 03472890759







