Luci e ombre nello spazio

29 gennaio 2013 - 08:57 | In Astrofisica, Astronomia | Commenti disabilitati

Oggi condivido con voi questa bellissima immagine che mette in evidenza l’accecante bagliore di alcune stelle giovanissime (sulla destra) in contrapposizione con una regione molto più buia (sulla sinistra).

Queste due regioni, apparentemente così differenti tra loro, hanno in comune più di quanto si possa pensare.

La colonna scura in questa immagine è formata da polveri ed ha una lunghezza di cinque anni luce, si chiama “Lupus 3″ e dista da noi circa 600 anni luce, in direzione della costellazione dello Scorpione.

Accade che alcune parti più dense di queste nubi di polveri, collassino sotto la propria forza gravitazionale, innescando una reazione che le porta alla formazione di nuove stelle che, una volta nate, con la loro radiazione e vento stellare, spazzano via le nubi circostanti, rendendosi visibili, come quelle sulla destra.

Questa bella foto è stata ottenuta grazie al telescopio da 2,2 metri di diametro dell’ESO, ubicato nell’Osservatorio di La Silla, in Cile.

Potete ottenere un ingrandimento dell’immagine, cliccandoci sopra.

Vito Lecci

Scoperto un pianeta orfano e solitario vagabondare nello spazio

20 novembre 2012 - 09:00 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

Siamo sempre stati abituati a pensare ad un pianeta come ad un corpo celeste che orbita attorno ad una stella madre, ma questa volta i ricercatori hanno trovato quello che sembrerebbe essere un pianeta che vaga nello spazio tutto solitario, senza nessun sistema solare a cui far riferimento.

Denominato con l’incomprensibile sigla “CFBDSIR2149″ dista da noi 100 anni luce ed è molto interessante in quanto la sua condizione solitaria offre agli astronomi la possibilità di studiarlo meglio rispetto a tutti gli altri.

Infatti l’assenza di una stella vicina, che col suo intenso bagliore ne disturberebbe l’osservazione, permetterà alla sofisticata strumentazione dei ricercatori di studiarne più agevolmente le sue caratteristiche.

Ora rimane da capire se si tratti di un corpo celeste nato come solitario oppure di un pianeta in qualche modo espulso dal suo sistema nativo.

Qualunque sia la sua origine sarà interessante scoprirla.

Vito Lecci

Fotografata una bellissima “Fontana cosmica”

9 novembre 2012 - 12:53 | In Astrofisica | 1 Commento

Quella in questa immagine è “Fleming 1″ un bellissimo esempio di nebulosa planetaria, cioè prodotta da una stella morente. La foto è stata ottenuta grazie al VLT (Very Large Telescope), dell’ESO.

In questo caso però le stelle morenti sono due e, la loro reciproca interazione, ha dato origine a questo bellissimo disegno che ricorda un  sorta di “fontana cosmica”.

Arrivate al termine del loro ciclo vitale queste stelle, non troppo massiccie, tendono a perdere i loro strati superficiali, che vengono illuminati dall’irragiamento del nucelo centrale residuo.

In questo caso, come chiaramente descritto dall’illustrazione a lato, il materiale perduto da una delle due stelle, viene catturato dalla compagna, che lo attrae a sè.

Quest’ultima ne proietta una parte nello spazio, lungo la direzione dei suoi poli, che ovviamente non sono fermi, ma si muovono descrivendo dei coni: il noto moto di precessione, che ha anche la terra.

Il risultato è quello che vedete, dei getti che fuoriescono “spiraleggiando”.

Se può essere utile per comprendere meglio, mi viene in mente un piccolo esperimento che potete fare da soli a casa, con un semplice tubo dell’acqua, quelli di gomma.

Tenendo saldamente il tubo di gomma nella mano, mentre il getto d’acqua fuoriesce da esso, facendo perno sul polso ruotate la mano, in maniera da descrivere un cerchio, vedrete chiaramente che l’acqua fuoriuscita da tubo di gomma descriverà dei getti a spirale, esattamente come in questa fonatana cosmica.

Vito Lecci

L’Universo è in recessione

8 novembre 2012 - 16:33 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

A quanto pare la crisi che stiamo attraversano a livello mondiale non è circoscritta al solo nostro minuscolo pianeta, ma è qualcosa che addirittura coinvolge l’intero Universo.

E’ quello che hanno scoperto i ricercatori scrutando centinaia di galassie.

Pare infatti che il tasso di formazione stellare, dalla nascita dell’Universo ad oggi, sia drasticamente crollato. Oggi infatti le nuove stelle che nascono sono 30 volte meno numerose di quelle che nascevano poco dopo il Big Bang.

Se questa tendenza continuerà, da oggi in poi verranno prodotte solo un altro 5% di nuove stelle, per il resto della vita dell’Universo stesso.

Questa scoperta è stata possibile grazie all’utilizzo congiunto di UKIRT (UK Infrared Telescope), VLT (Very Large Telescope) e il Subaru Telescope che, studiando galassie a differente distanza (e quindi età) da noi, ha reso possibile mettere in evidenza il differente tasso di nascite stellari di oggi rispetto al passato.

Vito Lecci

Una galassia dal cuore misterioso

28 ottobre 2012 - 11:40 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

In questa immagine, ottenuta grazie al Telescopio Spaziale Hubble (NASA/ESA), potete vedere una delle più grandi galassie conosciute, è circa 10 volte più grande della nostra Via Lattea e dista da noi ben tre miliardi di anni luce. Denominata A2261-BCG, è la più grande galassia dell’ammasso galattico Abell 2261, appunto.

La differenza che balza agli occhi, rispetto a tutte le altre conosciute, è il suo enorme ed inusuale rigonfiamento centrale, in proporzione alla dimensione della galassia stessa, circa il triplo di quanto ci si aspettasse.

Gli astronomi, tra le varie possibili cause, stanno valutando alcune ipotesi che sarebbero legate ai buchi neri, che normalmente sono presenti nei nuclei galattici.

I queste ipotesi forse due o più buchi neri potrebbero essersi fusi insieme, oppure ancora essere stati espulsi dal nucleo galattico, in entrambi i casi questo potrebbe generare una sorta di caos nella disposizione delle stelle del nucleo galattico, facendole assumere la dimensione che vediamo.

Tuttavia, la cosa ancora più bizzarra è che Hubble in questa galassia non ha individuato alcuna traccia circa la presenza di qualsiasi buco nero nel suo nucleo, o dintorni di esso.

Si tratta di un bel rompicapo, sarà davvero interessante vedere come i ricercatori risolveranno questo enigma.

E’ possibile cliccare sull’immagine per ingrandirla.

Vito Lecci

Zucchero intorno ad una stella simile al Sole

1 settembre 2012 - 12:08 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

Benchè fosse stata trovata altre volte nello spazio, questa è la prima volta che la presenza della molecola dello zucchero viene rinvenuta intorno ad una stella molto simile al nostro Sole.

La scoperta è stata possibile grazie ad ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) di cui i ricercatori si sono serviti.

La stella, denominata IRAS 16293-2422, si trova a circa 400 anni-luce da noi, in direzione della costellazione di Ofiuco.

La scoperta risulta interessante in quanto, come affermato dai ricercatori, la molecola del glicolaldeide è uno degli elementi della formazione dell’RNA, quindi è uno degli elementi costitutivi della vita. E questa volta si trova proprio nel momento giusto al posto giusto, cioè vicino ad una stella di massa e tipologia paragonabile al sole. Quindi tali molecole potrebbero trovare collocazione in uno dei tanti pianeti in formazione e forse contribuire significativamente alla nascita della vita su di essi.

Vito Lecci

Scoperto il primo sistema solare circumbinario

30 agosto 2012 - 10:22 | In Astrofisica, Astronomia | 2 Commenti

Il telescopio spaziale Kepler colpisce ancora: ha trovato il primo sistema planetario circumbinario.

Cioè si tratta dui due pianeti che orbitano intorno ad un sistema solare formato da due stelle.

Il nome di questo sistema è “Kepler-47″ e dista da noi circa 5.000 anni-luce, in direzione della costellazione del Cigno. Ad essere precisi Kepler aveva già scoperto in passato un pianeta circumbinario (ne parlammo in questo post), ma questa volta si tratta non di un singolo pianeta, bensì di un sistema, formato da due pianeti.

Una delle due stelle del sistema ha le stesse dimensioni del nostro Sole, l’altra è tre volte più piccola. Entrambe ruotano una intorno all’altra con un periodo di poco più di una settimana.

Dei due pianeti invece il più vicino (Kepler-47b) ha un diametro triplo rispetto a quello terrestre, il secondo invece (Kepler-47c) ha un diametro di 4,6 volte quello terrestre, il suo anno dura 303 giorni (poco meno del nostro), ed è molto interessante in quanto si troverebbe nella fascia di abitabilità del sistema, cioè in quella regione dove la temperatura permetterebbe la presenza di acqua allo stato liquido.

Peccato che il pianeta sia di tipo gassoso, quindi incompatibile con la presenza di forme di vita (almeno come le intendiamo noi), tuttavia i ricercatori sottolineano che se questo pianeta avesse delle lune, quelle si che sarebbero davvero interessanti da questo punto di vista.

Qui trovate un’immagine con i due sistemi solari in scala, la regione verde intorno ad ognuno è la “zona di abitabilità” di ognuno dei due sistemi solari.

Vito Lecci

E’ confermato, il Bosone di Higgs esiste !

4 luglio 2012 - 15:39 | In Astrofisica | 10 Commenti

Proprio oggi, 4 luglio 2012, il CERN dirama il comunicato secondo il quale, dopo una lunghissima serie di difficili ricerche, il bosone di Higgs, conosciuto anche con l’errato soprannome di “particella di Dio” è stato finalmente scoperto.

Si tratta della particella grazie alla quale viene conferita massa a tutte le altre particelle, rivestendo quindi un’importanza fondamentale nella comprensione dell’Universo di cui facciamo parte.

La scoperta è da attribuirsi all’utilizzo degli esperimenti Cms, coordinato dall’americano Joseph Incandela, e Atlas, coordinato dall’Italiana Fabiola Gianotti, entrambi perfettamente convergenti sullo stesso risultato.

Alla presentazione dei risultati, oggi al CERN, era presente Peter Higgs, emozionatissimo, che aveva teorizzato l’esistenza di questa particella ben 48 anni fa. Lo stesso Higgs, oggi 83-enne, commosso fino alle lacrime, ha affermato che non si sarebbe mai aspettato che la particella da lui teorizzata sarebbe stata scoperta nell’arco della sua stessa vita.

Si tratta di una grandissima conquista nella storia dell’Umanità, resa possibile grazie agli sforzi di moltissimi brillanti ricercatori, tra cui centinaia di menti italiane facenti parte dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) che, nel CERN, riveste un ruolo di primo piano.

Vito Lecci

P.S.: proprio questa sera ne approfitteremo per spendere due parole al Parco Astronomico SIDEREUS, prima di affrontare l’argomento previsto sui Maya e le presunte profezie per il 2012.

Miliardi di pianeti, potenzialmente abitabili, popolano la Via Lattea

28 marzo 2012 - 14:04 | In Astrofisica, Astronomia | 3 Commenti

Un recentissimo comunicato dell’ESO (European Southern Observatory), afferma che la nostra Via Lattea brulicherebbe di pianeti rocciosi, molto simili alla nostra Terra, a distanze ottimali dalla propria stella, da poter sostenere una eventuale forma di vita, almeno come la intendiamo noi.

Si tratterebbe di Super-Terre, pianeti cioè di poco più grandi del nostro (da una a cento volte più massicci della Terra), che orbitano intorno a nane rosse, piccole stelle meno brillanti del nostro sole, ma che costituiscono l’80% delle stelle della nostra galassia.

Utilizzando lo spettrografo HARPS, montato sul telescopio presso l’osservatorio di La Silla, in Cile, che per sei anni ha monitorato 102 nane rosse, sono state scoperte 9 super-Terre, di cui due nella zona abitabile (cioè ad una distanza ottimale dalla propria stella, tanto da rendere possibile l’esistenza dell’acqua allo stato liquido, condizione necessaria alla nascita e proliferazione della vita).

Quindi, estrapolando questo dato a tutte le nane rosse della Via Lattea, si raggiungerebbe la ragguardevole cifra di decine di miliardi di queste super-Terre nella nostra sola galassia, di cui almeno un centinaio dovrebbero essere vicinissime a noi, entro 30 anni-luce dal Sole.

Una di queste è Gliese 667cc, che orbiterebbe in un sistema solare triplo. E’ quattro volte più massiccia della Terra e, come si vede dall’immagine pittorica in alto, è sicuramente in una regione abitabile tel proprio sistema, tanto da consentire la presenta di acqua allo stato liquido sulla sua superficie.

Il passo successivo sarà studiare quelle che, dalla nostra prospettiva, transitano davanti alla propria stella, in maniera da poter cogliere qualche dettaglio della loro atmosfera.

Vito Lecci

Un filo lungo 100.000 miliardi di chilometri

15 febbraio 2012 - 15:29 | In Astrofisica | Commenti disabilitati

E’ fatto di polvere e si trova in direzione della costellazione del Toro, a soli 450 anni luce di distanza da noi.

Conosciuto come Nube Molecolare del Toro, questo enorme filamento, la cui lunghezza supera i 10 anni luce, è tutt’ora sede di formazione stellare, centinaia di stelle sono nate, e stanno nascendo, alimentate dalle polveri e dai gas in esso presenti.

Questa bella immagine, in falsi colori, è stata ottenuta grazie al telescopio APEX (Atacama Pathfinder Experiment) in Cile.

Vito Lecci

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