La Luna si sta restringendo
25 agosto 2010 - 09:39 | In Astrofisica, Astronomia | Nessun Commento
Questa è la nuova, sconvolgente, realtà che la sonda LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter), attualmente in orbita lunare, ha messo a nudo sul nostro unico satellite naturale.
Finora si è sempre pensato che la contrazione della Luna, dovuta al suo progressivo raffreddamento, sia avvenuta in larga misura nel suo lontanissimo passato, poco dopo la sua formazione. Dalle ultime scoperte pare invece che tale processo sia ancora attualmente in atto.
LRO avrebbe infatti fotografato moltissime scarpate che metterebbero in evidenza come alcune regioni della Luna siano spofondate di almeno un centinaio di metri. La prova della recente formazione di questi cedimenti è fornita da alcuni giovani crateri ubicati a ridosso delle scarpate e che sarebbero stati semidistrutti nel cedimento del terreno. Questo proverebbe quindi che tali scarpate siano ancora più giovani.
In effetti i sismografi installati sulla Luna, in occasione delle missioni Apollo, avevano registrato dei movimenti tellurici, attribuiti agli impatti delle meteoriti sul suolo lunare. Ora però si pensa che una parte di quell’attività sismica possa essere stata causata proprio dalla formazione di queste scarpate.
Ora i ricercatori proveranno a confrontare le immagini riprese nelle varie missioni Apollo con quelle, recentissime, della LRO, allo scopo di appurare l’eventuale “evoluzione” avvenuta in questi ultmimi 40 anni.
Siamo sempre stati abituati a pensare al nostro astro della notte come un oggetto estremamente tranquillo e statico. Adesso invece fa un certo effetto pensare che sia in realtà in costante evoluzione e che, probabilmente, la Luna che hanno visto i nostri vicini antenati, non sia esattamente quella che vediamo noi oggi…
Vito Lecci
Un buco nero mancato
18 agosto 2010 - 18:20 | In Astrofisica | Nessun Commento
E’ stata scoperta dal Very Large Telescope dell’ESO una nuova Magnetar nella costellazione dell’altare, a 16.000 anni luce di distanza da noi.
Si tratta di una stella di neutroni con un possente campo magnetico che, prima di diventare tale, era una stella con una massa di oltre 40 volte quella del nostro sole. Ed è proprio questa la novità di cui è foriera questa nuova scoperta.
In effetti finora si sapeva che le stelle di neutroni si formano dalla morte di stelle con una massa compresa tra 10 e 25 masse solari. Invece le stelle con massa maggiore morendo danno origine a dei buchi neri.
La certezza della massa iniziale di questa magnetar (oltre 40 masse solari) deriva dalla sua collocazione all’interno di un ammasso stellare in cui tutte le stelle che lo compongono hanno più o meno la stessa massa ed età, essendosi originate tutte da un unico evento di formazione stellare.
Gli astronomi quindi si interrogano sul motivo che avrebbe portato questa stella a percorrere, nel suo ciclo evolutivo, una strada differente rispetto a quella attesa.
Al momento si ipotizza che, prima di morire, la stella in questione avrebbe perso 9/10 della sua massa iniziale, forse a causa della presenza di una compagna. Se ciò dovesse trovare riscontro nelle future osservazioni e scoperte, ciò amplierebbe la nostra conoscenza sul ruolo ricoperto dai sistemi stellari binari nell’evoluzione stellare.
Vito Lecci
Ecco la stella più grande mai scoperta
27 luglio 2010 - 12:12 | In Astrofisica | 3 Commenti
Gli astronomi l’hanno battezzata R136a1 e, con la sua massa attuale pari a 265 volte quella del sole ed una luminosità di 10 milioni di volte maggiore, è la stella più massiccia che sia mai stata scoperta fino ad oggi.
Tuttavia questo genere di stelle perdono rapidamente una gran quantità di massa durante la propria vita, infatti la stella appena scoperta, alla nascita, aveva una massa di almeno 320 masse solari. Fino a poco tempo fa, si riteneva che le stelle alla nascita non potessero avere massa maggiore a 150 masse solari, ma oggi evidentemente questo limite è stato raddoppiato.
R136a1 si trova a 165.000 anni-luce di distanza da noi, nella nebulosa della Tarantola, una intensa regione di formazione stellare, all’interno della Grande Nube di Magellano, una delle galassie a noi più vicine, visibile dall’emisfero australe.
In questa piccola immagine potete vedere un confronto tra una piccola stella rossa (0,1 masse solari), una stella delle dimensioni del nostro Sole (quella gialla), una stella di 8 masse solari (quella azzurra), infine R136a1 (raffigurata in blu) con massa oltre 300 volte di quella solare.
Qualche curiosità:
Se tale stella fosse alla stessa distanza del nostro sole da noi, la luminosità della nostra stella apparirebbe effimera, alla pari di quella della Luna Piena rispetto al Sole.
Inoltre, a causa della forte attrazione gravitazionale della massiccia R136a1, il nostro pianeta sarebbe costretto ad aumentare la velocità di rivoluzione ed il nostro attuale anno durerebbe appena tre settimane. Tuttavia, le intensissime radiazioni emesse da R136a1, renderebbero impossibile ogni forma di vita sul nostro pianeta.
Vito Lecci
L’Universo passato e presente in un unica immagine
6 luglio 2010 - 15:55 | In Astrofisica | 5 CommentiE’ stata appena rilasciata dall’ESA la nuova immagine dell’Universo ripresa dalla sonda PLANCK.
Si tratta di una spettacolare mappa a tutto cielo che, in un sol colpo d’occhio, ci racconta passato e presente del nostro Universo.
Infatti la parte centrale dell’immagine, la scia chiara orizzontale, è la Via Lattea, la nostra galassia. Al di sopra ed al di sotto di essa sono ben evidenti degli enormi pennacchi di polvere, essi sono la culla di una quantità strabiliante di stelle appena nate o che stanno per vedere (o meglio emettere…
) la luce.
Fin qui abbiamo una foto della nostra galassia, e quindi dell’Universo nella sua attuale età. Invece le regioni più estreme in alto ed in basso dell’immagine, benchè meno spettacolari, sono invece scientificamente interessantissime. Si tratta infatti della radiazione cosmica di fondo, è in assoluto la più antica luce dell’Universo, emessa dopo il Big Bang, ben 13,7 miliardi di anni fa.
Ed è proprio questa la missione di PLANCK: ricostruire, a partire da quel fondale screziato, ciò che avvenne nell’Universo primordiale nei primi istanti della sua formazione. Tuttavia per poter adempiere al meglio a questa missione sarebbe opportuno avere un’immagine a tutto cielo della sola radiazione cosmica di fondo, anche laddove adesso compare la Via Lattea, la cui presenza dovrà essere rimossa digitalmente attaraverso complessi algoritmi.
Ma quando il lavoro sarà stato completato PLANCK sarà in grado di mostrarci l’immagine della radiazione cosmica di fondo più precisa che sia mai stata ottenuta.
Clicca sull’immagine per ingrandire
Vito Lecci
Un pianeta supertempestoso
30 giugno 2010 - 08:00 | In Astrofisica, Astronomia | Nessun Commento
Si chiama HD209458b e si trova ad una distanza di 150 anni luce da noi, in direzione della costellazione di Pegaso. Si tratta di un esopianeta con massa pari al 60% di quella di Giove.
Tuttavia, al contrario di Giove, che è ben lontano dal Sole, HD209458b si trova a soli 7,5 milioni di Km dalla sua stella, molto più vicina di quanto lo siamo noi stessi dalla nostra (la Terra dista 150 milioni di Km dal Sole).
Questa estrema vicinanza dell’esopianeta, unita al fatto che esso mostra sempre la stessa faccia alla sua stella (come succede per la Luna intorno alla Terra) costringe il suo lato illuminato a raggiungere temperature di circa 1.000 °C, mentre l’altra faccia rimane sempre freddissima.
Questa estrema differenza di temperatura scatena delle tempeste i cui venti raggiungono spaventose velocità che oscillano dai 5.000 ai 10.000 Km orari.
Questa strabiliante scoperta è stata fatta grazie all’utilizzo del CIRES, un potente spettrografo installato sul Very Large Telescope dell’ESO, che ha reso possibile anche l’individuazione di una consistente presenza di carbonio sul pianeta, proprio come riscontrato anche su Giove e Saturno.
Probabilmente lo strumento potrebbe aiutare i ricercatori a studiare anche l’atmosfera di altri pianeti simili alla Terra e capire se vi possano essere condizioni favorevoli alla vita.
Vito Lecci
Scoperto un nuovo pianeta extrasolare
11 giugno 2010 - 04:25 | In Astrofisica, Astronomia | Nessun Commento
Beta Pictoris è una giovane e massiccia stella della costellazione del pittore, ad una distanza di 60 anni luce da noi, è il 75% più grande del nostro Sole, ed ha un’età di appena 12 milioni di anni (la nostra stella ne ha 4,5 miliardi).
E’ proprio intorno a Beta Pictoris che i ricercatori hanno scoperto un nuovo pianeta, denominato “Beta Pictoris b”, che orbita ad una distanza compresa tra 8 e 15 Unità Astronomiche dalla sua stella, grazie all’utilizzo del telescopio da 8,5 metri di diametro dell’ESO (European Southern Observatory).
Il pianeta ha una massa pari a circa 9 volte quella di Giove, si tratta quindi di un gigante gassoso. Questo dimostrerebbe quindi come questo genere di pianeti possano formarsi in tempi molto brevi, nel giro di pochi milioni di anni, intorno a stelle massicce.
Al conrario di tutti gli altri pianeti extrasolari scoperti finora, Betà Pictoris è il più promettente caso di pianeta gassoso che potrebbe essersi formato alla stessa maniera dei pianeti giganti del nostro sistema solare. Il suo studio quindi potrebbe essere molto prezioso per migliorare la comprensione del sisema in cui viviamo.
Vito Lecci
Festeggiamo i 20 anni di Hubble Space Telescope
25 aprile 2010 - 13:31 | In Astrofisica | 3 Commenti
E’ stato lanciato in orbita il 24 aprile 1990 dallo Space Shuttle Discovery, in occasione della missione STS-31, ha incontrato mille difficoltà, tra problemi progettuali e missioni di riparazione, ma i ricercatori del Team che lo ha a da sempre gestito hanno saputo far miracoli, tirando fuori immagini e dati che hanno rivoluzionato e ampliato le conoscenze in ambito astronomico e astrofisico.
HST quindi si è rivelato essere uno dei più prolifici progetti in termini di ritorno scientifico mai realizzati.
Oggi si festeggia il suo 20° anniversario con questa bellissima immagine che ritrae una regione di intensa formazione stellare. Sebbene quest’immagine ricordi moltissimo quella celebre dei “Pilastri della Creazione” del 1995, quest’ultima invece appare molto più dettagliata e si trova nella costellazione della Carena.
Essa riprende la parte superiore di un pilastro alto tre anni luce, formato da polveri e gas, illuminato dalle vicine e giovani brillanti stelle. Si tratta di una delle più prolifiche regioni di formazione stallare che si conosca.
L’immagine proposta in questo post è stata ottenuta nella banda visibile, tuttavia potete scaricare l’alta risuluzione (nella pagina riservata agli iscritti alla ML) dove, accanto a questa immagine, è riportata anche quella nell’infrarosso.
Auguri HST !
Vito Lecci
P.S.:
Potete scaricare le immagini ad alta risoluzione alla pagina riservata agli iscritti.
Per chi non fosse già iscritto può farlo, gratuitamente, QUI.
Stelle neonate nel Tucano
28 febbraio 2010 - 12:24 | In Astrofisica | Nessun Commento
Oggi vorrei proporvi questa bellissima immagine realizzata dal telescopio di 2,2 metri di La Silla, in Cile.
Si tratta della bellissima nebulosa NGC 346, ubicata in direzione della costellazione del Tucano, nella Piccola Nube di Magellano, una galassia molto vicina alla nostra Via Lattea, da cui dista solo 210.000 anni-luce, visibile dall’emisfero australe.
La nebulosa di estende per circa 200 anni-luce ed il gas di cui è composta è reso visibile grazie alla radiazione emessa dalla moltidudine di stelle neonate presenti al suo interno.
Si tratta quindi di una nebulosa ad emissione che ha dato origine alla nascita di centinaia di stelle la cui età è di pochi milioni di anni.
Senz’altro è un’altra bella immagine da aggiungere alla nostra collezione, potete cliccarci sopra per ottenerne l’alta risoluzione.
Vito Lecci
Un’impronta felina nello spazio
22 gennaio 2010 - 15:11 | In Astrofisica | 1 CommentoL’ESO (European Southern Observatory) ha appena rilasciato l’ultima immagine ripresa dall’Osservatorio di La Silla, in Cile.
E’ la nebulosa NGC 6334, conosciuta anche come “Nebulosa Zampa di Gatto”, infatti assomiglia molto alle impronte lasciate dai nostri felini domestici.
Si trova a circa 5500 anni-luce da noi, in direzione della costellazione dello Scorpione e riscopre un’area approssimativamente uguale a quella della luna piena.
L’intera nube ha un’estensione di circa 50 anni-luce e la sua colorazione rossa è dovuta soprattutto all’idrogeno reso incandescente dalla radiazione emessa dalle giovani stelle presenti al suo interno.
In effetti la nebulosa è uno dei più attivi vivai stellari conosciuti nella nostra galassia e potrebbe contenere, celate tra le sue rosse nubi, decine di centinaia di stelle, con massa circa dieci volte maggiore rispetto a quella del Sole.
Cliccate sull’immagine per ottenerne un ingrandimento.
Vito Lecci
Dune marziane
10 gennaio 2010 - 20:01 | In Astrofisica | 6 CommentiOggi vorrei condividere con voi questa bellissima immagine di Marte, ripresa dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter (MRO), attualmente in orbita marziana.
Il surreale paesaggio che vedete è una distesa di dune di sabbia nella regione settentrionale del pianeta.
Qui, in inverno, le dune sono ricoperte da uno strato di ghiaccio secco (CO2) che, al calore dei primi raggi primaverili, sublima lasciando nude le dune sottostanti.
Durante questo processo può accadere che alcune creste di sabbia franino verso il basso, orgininando le striature scure che vedete in foto.
Non so voi, ma la prima impressione che ho avuto io è stata quella di un deserto con piccole oasi di vegetazione sparpagliate qua e là.
Se l’immagine vi piace potete cliccarci sopra per ottenerne l’alta risoluzione.
Vito Lecci
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