Una nuova Nebulosa Elica all’infrarosso

26 gennaio 2012 - 09:31 | In Astrofisica, Astronomia | Nessun Commento

Oggi vi propongo questa nuova versione della Nebulosa Elica (nell’immagine a sinistra), questa volta ottenuta nell’infrarosso, dal telescopio VISTA dell’ESO, in Cile.

In questa nuova immagine sono presenti una quantità decisamente maggiore di dettagli, soprattutto riguardo i filamenti di gas freddo (in rosso), che sono invisibili in luce bianca.

La Nebulosa Elica, a circa 700 anni luce di distanza da noi, in direzione della costellazione dell’Acquario, si è formata in seguito alla morte di una stella che ha perso i suoi strati esterni, dando vita a questa spettacolare immagine formata da polvere e materiale ionizzato, illuminato dalla radiazione prodotta dai resti della stella che l’ha generata.

Potete cliccare sull’immagine per visualizzarne un ingrandimento.

Vito Lecci

Un brulichio di pianeti nella nostra galassia

18 gennaio 2012 - 14:33 | In Astrofisica | 1 Commento

Da 16 anni i ricercatori stanno lavorando alacremente alla ricerca di esopianeti nella nostra galassia. Pianeti cioè che orbitano intorno ad altre stelle che non siano il sole. Il risultato ha condotto alla scoperta di oltre 700 di questi pianeti extrasolari.

In questi ultimi sei anni però, alla ricerca con i sistemi “tradizionali”, si è aggiunto l’effetto “microlente gravitazionale” che deriva direttamente dalla Teoria della Relatività di Einstein, secondo la quale la luce che passa nelle vicinanze di un corpo celeste viene deviata per effetto della sua stessa forza gravitazionale.

Grazie ai risultati ottenuti utilizzando questo potente metodo di indagine, i ricercatori sono giunti alla conclusione che tutte le stelle della nostra galassia siano circondate da più di un pianeta e, soprattutto, moltissimi di questi pianeti hanno una massa simile a quella della nostra terra. Questo confermerebbe che il nostro pianeta, come dimensione e tipologia, non sia affatto una rarità, ma una regola nella nostra galassia.

Oggi quindi, guardando il cielo stellato, siamo consapevoli che intorno ad ognuna delle stelle che i nostri occhi possono scorgere, potrebbe esserci un pianeta del tutto simile al nostro e, chissà, magari anche abitato da lontani “cugini galattici”.

Vito Lecci

El Gordo, un immenso ammasso di galassie appena scoperto

11 gennaio 2012 - 15:43 | In Astrofisica | Nessun Commento

E’ stato un team di ricercatori cileni che, grazie al VLT (Very Large Telescope) dell’ESO nel deserto di Atacama, ha scperto questo nuovo interessante oggetto.

El Gordo (così lo hanno chiamato), è un immenso ammasso di galassie formato da due sotto-concentrazioni, attualmente in collisione tra loro alla vertiginosa velocità di qualche milione di chilometri orari.

La struttura è lontanissima da noi, circa sette miliardi di anni luce dalla Terra, ed è il più grande ammasso di galassie conosciuto nell’Universo lontano, estremamente denso e caldo.

Ora i ricercatori avranno di che lavorare per cercare di capire il meccanismo che mette in moto la formazione di questi mostruosi oggetti.

Vito Lecci

Babbo Natale ci porta due nuovi pianetini

21 dicembre 2011 - 18:05 | In Astrofisica, Astronomia | Nessun Commento

Sono stati appena scoperti dalla sonda Keplero della NASA, due nuovi pianeti extrasolari. Questa volta sono i più piccoli mai scoperti fino ad ora.

Si chiamano Kepler-20e e Kepler-20f, hanno un diametro rispettivamente di 11.000 e 13.000 Km, quindi la Terra, con i suoi 12.733 km si collocherebbe a metà strada tra i due, come si vede anche dall’immagine in alto. Anche la stella attorno alla quale orbitano è molto simile al nostro sole.

Tuttavia le analogie terminano qui. Pare infatti che i due pianeti siano estremamente vicini alla propria stella, da cui distano soltanto 16,6 e 7,5 milioni di Km (noi distiamo 150 milioni di Km dal Sole). Questo significa che la temperatura sulla superficie di questi pianetini si stima in circa 430 e 760 gradi, mentre i loro periodi di rivoluzione sarebbero così rapidi da portare i due pianeti a completare un anno, rispettivamente in 19,6 giorni terrestri, per il più lontano, ed in soltanto 6,1 giorni nell’altro. Insomma, compleanni a iosa per i suoi ipotetici, ma improbabili abitanti.

Fatto  molto curioso sono anche gli altri tre fratelli maggiori di questi due pianetini. Pare che anch’essi siano vicinissimi alla propria stella. Addirittura i cinque pianeti, se fossero collocati nel nostro sistema solare, avrebbero tutti quanti un’orbita intramercuriale.

Questo nuovo ed insolito sistema solare si troverebbe ad una distanza di 950 anni luce da noi.

Insomma, per ora, ai fini dell’ipotesi dell’esistenza di possibili forme di vita simili alla nostra, al momento il candidato più promettente rimane kepler-22b, di cui abbiamo parlato nel precedente post dal titolo: “Scoperto l’esopianeta più simile alla Terra“.

Vito Lecci

Scoperto l’esopianeta più simile alla Terra

7 dicembre 2011 - 08:36 | In Astrofisica, Astronomia | 2 Commenti

In anni di ricerca, centinaia di esopianeti scoperti e decine di candidati pianeti simili al nostro, adesso abbiamo finalmente un pianeta extrasolare con moltissime analogie con la nostra Terra.

Si chiama Kepler-22b, scoperto dal telescopio spaziale Keplero della NASA, appositamente concepito per la caccia di pianeti extrasolari di taglia simile a quella terrestre.

Ma vediamo quali sono le analogie di cui vi accennavo:

1) ha un diametro di soltanto 2,4 volte il diametro terrestre, che ne fa l’esopianeta più piccolo scoperto finora, la maggior parte di quelli scoperti prima, spesso, avevano una dimensione simile a quella di Giove;

2) il suo anno dura quasi come il nostro, circa 290 giorni terrestri;

3) la sua stella ha dimensione e tipologia simili al sole;

4) è solo il 15% più vicina alla sua stella di quanto non lo siamo noi al sole, quindi si trova nella cosiddetta fascia di abitabilità;

5) infatti, la temperatura media stimata sulla sua superficie è di circa 22°C, che lascia immaginare un clima molto mite.

Tutte queste sue caratteristiche lo rende unico tra i tantissimi pianeti extrasolari scoperti finora.

Ora bisogna soltanto capire se la sua superifice sia prevalentemente rocciosa come la nostra, oppure liquida o addirittura gassosa.

Insomma, pare che abbia tutte le carte in regola per essere potenzialmente abitabile, almeno per forme di vita simili alla nostra. Sarebbe bello pensare che forse, proprio su Kepler-22b, potrebbero esserci altri nostri coinquilini dell’Universo. Peccato soltanto che, almeno per ora, sarà difficile andare a controllare, infatti la sua distanza da noi è di circa 600 anni luce, che lo rende non proprio a portata di mano.

Vito Lecci

Ecco l’asteroide “antenato” della Terra

18 novembre 2011 - 18:05 | In Astrofisica, Astronomia | 2 Commenti

Si chiama Lutetia, ha un diametro di circa 100 Km ed è un asteroide molto diverso da tutti gli altri che vagano intorno al Sole, tra l’orbita di Marte e quella di Giove.

A giudicare infatti dai dati a disposizione dei ricercatori, pare che questo asteroide in passato fosse molto più vicino al sole di quanto sia oggi, e faceva parte di quella particolare classe di asteroidi che hanno dato vita alla formazione di Mercurio, Venere e della nostra Terra.

A questa conclusione si è giunti in seguito ai dati raccolti dalla sonda Rosetta dell’ESA, dell’NTT (New Technology Telescope) dell’ESO e di alcuni telescopi della NASA.

Dal confronto di questi dati con quelli di varie meteoriti trovate sulla terra, pare che Lutetia abbia molte affinità con le enstatiti, una tipologia di meteoriti formatesi nelle vicinanze del Sole, che rappresenterebbero una delle principali costituenti della formazione dei primi pianeti ricciosi, tra cui il nostro.

Come mai oggi Lutetia si trovi invece nella fascia asteroidale tra Marte e Giove è ancora da appurare, sebbene i ricercatori pensino che l’asteroide abbia subito una sorta di effetto “fionda gravitazionale” da parte di uno dei pianeti interni, che lo avrebbe scaraventato in una regione più esterna del Sistema Solare. Un meccanismo del tutto simile a quello che gli stessi ricercatori utilizzano per proiettare le varie sonde spaziali verso i pianeti più lontani.

La scoperta di questa particolare natura chimica di Lutetia potrebbe candidare l’asteroide ad una futura missione robotizzata, che possa raccoglierne qualche frammento da riportare a terra ed analizzare, al fine di comprendere meglio le origini dei pianeti più interni del Sistema Solare, Terra compresa.

Clicca sull’immagine per avere un ingrandimento

Vito Lecci

Acqua su Marte, un’altra prova indiretta

7 novembre 2011 - 18:06 | In Astrofisica | Nessun Commento

Questa bellissima immagine, scattata dall sonda europea Mars Express dell’ESA, riprende il cratere Oraibi nella regione di Ares Vallis su Marte.

Oltre ad essere esteticamente molto bella, secondo i ricercatori questa immagine fornisce una ulteriore prova indiretta che, in passato, su Marte scorresse in abbondanza acqua allo stato liquido.

In questo caso la prova sarebbe da attribuire alla scarsa presenza di crateri antichi, mentre invece abbondano crateri relativamente giovani.

Questo fenomeno potrebbe essere causato proprio all’azione erosiva dell’acqua che, probabilmente circa 3,8 miliardi di anni fa, avrebbe cancellato ogni traccia dei crateri più antichi e più piccoli.

Ciccare sull’immagine per ottenerne un ingrandimento

Vito Lecci

Ghiaccio secco su Marte

10 ottobre 2011 - 10:24 | In Astrofisica | Nessun Commento

Per iniziare la nuova settimana vi propongo questa bella immagine di una delle calotte marziane.

Ovviamente è ricoperta da uno strato di ghiaccio secco (non d’acqua), formato cioè da biossido di carbonio (CO2).

Durante l’inverno marziano la temperatura sul pianeta è abbastanza bassa da permettere al biossido di carbonio di solidificare ma, all’aumentare delle temperature, esso sublima passando quindi direttamente dallo stato solido a quello gassoso.

Nel Polo Sud marziano, a cui questa foto si riferisce, la temperatura si mantiene abbastanza bassa da permettere alla CO2 di rimanere perennemente nello stato solido, questa lastra infatti è spessa alcuni metri.

In questa immagine sono visibili diverse cavità (quelle al centro hanno un diametro di circa 60 metri), le cui pareti hanno un colore diverso dal fondo, probabilmente dovuto alla mescolanza tra polvere e ghiaccio. Qui durante l’inverno pieno anch’esse sono ricoperte da un sottile strato di brina bianca che, ai primi calori, scompare lasciando a nudo il vero colore delle pareti stesse.

L’immagine è stata ripresa dalla sonda MRO (Mars Reconnaissance Orbiter) attualmente in orbita marziana. Cliccateci sopra se ne volete l’ingrandimento.

Vito Lecci

La nebulosa Uovo Fritto

29 settembre 2011 - 09:26 | In Astrofisica | 2 Commenti

Dopo la nebulosa “Gallina in fuga” di ieri, sembra quasi naturale oggi parlare della nebulosa “Uovo Fritto”, che  i ricercatori hanno fotografato proprio di recente, grazie al VLT (Very Large Telescope) dell’ESO (European Southern Observatory).

Ma, al contrario della nebulosa ad emissione (una fabbrica di stelle) di cui abbiamo parlato ieri, quest’ultima invece è generata da una stella in una fase molto instabile della sua vita evolutiva.

Si tratta di una supergigante gialla di enormi dimensioni le cui frequenti esplosioni che sta subendo hanno generato due gusci simmetrici di materiale che, espulso dalla stella stessa, si sono disposti tutto intorno, ricordando la forma di un uovo fritto.

La stella dista da noi 13.000 anni luce ed è 500.000 volte più luminosa del Sole, ma se fosse inserita a suol posto la sua superficie lambirebbe l’orbita di Giove, inghiottendo quindi tutti i pianeti interni. I gusci esterni invece si estenderebbero oltre l’orbita di Nettuno, includendo quindi tutto quanto il nostro Sistema Solare.

E’ una di quelle stelle destinate a morire in maniera violenta: esploderà, dando origine ad una enorme supernova.

Vito Lecci

Una gallina razzola nello spazio

28 settembre 2011 - 20:02 | In Astrofisica | Nessun Commento

Cari amici,

oggi vorrei condividere con voi questa bella immagine ripresa dal telescopio di 2,2 metri di diametro dell’ESO (European Southern Observatory).

Si tratta della Nebulosa Lambda Centauri (IC 2944), a volte soprannominata “gallina in fuga” (Running Chicken) per via della sua somiglianza col noto pennuto.

La nebulosa si trova a 6.500 anni luce da noi, nella costellazione del Centauro. La sua colorazione rossa è dovuta all’abbondanza di idrogeno, illuminato dall’intensa radiazione ultravioletta prodotta dalle stelle che vi si trovano all’interno.

Si tratta di un’altra bellissima regione di formazione stellare, come tante altre ne abbiamo viste in passato. Ulteriore indizio dell’attività di formazione stellare ci è fornito dai Globuli di Bok presenti, quelle macchie scure che sono dovute alla presenza di polveri che non si lasciano attraversare alla luce. Osservandoli nell’infrarosso appare chiara all’interno la presenza di giovani stelle.

A proposito, voi l’avete vista la gallina in questa nebulosa?

Devo essere sincero, io ci ho messo un po’ prima di individuarla, sarà l’età… ;)

Per vederla meglio potete ottenere un ingrandimento dell’immagine, cliccandoci sopra.

Vito Lecci

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