Scoperto il primo pianeta circumbinario
19 settembre 2011 - 09:00 | In Astrofisica | 5 Commenti
Si chiama così un pianeta che orbita non intorno ad una stella, bensì intorno a due stelle.
Di pianeti extrasolari oggi se ne conoscono a centinaia, alcuni di questi addirittura in orbita intorno ad una stella parte di un sistema stellare binario, cioè due stelle reciprocamente legate gravitazionalmente.
Questa però è la prima volta che, all’interno di un sistema binario, il pianeta scoperto non orbita intorno ad una sola delle due stelle binarie, bensì intorno ad entambe.
La scoperta è da attribuirsi al satellite Kepler, un “cacciatore” di esopianeti, in orbita terrestre dal 7 marzo 2009, ed il pianeta appena scoperto, denominato Kepler-16b, si trova ad una distanza di appena 200 anni luce da noi, ha una dimensione pari a 2/3 di quella di Giove, il suo anno dura 229 giorni e i suoi due soli hanno una massa rispettivamente del 20 e del 69% del nostro, un pochino più freddi rispetto alla nostra stella, infatti la temperatura superficiale del pianeta scoperto oscilla tra i – 70 ed i -100 gradi Celsius.
Vito Lecci
Buco Nero cannibale divora una stellina di passaggio
28 agosto 2011 - 18:36 | In Astrofisica | 4 Commenti
E’ accaduto in una galassia a 3,8 miliardi di anni-luce da noi, nella costellazione del Drago.
Un enorme Buco Nero ha catturato una stellina che passava nelle sue vicinanze e, con la sua immensa forza gravitazionale, l’ha smembrata e risucchiata inesorabilmente. Una parte del materiale della stella morente è stato scagliato in due getti opposti a velocità quasi luminale.
Uno di questi getti era diretto proprio verso di noi ed è stato colto dalla sonda spaziale Swift che ne ha registrato l’enorme radiazione X.
In realtà episodi di cannibalismo stellare come questo non sono affatto rari nell’Universo, ma questa è la prima volta che il cannibale viene colto in flagrante.
Ovviamente l’episodio, pur essendo stato rilevato solo di recente, non è accaduto in questi giorni, ma data l’enorme distanza da noi e di conseguenza al tempo che la luce impiega a raggiungerci dal luogo del misfatto sin qui, possiamo dedurre che esso si sia consumato quasi quattro miliardi di anni fa.
In basso potete vedere una ricostruzione video dell’accaduto, invece cliccando sull’immagine potete scaricare la sequenza commentata.
Vito Lecci
Acqua liquida su Marte? Ecco le nuove rivelazioni
6 agosto 2011 - 01:56 | In Astrofisica | Nessun CommentoQuesta spettacolare immagine, ripresa dalla sonda MRO (Mars Reconnaissance Orbiter) della NASA, sta riaccendendo gli animi a proposito della presenza o meno di acqua allo stato liquido sul Pianeta Rosso.
L’attenzione dei ricercatori si è concentrata sulle numerosissime scie scure che vedete in foto che, a quanto pare, compaiono in primavera/estate per poi scomparire in inverno.
Questo suggerirebbe la presenza di una qualche sostanza che potrebbe fluire allo stato liquido, anche se soltanto nei mesi meno freddi dell’anno marziano, per poi scomparire.
Una possibile candidata, sebbene sia ancora tutto da dimostrare, potrebbe essere proprio l’acqua che, mista al sale, sarebbe perfettamente in grado di liquefare anche a temperature inferiori allo zero.
Ovviamente questa rimane per ora soltanto una mera ipotesi, pare infatti che lo spettrometro CRISM a bordo della sonda non abbia rilevato la presenza del prezioso liquido. Non ci rimane quindi che attendere gli sviluppi su questa vicenda, auspicandoci che possano arrivare presto.
Per ora godiamoci una spettacolare animazione di queste scie che compaiono e scompaiono su questo link della NASA:
http://www.nasa.gov/mission_pages/MRO/multimedia/pia14472.html
Vito Lecci
Scoperto il primo asteroide Troiano della Terra
28 luglio 2011 - 15:23 | In Astrofisica, Astronautica | 2 Commenti
Si chiama 2010 TK7, ha un diametro di circa 300 metri e dista da noi soltanto 80 milioni di Km, un’inezia in termini astronomici.
Nonostante la sua breve distanza dal nostro pianeta tuttavia TK7 non costituisce un pericolo d’impatto per noi, infatti si tratta di un asteroide Troiano, una classe di corpi celesti che si trovano in punti orbitali stabili, detti punti di Lagrange (L4 ed L5). In questi particolari punti l’interazione gravitazionale congiunta del Sole e del pianeta costringono il terzo corpo (il troiano appunto) ad eseguire una complessa orbita, ma a distanza di sicurezza da noi.
Finora si sapeva dell’esistenza di Troiani di Giove, successivamente si è scoperta l’esistenza di Troiani anche di Nettuno e Marte e, addirittura, delle lune Teti e Dione di Saturno.
Benchè si ipotizzasse che anche la Terra ne avesse, non erano mai stati osservati prima, per via della loro estrema vicinanza angolare al Sole che, col suo bagliore, ne rende difficilissima l’individuazione.
Sono stati i dati raccolti dal Telescopio Spaziale WISE che hanno reso possibile l’individuazione di questo primo Troiano della Terra.
E’ carino vedere la particolare “danza celeste” che questo asteroide compie tra noi ed il Sole, la potete vedere nel filmato della NASA che vi propongo qui di seguito.
Vito Lecci
Una superbolla cosmica innesca gigantesco parto stellare
26 luglio 2011 - 12:00 | In Astrofisica, Astronomia | Nessun Commento
Questa spettacolare immagine ritrae N44 una gigantesca nebulosa all’interno della Grande Nube di Magellano, una galassia vicina alla nostra Via Lattea, ma visibile solo dall’emisfero australe.
E’ quella che gli astronomi chiamano “Superbolla”, ha una estensione che va dai 325 ai 250 anni luce. Si è formata dall’azione dei venti stellari e dall’onda d’urto dell’esplosione delle supernovae che hanno spazzato via il gas dalla regione centrale, e che ora risplende illuminato dalle stelle vicine.
Molto curioso ed interessante notare come, l’origine cataclismica di questa nebulosa, ha paradossalmente dato origine ad alcune regioni di intensa formazione stellare, innescate dalla compressione del gas nelle regioni periferiche della bolla. Qui sono nate e nascono tuttora migliaia di nuove stelle. Una sorta di circolo virtuoso in cui la morte di alcuni astri è la stessa responsabile della nascita di molti altri.
L’immagine è stata ripresa sul Paranal dal VLT (Very Large Telescope) dell’ESO.
Vito Lecci
La nebulosa anulare della Lyra (M 57)
12 luglio 2011 - 08:43 | In Astrofisica, Astronomia, Varie | Nessun Commento
Qualche sera fa, complici la serata particolarmente piacevole ed il cielo pulito, mi sono divertito in una piccola ripresa di questa nebulosa planetaria, generata cioè dalla morte di una stella che ha liberato nello spazio parte del materiale di cui era costituita.
La nebulosa si trova ad oltre 2.000 anni-luce da noi e la stella centrale, che vedete nell’immagine (di magnitudine 15,75), illumina il gas circostante che assume una colorazione blu, causata dall’ossigeno ionizzato. Nella parte più esterna invece assume una colorazione rossastra, dovuta questa volta all’emissione dell’idrogeno ionizzato.
Per chi fosse interessato ai dettagli tecnici, l’immagine l’ho ottenuta con una DFK al fuoco diretto di un Newton da 200mm aperto ad f/5. Tempo di integrazione 240″.
Vito Lecci
L’epoca dei burst: quasar e galassie dicono addio al primato di distanza
26 maggio 2011 - 22:56 | In Astrofisica | 5 Commenti
Con grande piacere ospito su questo blog questo interessante contributo dell’amico Stefano Motti che ringrazio sinceramente (Vito Lecci).
Quando una stella di grande massa, giunta al termine della sua vita, esplode e collassa, emette nello spazio circostante una grandissima quantità di radiazioni dando vita ad un GRB (Gamma Ray Burst, lampo di raggi gamma). Si tratta di un fenomeno molto violento della durata di pochi minuti, che può essere però osservato per svariati giorni dato l’impressionante bagliore prodotto, e non poco raro (si ipotizzano due burst al giorno).
Il 23 aprile del 2009 fu osservato un lampo, detto GRB 090423, che godette per qualche mese del primato di oggetto più lontano dalla Terra mai osservato, grazie ai suoi 13,04 miliardi di anni luce di distanza. Tuttavia il record fu presto infranto da alcune galassie scoperte tra il 2010 e il 2011 che superavano il GRB di circa 30 milioni di anni luce di distanza.
Solo negli ultimi giorni è però avvenuta la “vendetta dei burst”, come ironizza A. Cucchiara dell’Università della California, grazie agli studi condotti su GRB 090429B, osservato per la prima volta il 29 aprile del 2009, che hanno confermato la sua distanza da record di 13 miliardi e 140 milioni di anni luce da noi. Il lungo lasso di tempo trascorso dalla scoperta fino ad oggi è stato necessario per poter permettere un minuzioso approfondimento sulle prime informazioni sul burst giunte dal satellite Swift. In effetti quando la sonda rilevò il segnale di una emissione di radiazioni simile a quella di GRB 090423, gli osservatori terrestri GROND e VLT non rilevarono immediatamente la presenza dell’afterglow (emissione di raggi X), caratteristica essenziale per un lampo di raggi gamma. Successivamente fu grazie all’impiego del telescopio Gemini, di ben 10 metri di diametro, installato a Mauna Kea, che furono condotte una serie di rilevazioni, coordinate da A. Cucchiaro, che l’afterglow venne individuato nella banda della radiazione non visibile, fatto che fornì una conferma sull’elevata distanza dell’oggetto. Rimaneva però a questo punto la possibilità che la radiazione emessa dal GRB fosse tale solo perché schermata da una coltre di gas interstellari che, oscurandolo, l’avrebbe potuto far apparire più lontano di quanto non fosse realmente. Ecco che entrò in gioco a quel punto il telescopio spaziale Hubble, grazie alle cui osservazioni, fu possibile determinare, una volta per tutte, il nuovo record di distanza cosmica.
In poche parole, come afferma Paolo D’Avanzo, dell’INAF di Brera, «I lampi di raggi gamma dimostrano di essere tra gli strumenti più promettenti per indagare l’Universo primordiale, ed è ragionevole aspettarci che in un prossimo futuro lo studio di questi eventi possa fornirci preziose informazioni sui processi di formazione delle prime stelle e delle prime galassie».
Una fucina di stelle a due passi dalla Via Lattea
8 aprile 2011 - 10:34 | In Astrofisica | Nessun CommentoLa bolla di gas di color rosso vivo, in questo tripudio di stelle che la contiene, è la nebulosa NGC 371, una sorta di enorme incubatrice stellare che sta dando vita a migliaia di stelle neonate.
L’idrogeno di cui essa è costituita rappresenta la materia prima dalla quale le stelle nascono e risplendono, illuminandone la nebulosa madre che, come si vede in questa immagine, acquista il caratteristico colore rosso dell’idrogeno ionizzato.
Questo splendido oggetto celeste si trova nella Piccola Nube di Magellano, una galassia nana a circa 200.000 anni luce da noi, quindi molto vicina alla nostra Via Lattea. Purtroppo però resta visibile soltanto dall’emisfero australe, in quanto molto prossima al Polo Sud Celeste.
Potete cliccare sull’immagine per ottenerne l’alta risoluzione.
Vito Lecci
Sonda NASA filma una gigantesca protuberanza solare
26 febbraio 2011 - 16:14 | In Astrofisica, Video | 2 CommentiAvrete sentito oramai che il Sole sta riprendendo la sua attività e sta dando spettacolo con macchie solari e, soprattutto, con grandiose protuberanze.
Quella che vedete in questo filmato è una gigantesca eruzione ripresa dalla sonda NASA SDO (Solar Dynamics Observatory) appena due giorni fa.
Sebbene questo filmato abbia una durata di appena 16 secondi, l’intero evento si è consumato in circa 90 minuti.
Davvero spettacolare, vero?
Vito Lecci
Scoperto un nuovo sistema solare con pianeti rocciosi
3 febbraio 2011 - 10:21 | In Astrofisica, Astronomia | 3 Commenti
La sonda Keplero colpisce ancora.
E’ stata da poco diramata la notizia della scoperta di un altro sistema solare con pianeti di natura rocciosa e gassosa, ad appena 2.000 anni luce di distanza da noi.
La nuova stella si chiamerebbe Kepler-11, è una nana gialla, ed è circondata da 6 pianeti, quelli finora scoperti, tutti vicinissimi ad essa.
Infatti, paragonati al nostro sistema solare, Kepler-11g, il pianeta più esterno di questo nuovo sistema, si troverebbe in un’orbita compresa tra quella di Mercurio e quella di Venere.
Gli altri cinque pianeti invece sarebbero tutti più vicini alla loro stella di quanto lo sia Mercurio dal Sole.
I pianeti appena scoperti sono tra i più piccoli esopianeti conosciuti, tuttavia sono più grandi della Terra, avendo taglie simili a quelle di Urano o Nettuno.
Anche questa scoperta si aggiunge alle altre interessanti da attribuirsi alla sonda Keplero. Ricorderete che, proprio poche settimane fa, era stata diramata la notizia di un’altra interessante scoperta, ne abbiamo parlato nel post dal titolo: “Scoperto il più piccolo esopianeta“.
Vito Lecci
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