Ancora sorprese dalla Nebulosa di Orione
23 gennaio 2011 - 12:03 | In Astrofisica, Astronomia | Nessun CommentoConosciuta anche come M 42, la Nebulosa di Orione è senz’altro uno dei più noti e fotografati oggetti celesti.
Visibile ad occhio nudo proprio durante le sere invernali, appena sotto la cintura di Orione, attraverso un telescopio, anche modesto, appare in tutto il suo splendore.
Se poi a puntarci il suo occhio è il telescopio da 2,2 metri di diametro di La Silla, in Cile, allora lo spettacolo si fa ancora più sorprendente, come nella foto che vedete qui.
E’ stato da poco scoperto infatti che la nebulosa è ancor più vicina di quanto non si ritenesse in passato, fissando la sua distanza da noi a meno di 1.350 anni luce. Un’altra recente scoperta riguarda le nane rosse che con la loro radiazione ionizzano il gas circostante, pare che emettano più luce di quanto si credesse in passato.
Mentre i ricercatori continuano a studiare questo affascinante oggetto celeste vi invito, proprio in queste sere, ad osservarla attraverso un piccolo strumento. Noterete facilmente, oltre alla sua nebulosità dovuta all’idrogeno, anche decine di piccole stelline neonate, dell’età di appena 300.000 anni ciascuna.
Vito Lecci
P.S.: potete scaricare l’alta risoluzione dell’immagine semplicemente cliccandoci sopra.
Un tuffo nella Laguna blu
13 gennaio 2011 - 20:08 | In Astrofisica, Astronomia | 2 CommentiOggi vi propongo questa bellissima immagine della Nebulosa della Laguna, ripresa dal telescopio VISTA dell’ESO, installato presso l’Osservatorio del Paranal, in Cile.
E’ una delle tantissime immagini ottenute dagli astronomi che, utilizzando VISTA, stanno facendo una accurata mappatura della nostra Via Lattea.
M8, la sigla che individua questa nebulosa, si trova a 4.000-5.000 anni luce di distanza da noi, in direzione della costellazione del Sagittario. Si può già intravedere ad occhio nudo la tenue luminosità di quest’oggetto celeste, a patto di osservare da cieli bui e incontaminati, durante le notti estive.
Tuttavia quest’immagine è stata ripresa anche nell’infrarosso, lunghezza d’onda che riesce ad attraversare le nubi interstellari, permettendoci di cogliere dettagli altrimenti fuori portata.
Grazie a questa tecnica è stato possibile infatti evidenziare in M8 una vivace attività di formazione stellare, tutt’ora in pieno fermento. E sono proprio le stelle più giovani e calde che, con la loro emissione ultravioletta, fanno risplendere questa Nebulosa che ricorda, appunto, ad una bellissima Laguna blu.
Vito Lecci
P.S.: potete cliccare sull’immagine per ottenerne l’alta risoluzione
Scoperto il più piccolo esopianeta
11 gennaio 2011 - 13:10 | In Astrofisica, Astronomia | 4 Commenti
La NASA ha appena annunciato che la sonda Keplero ha scoperto il più piccolo esopianeta di dimensione simile a quella terrestre.
Si chiama Kepler-10b, dista circa 560 anni luce da noi. La sua dimensione è di appena 1,4 volte maggiore della Terra, ma ha una massa di 4,6 volte superiore. La sua densità è quindi di circa 8,8 g/cm3, paragonabile a quella del ferro.
Si tratta di un importante risultato ottenuto dalla sonda Keplero che, immessa in orbita terrestre nel 2009, ha lo scopo di cercare pianeti di taglia terrestre, grazie alla misurazione della variazione di luce delle stelle (dovute proprio al transito dei rispettivi pianeti davanti al loro disco).
In questo modo avremo la possibilità di conoscere l’esistenza di pianeti che, essendo simili alla Terra, potrebbero essere dei candidati per la ricerca di vita extraterrestre.
Purtroppo nel caso di Kepler-10b, si è appurato essere un pianeta molto vicino alla sua stella, circa 20 volte più vicino di quanto lo sia Mercurio al Sole. Ovviamente in queste circostanze la temperatura sulla sua superficie sarà talmente elevata da non permetterne l’esistenza dell’acqua allo stato liquido, quindi il pianeta appena scoperto non si trova nella cosiddetta “fascia abitabile” intorno alla propria stella.
Tuttavia il risultato ottenuto dai ricercatori della NASA rimane comunque molto importante, in quanto si è appurata la capacità della sonda di andare molto oltre la capacità dei telescopi a terra che, finora, hanno scoperto pianeti di taglia prevalentemente gioviana.
Vito Lecci
Scoperto per la prima volta un pianeta extragalattico
20 novembre 2010 - 08:00 | In Astrofisica, Astronomia | Nessun Commento
E’ stato appena raggiunto un altro grande primato nella storia dell’astronomia e dell’astrofisica. Dopo i 500 pianeti extrasolari, scoperti in questi ultimi 15 anni, è la prima volta che viene scoperto un pianeta addirittura di origine extragalattica, cioè che orbita intorno ad una stella che non faceva parte della nostra galassia.
La stella è conosciuta come HIP 13044, e si trova a 2000 anni luce da noi, in direzione della costellazione della Fornace. Faceva parte di una galassia nana poi fagocitata dalla nostra Via Lattea tra 6 e 9 miliardi di anni fa.
Il pianeta invece, chiamato HIP 13044 b, ha una massa del 25% maggiore di quella di Giove, ma è estremamente vicino alla sua stella (appena 8 milioni di Km) tanto che il suo anno dura soltanto 16 giorni terrestri.
Il motivo di questa estrema vicinanza tra i due astri è da attribuirsi all’età della stella che, vicina ai suoi ultimi istanti di vita, si trova in fase di gigante rossa, ha quindi aumentato moltissimo la sua originaria dimensione e, probabilmente, ha già fagocitato i suoi pianeti più interni. Certamente questa sorte toccherà presto anche al suo pianeta maggiore HIP 13044 p.
Si tratta di un’anteprima di quanto accadrà al Sole tra circa 4-5 miliardi di anni, un po’ come se stessimo osservando il futuro destino del nostro stesso sitema solare.
Vito Lecci
Scoperto il Buco Nero più giovane mai conosciuto
16 novembre 2010 - 15:05 | In Astrofisica | 4 Commenti
La NASA ha appena diramato la straordinaria notizia della scoperta di un giovanissimo Buco Nero, appena trentenne.
Grazie al telescopio spaziale Chandra, che indaga l’Universo nella radiazione X, si è potuto appurare che lo stesso si è formato dai resti della supernova SN 1979C, nella galassia M100, a 50 milioni di anni luce da noi.
La supernova, generata dall’esplosione di una stella 20 volte più massiccia del nostro Sole, è stata scoperta nel 1979, da un astronomo non professionista, ed è stata tenuta d’occhio da diversi telescopi spaziali tra cui Chandra, Swift, XMM-Newton, che ne hanno messo in luce una costante emissione di radiazione X, un indizio dell’esistenza di un buco nero che sta fagocitando gran parte del materiale della vicina supernova.
Ora che si ha la certezza che si tratti di un buco nero questa scoperta diventa estremamente importante nel campo astrofisico, in quanto ciò permetterebbe di studiare il comportamento di questi oggetti già nei primissimi istanti della loro vita, cosa che non è mai stata possibile prima d’ora, in quanto gli altri buchi neri finora conosciuti hanno già una certa età alle loro spalle.
Sono certo che, continuando a monitorare questo giovanissimo buco nero appena scoperto, presto giungeranno alle nostre orecchie altre interessanti novità a proposito i questi oggetti così esotici ed affascinanti.
Vito Lecci
Una cartolina da Marte
14 novembre 2010 - 19:46 | In Astrofisica | Nessun CommentoEcco una bella immagine di Marte ripresa dalla sonda MRO (Mars Reconnaissance Orbiter), attualmente in orbita intorno al pianeta rosso.
Si tratta di un canyon facente parte del giganteco complesso di Valles Marineris.
Nell’immagine si possono notare crateri, pianure e le caratteristiche creste sinuose del pianeta. Inoltre anche una bella serie di strati chiari e scuri, intervallati tra loro e messi in evidenza dai processi erosivi in atto sul pianeta.
Vito Lecci
Atomi per la Pace: istantanea di una Collisione Galattica
12 novembre 2010 - 08:48 | In Astrofisica, Astronomia | Nessun Commento
Quella che vedete in questo post è la nuova, bellissima, immagine che gli astronomi dell’ESO hanno ottenuto della galassia NGC 7252, conosciuta anche col nome di: “Atomi per la Pace”.
In realtà non è una, ma due galassie in collisione, ad una distanza di 220 milioni di anni luce da noi, nella costellazione dell’Acquario. In effetti la sua forma è tutt’altro che ordinata e simmetrica. Nel caos che la pervade si notano due archi di stelle e gas proiettati nello spazio, che si riavvolgeranno in quello che sarà il nuovo nucleo galattico. Durante la collisione si sono originate nuove regioni di intensa formazione stellare che ha prodotto nuovi ammassi stellari con età che oscillano da 50 a 500 milioni di anni.
Quello che vediamo in questa immagine è una sorta di anteprima di ciò che accadrà alla nostra Via Lattea che, tra 3-4 miliardi di anni, entrerà in collisione con la galassia di Andromeda. Le nostre due galassie si fonderanno in una nuova supergalassia perdendo quindi le originarie forme a spirale.
Una piccola curiosità: il soprannome di “Atomi per la Pace” fu attribuito dagli astronomi a questa galassia in seguito ad un discorso, chiamato appunto “Atomi per la Pace”, che il presidente degli Stati Uniti Eisenhower tenne nel dicembre 1953, al fine di promuovere l’energia nucleare per scopi pacifici. Discorso che creò una forte eco, soprattutto negli ambienti scientifici.
Vito Lecci
Via Lattea: una galassia con le bolle
10 novembre 2010 - 22:52 | In Astrofisica | 2 CommentiCuriosissima scoperta quella del satellite Fermi riguardo alla nostra galassia: due enormi bolle che si estendono ad entrambi i lati del nostro disco galattico.
Come potete vedere dall’immagine rilasciata dalla NASA, ognuna di esse ha un diametro di 25.000 anni luce, entrambe hanno quindi un estensione pari a circa la metà del diametro della stessa Via Lattea.
La loro forma, accompagnata da emissione di raggi gamma, suggerirebbe ai ricercatori che esse si siano formate in seguito ad un processo di rapido rilascio di energia. Si pensa che la loro formazione possa essere attribuita ai getti emessi dal supermassiccio buco nero che sappiamo essere presente al centro della nostra galassia.
Ovviamente però questa è soltanto una congettura che non ha ancora ottenuto riscontro, ma senza dubbio svelare questo n-mo mistero di cui l’Universo è ricco, costituisce una sfida impegnativa ed affascinante al tempo stesso.
Vito Lecci
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Ecco le prime immagini della cometa Hartley
4 novembre 2010 - 22:20 | In Astrofisica | 2 CommentiCome anticipato nel precedente post, la sonda EPOXI ha effettuato il suo flyby con la cometa Hartley ed il successo è stato pieno.
Quella che vedete in alto sono solo le prime immagini che la sonda ci ha inviato a terra, dopo il volo radente a soli 700 km di distanza. La cometa appare circa 100 volte più piccola rispetto alla Tempel, precedentemente visitata dalla EPOXI, quando il suo nome era ancora Deep Impact.
Inoltre si evince chiaramente la particolare forma del nucleo di questa cometa, allungato in maniera decisamente insolita.
Ovviamente questi sono soltanto alcuni dati frammentari, ma i ricercatori sono molto entusiasti e convinti che l’analisi del resto dei dati prometta ancora molte altre novità.
Vito Lecci
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VISTA sbircia nell’Unicorno
9 ottobre 2010 - 14:19 | In Astrofisica | Nessun CommentoOggi vi propongo questo bellissimo panorama stellare ripreso dal telescopio VISTA, dell’ESO.
Il campo abbracciato è di ben 80 anni luce e riprende una regione di formazione stellare nota come R2 Monoceros, a 2.700 anni luce di distanza da noi, nella costellazione dell’Unicorno.
Questo spettacolo di filamenti di gas luminescente in realtà sarebbe in gran parte invisibile, il luce bianca, in quanto posto dietro una nube oscura. VISTA però ha effettuato la ripresa nell’infrarosso rendendone quindi possibile la sua rilevazione.
Le strutture di color rosa e rosso sono dovute all’emissione di idrogeno che fuoriesce dalle giovani stelle in formazione. Il nucleo di R2 Monoceros, che si estende per appena due anni luce, rappresenta un enorme calderone di stelle giovani e molto massicce.
Vito Lecci
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