Una Farfalla vola nello Spazio

12 settembre 2009 - 14:10 | In Astrofisica | 13 Commenti

Oggi vi propongo questa bellissima immagine ripresa dall’Hubble Space Telescope in seguito all’ultima missione di manutenzione. L’immagine è stata ottenuta grazie all’utilizzo della camera WFC3 (Wide Field Camera 3), installata sull’HST proprio in quella occasione.

Si tratta della NGC 6302, popolarmente nota come Nebulosa della Farfalla.

E’ una nebulosa planetaria, originata cioè dalla morte e successiva esplosione di una stella che, in questo caso, aveva una massa pari a cinque volte quella del Sole. Quelle che sembrano le sue delicate ali in realtà sono getti di gas, della temperatura di circa 20.000 °C, che si espandono ad una velocità di 96.000 Km/h.

A 2.200 anni dall’esplosione che ha generato la nebulosa, oggi le sue ali si estendono per oltre due anni luce, la metà della distanza che ci separa dalla stella a noi più vicina, la Alpha Centauri.

Essa si trova nella nostra Via Lattea, in direzione della costellazione dello Scorpione, a circa 3.800 anni luce da noi.

Vito Lecci

P.S.:

Potete scaricare le immagini ad alta risoluzione alla pagina riservata agli iscritti.

Per chi non fosse già iscritto può farlo, gratuitamente, QUI.

Stratificazioni marziane

24 agosto 2009 - 14:29 | In Astrofisica | Nessun Commento

Clicca per ingrandire

Oggi vi propongo questa bellissima immagine della regione polare Nord di Marte, scattata dalla sonda MRO della NASA, attualmente in orbita marziana.

Si tratta di una spessa stratificazione di depositi di polvere e ghiaccio che, secondo i ricercatori, potrebbero fornire interessanti informazioni sulle variazioni climatiche avvenute nella storia del pianeta.

Attualmente gli scienziati si interrogano sul tempo necessario per la formazione di questa enorme pila di stratificazioni, con stime che vanno da pochi milioni fino ad un miliardo di anni.

Anche se al momento non è possibile stabilire a quale epoca collocare ognuno di questi livelli, tuttavia la loro analisi potrebbe dare almeno una indicazione delle variazioni climatiche avvenute.

In questa immagine, nella regione a sinistra si vede l’ultimo stato superiore (quello più recente) che dovrebbe essere formato da ghiaccio, invece lo strato sottostante potrebbe essere costituito da polveri.

Nell’immagine potrete notare una enorme fossa che solca significativamente questi strati di sabbia, fino a circa 1000 metri di profondità.

Vito Lecci

P.S.: potete cliccare sull’immagine per averne un ingrandimento

Un enorme buco nero e tante stelle neonate nella NCG 1097

6 agosto 2009 - 13:00 | In Astrofisica | Nessun Commento

NGC 1097Quella che vedete è una foto realizzata dal telescopio spaziale Spitzer, si tratta della Galassia NCG 1097, a 50 milioni di anni luce da noi.

L’immagine mostra dettagli molto interessanti nel centro della galassia, in cui ci sarebbe un buco nero circondato da stelle.

Se cliccate sull’immagine ne otterrete un ingrandimento dove poterete notare l’area del buco nero (in blu), la sua massa sarebbe pari a 100 milioni di volte quella del sole, centinaia di volte quello presente al centro della nostra Via Lattea. Intorno ad esso è presente un’area di intensa formazione stellare (la parte bianca disposta ad anello intorno al buco nero) che, ovviamente, sta destando molto interesse da parte dei ricercatori.

Vito Lecci

Canali piatti su Marte

1 luglio 2009 - 22:04 | In Astrofisica, Astronautica | Nessun Commento

Monte Elysium

Oggi vi propongo questa bella immagine di Marte, ripresa dalla sonda Mars Reconnissance Orbiter, attualmente in obita marziana.

Si tratta della fiancata del cratere denominato “Monte Elysium”, nell’omonima regione del pianeta, che contiene anche i vulcani Hecates, Tholus e Albor Tholus.

Monte Elyusim è tuttavia quello più giovane fra tutti, sebbene si presume che la sua ultima eruzione risalga a circa 1 miliardo di anni fa, e forse più.

Attualmente è in corso un dibattito tra i ricercatori per capire come queste valli possano essersi formate. Sulla Terra qualcosa di simile può formarsi in seguito a delle piogge particolarmente intense che si perpetuano nel tempo.

Ma in questa immagine, l’assenza di reti di drenaggio ne escluderebbero questa possibilità.

Altra ipotesi da prendere in considerazione è la formazione dovuta a flussi lavici che ne avrebbero scavato un primo solco, le cui pareti poi sarebbero state ampliate da flussi successivi, che ne avrebbero conferito questo particolare aspetto a fondo piatto.

Vito Lecci

Scoperto un oceano salato sulla sesta luna di Saturno

25 giugno 2009 - 08:52 | In Astrofisica, Astronautica | 1 Commento

EnceladoENCELADUS, ve lo ricordate? ne abbiamo parlato molte volte in passato, in occasione dei vari flyby della sonda Cassini, attualmente in orbita intorno a Saturno.

Ebbene oramai pare confermato: sul satellite esiste un enorme oceano di acqua salata, proprio come i nostri oceani sulla terra. Certo questo non implica automaticamente la sicura esistenza di vita su Encelado, ma è una notizia davvero intrigante.

Questo importante risultato è la naturale conclusione della mole di dati che la sonda Cassini ha raccolto in occasione dei diversi voli radenti fatti su questa luna.

Ne parlammo in questi precedenti post:

La prova sarebbe attribuibile ai minuscoli grani di sodio individuati nei geyser che, svliluppandosi nel polo sud della luna, vanno poi ad alimentare l’anello E di Saturno, quello più esterno ed anche il più esteso del pianeta.

Già in passato, la presenza di vapore acqueo nei pennacchi epulsi da Enceladus, rivelavano la presenza di acqua nel sottosuolo di Encelado, ciò che non si sapeva era se l’acqua fosse allo stato liquido oppure solido.

Adesso, grazie anche al riscontro dell’alta percentuale di sali disciolti, che determinano quindi un abbassamento crioscopico (del punto di congelamento),  si è certi che l’acqua si trovi nello stato liquido.

Bene, secondo me, si tratta di una delle più interessanti scoperte fatte grazie all’ultima missione ad alto costo messa in piedi dalla NASA.

Vito Lecci

Un lago su Marte

18 giugno 2009 - 17:35 | In Astrofisica, Astronautica | Nessun Commento

Lago Shalbatana MarteLa scoperta è da attribuirsi al ricercatore italiano Gaetano Di Achille ed alla sua equipe di astrofisici dell’Università del Colorado a Boulder.

I ricercatori hanno accertato la presenza, sul pianeta rosso, di un avvallamento che costituirebbe la prova inequivocabile che, in passato, esso fosse un grande bacino lacustre.

Questa immagine rappresenta una ricostruzione ricavata dalle foto ad alta risoluzione che la sonda MRO (Mars Reconnaissance Orbiter), attualmente in orbita intorno a Marte, ci invia quotidianamente.

Il lago, nella regione Shalbatana, che i ricercatori ritengono essersi formato almeno 3 miliardi di anni fa, si sarebbe esteso su una superficie di oltre 200 Km2 ed era profondo non meno di 450 metri.

Vito Lecci

Enorme Buco Nero, “mangia” 2 pianeti ogni ora

4 giugno 2009 - 08:52 | In Astrofisica | 4 Commenti

Buco NeroE’ uno dei buchi neri più grandi mai scoperti, si trova nel cuore di una lontanissima galassia dal nome criptico (1H0707-495).

La sua massa (del buco nero) è di 3-5 milioni di volte quella del nostro Sole ed è così vorace da poter inghiottire, ogni ora, una quantità di materia equivalente a due pianeti come la Terra.

La scoperta è da attribuirsi a XMM-Newton il telescopio orbitante a raggi X dell’ESA, costruito con un importante contributo italiano. Il telescopio, lanciato nel 1999 avrebbe dovuto avere una vita operativa di due anni, ma che è stata estesa fino al 2010.

Per ora i ricercatori stanno approfondendo lo studio di questa galassia, che pare avere una abbondante concentrazione di ferro, proprio in prossimità del buco nero.

Speriamo di poterne sapere di più quanto prima.

Vito Lecci

Lanciati i due nuovi telescopi spaziali

14 maggio 2009 - 23:19 | In Astrofisica, Astronautica | Nessun Commento

ArianeSono partiti oggi, alle 15:12, i due nuovi telescopi dell’ESA, dalla base di Kourou a bordo del vettore Ariane.

Il lancio è avvenuto con successo e ora i due telescopi stanno viaggiando verso un particolare punto, Lagrangiano 2 (o L2), a 1,5 milioni di Km da noi, dalla parte opposta rispetto al  Sole, qui rimarranno perennemente all’interno dell’ombra terrestre. In questo modo i telescopi potranno osservare in assoluta “tranquillità”, cioè sempre al buio e quindi al riparo dagli inevitabili sbalzi termici che invece affrontano tutti gli altri satelliti in orbita intorno alla Terra.

Basti pensare ad esempio che uno degli strumenti del telescopio Plank lavora ad appena un grado sopra lo “zero assoluto”, quindi stiamo parlando di circa -272,15°C !!!

Plank sarà dedicato allo studio della radiazione cosmica di fondo, dovuta al Big Bang. Andrà quindi a fotografare l’Universo primordiale, quando la sua età era di appena 300.000 anni.

Herschel invece, nell’infrarosso, studierà nascita ed evoluzione di stelle e galassie. Allo scopo utilizza uno specchio di 3,5 metri di diametro, il più grande mai lanciato nello spazio (con una superficie addirittura maggiore rispetto a quella dell’Hubble Space Telescope).

Attendiamo fiduciosi le loro prime riprese tra pochi mesi.

Vito Lecci

SKA, sarà il più grande radiotelescopio del mondo

4 maggio 2009 - 00:42 | In Astrofisica, Varie | 3 Commenti

Progetto SKA

Sarà l’Australia ad ospitare il più grande radiotelescopio del mondo, costerà 1,5 miliardi di euro e l’Italia sarà protagonista nella sua realizzazione, sia grazie all’apporto scientifico, fornito dall’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), sia con l’apporto industriale, che verdrà Finmeccanica impegnata nella realizzazione di diverse parti.

Il progetto, denominato SKA (Square Kilometre Array), avrà un’area collettrice di 1 Km2, e coprirà tutte le frequenze comprese tra 0,1 e 25 GHz.

Inoltre le varie parabole, come potete vedere nell’immagine, saranno disposte entro un’area di 1000 Km di diametro, permettendo dunque di raggiungere una risoluzione 50 volte maggiore a quella mai raggiunta sino ad oggi.

Il progetto dovrebbe essere iniziato nel 2012 per terminare nel 2022. Prima ancora di raggiungere la sua piena operatività, che permetterà di migliorare enormemente la nostra conoscenza dell’Universo, il progetto promette di avere già da subito delle grandi ricadute nell’ambito tecnologico, infatti per la realizzazione dello stesso saranno necessarie delle soluzioni innovative.

Vito Lecci

Esplode la stella più lontana mai osservata

29 aprile 2009 - 02:24 | In Astrofisica | 17 Commenti

StellaE’ stato raccolto lo scorso 23 aprile, dal telescopio spaziale SWIFT, un insolito flash gamma di una durata di ben 10 secondi. Si tratterebbe di un evento catastrofico di immani dimensioni, battezzato GRB 090423 (GRB sta per Gamma Ray Burst seguito dalla data della scoperta).

Quasi certamente si è trattato di una stella nata poco dopo il Big Bang ed esplosa quando l’Universo aveva appena 630 milioni di anni (il 5% della sua età attuale). Nei 10 secondi di emissione la stella avrebbe emesso 100 volte più energia di quanto il sole possa fare in tutta la sua esistenza di 9 miliardi di anni.

E’ stato l’ultimo respiro esalato da un astro che dista da noi la bellezza di 13 miliardi di anni luce, non era mai stato osservato un oggetto più lontano prima d’ora.

Vito Lecci

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