Ecco le prime immagini della cometa Hartley
4 novembre 2010 - 22:20 | In Astrofisica | 2 CommentiCome anticipato nel precedente post, la sonda EPOXI ha effettuato il suo flyby con la cometa Hartley ed il successo è stato pieno.
Quella che vedete in alto sono solo le prime immagini che la sonda ci ha inviato a terra, dopo il volo radente a soli 700 km di distanza. La cometa appare circa 100 volte più piccola rispetto alla Tempel, precedentemente visitata dalla EPOXI, quando il suo nome era ancora Deep Impact.
Inoltre si evince chiaramente la particolare forma del nucleo di questa cometa, allungato in maniera decisamente insolita.
Ovviamente questi sono soltanto alcuni dati frammentari, ma i ricercatori sono molto entusiasti e convinti che l’analisi del resto dei dati prometta ancora molte altre novità.
Vito Lecci
P.S.: potete ottenere un ingrandimento dell’immagine cliccandoci sopra.
VISTA sbircia nell’Unicorno
9 ottobre 2010 - 14:19 | In Astrofisica | Nessun CommentoOggi vi propongo questo bellissimo panorama stellare ripreso dal telescopio VISTA, dell’ESO.
Il campo abbracciato è di ben 80 anni luce e riprende una regione di formazione stellare nota come R2 Monoceros, a 2.700 anni luce di distanza da noi, nella costellazione dell’Unicorno.
Questo spettacolo di filamenti di gas luminescente in realtà sarebbe in gran parte invisibile, il luce bianca, in quanto posto dietro una nube oscura. VISTA però ha effettuato la ripresa nell’infrarosso rendendone quindi possibile la sua rilevazione.
Le strutture di color rosa e rosso sono dovute all’emissione di idrogeno che fuoriesce dalle giovani stelle in formazione. Il nucleo di R2 Monoceros, che si estende per appena due anni luce, rappresenta un enorme calderone di stelle giovani e molto massicce.
Vito Lecci
P.S.: potete ottenere un ingrandimento dell’immagine cliccandoci sopra.
Acqua liquida su un pianeta vicino a noi
2 ottobre 2010 - 19:56 | In Astrofisica | Nessun Commento
A soli 20 anni luce da noi, in direzione della costellazione della Bilancia, c’è un pianeta in cui potrebbe scorrere l’acqua allo stato liquido.
E’ l’interessantissima conclusione a cui è giunto un team di ricercatori grazie all’utilizzo di uno dei telescopi del Keck Observatory sulla cima del Mauna Kea, nelle Hawai.
Dallo studio del comportamento del pianeta, già conosciuto e denominato “Gliese 581g”, e dei pianeti vicini, si evince che esso avrebbe una dimensione di poco maggiore rispetto alla Terra (circa il 30% in più) ed una massa di circa 3 o 4 volte maggiore. Si evince quindi che si tratta di un pianeta roccioso, dotato di forza gravitazionale sufficiente a permettergli di mantenere la sua atmosfera e conservare quindi le condizioni favorevoli all’esistenza dell’acqua nello stato liquido, oltre che solido o gassoso.
Si tratterebbe quindi di un pianeta potenzialmente in grado di ospitare la vita in qualche forma più o meno simile a quelle che conosciamo noi.
Inoltre, secondo i ricercatori, Gliese 581g potrebbe essere solo il primo di una serie di pianeti con caratteristiche analoghe.
A questo punto le cose si fanno davvero interessanti nella prospettiva della ricerca di eventuali forme di vita extraterrestri, e questo è reso ancora più suggestivo se si considera la brevissima distanza che ci separa dal pianeta. In termini astronomici infatti dire 20 anni luce è come dire che Gliese si trova ad “un tiro di schioppo” da noi…
Vito Lecci
Calanchi su Marte
27 settembre 2010 - 19:42 | In Astrofisica | Nessun CommentoOggi voglio proporvi questa suggestiva immagine del Pianeta Rosso scattata lo scorso 18 agosto, dalla sonda MRO (Mars Reconnaissance Orbiter) attualmente in orbita marziana.
Si tratta di una serie di spettacolari formazioni, molto simili a dei calanchi, sulla parete di un cratere da impatto ubicato in prossimità del Polo Nord del pianeta.
Benché l’immagine sia stata scattata a fine estate marziana, sono visibili diverse formazioni ghiacciate dovute al fatto che in questa particolare regione la parete resta in ombra a lungo, favorendo quindi la sopravvivenza del gelo.
Ora rimane da definire la causa che origina questa particolare morfologia. Sappiamo benissimo che sulla terra i calanchi sono dovuti all’azione di erosione delle acque di dilavamento e sarebbe davvero di estremo interesse sapere se anche su Marte sia stata l’acqua ad originare queste formazioni.
Al momento tuttavia sta guadagnando terreno un’altra teoria secondo la quale tali calanchi potrebbero essersi formati in seguito alla brina. Potrebbe essere quest’ultima responsabile dello smottamento del terreno e non quindi l’acqua allo stato liquido.
Per ora i ricercatori stanno studiando quale di queste ipotesi sia la più plausibile, nel frattempo noi fantastichiamo su queste bellissime immagini.
Vito Lecci
P.S.: potete ottenerne un ingrandimento cliccandoci sopra.
La più bella galassia a spirale barrata sotto una nuova luce
26 settembre 2010 - 10:37 | In Astrofisica | 3 Commenti
Quella che vedete in questo post è l’ultima bellissima immagine della galassia a spirale barrata NCG 1365 dal Very Large Telescope dell’Osservatorio cileno del Paranal.
La galassia si trova a 60 milioni di anni luce da noi, nella costellazione della Fornace, visibile dall’emisfero australe, e si estende per circa 200.000 anni luce nello spazio, includendo la parte più esterna dei suoi bracci.
Si tratta senz’altro di una delle galassie a spirale barrata tra le più conosciute e studiate, caratterizzata da due bracci esterni, collegati al nucleo galattico da una barra rettilinea.
Per i ricercatori questa galassia rappresenta un eccellente laboratorio per lo studio dell’evoluzione delle galassie. Questa nuova immagine evidenzia chiaramente l’enorme quantità di stelle presenti sia nei bracci che nella barra della stessa galassia che, perturbando il campo gravitazionale, innesca sempre nuovi processi di formazione stellare.
Mentre la barra è formata da stelle più antiche, la parte dei bracci più vicina al nucleo, regione ricca di gas e polveri, si sta popolando di stelle sempre nuove. Inoltre la barra sta incanalando, per gravitazione, una gran quantità di nubi e polveri verso il nucleo galattico dove il suo intenso bagliore nasconde un buco nero supermassiccio.
Questa tipologia di oggetti è molto comune nell’Universo e, da ultime osservazioni fatte, si pensa che anche la nostra Via Lattea possa essere in realtà una galassia a spirale barrata.
Vito Lecci
La Luna si sta restringendo
25 agosto 2010 - 09:39 | In Astrofisica, Astronomia | Nessun Commento
Questa è la nuova, sconvolgente, realtà che la sonda LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter), attualmente in orbita lunare, ha messo a nudo sul nostro unico satellite naturale.
Finora si è sempre pensato che la contrazione della Luna, dovuta al suo progressivo raffreddamento, sia avvenuta in larga misura nel suo lontanissimo passato, poco dopo la sua formazione. Dalle ultime scoperte pare invece che tale processo sia ancora attualmente in atto.
LRO avrebbe infatti fotografato moltissime scarpate che metterebbero in evidenza come alcune regioni della Luna siano spofondate di almeno un centinaio di metri. La prova della recente formazione di questi cedimenti è fornita da alcuni giovani crateri ubicati a ridosso delle scarpate e che sarebbero stati semidistrutti nel cedimento del terreno. Questo proverebbe quindi che tali scarpate siano ancora più giovani.
In effetti i sismografi installati sulla Luna, in occasione delle missioni Apollo, avevano registrato dei movimenti tellurici, attribuiti agli impatti delle meteoriti sul suolo lunare. Ora però si pensa che una parte di quell’attività sismica possa essere stata causata proprio dalla formazione di queste scarpate.
Ora i ricercatori proveranno a confrontare le immagini riprese nelle varie missioni Apollo con quelle, recentissime, della LRO, allo scopo di appurare l’eventuale “evoluzione” avvenuta in questi ultmimi 40 anni.
Siamo sempre stati abituati a pensare al nostro astro della notte come un oggetto estremamente tranquillo e statico. Adesso invece fa un certo effetto pensare che sia in realtà in costante evoluzione e che, probabilmente, la Luna che hanno visto i nostri vicini antenati, non sia esattamente quella che vediamo noi oggi…
Vito Lecci
Un buco nero mancato
18 agosto 2010 - 18:20 | In Astrofisica | Nessun Commento
E’ stata scoperta dal Very Large Telescope dell’ESO una nuova Magnetar nella costellazione dell’altare, a 16.000 anni luce di distanza da noi.
Si tratta di una stella di neutroni con un possente campo magnetico che, prima di diventare tale, era una stella con una massa di oltre 40 volte quella del nostro sole. Ed è proprio questa la novità di cui è foriera questa nuova scoperta.
In effetti finora si sapeva che le stelle di neutroni si formano dalla morte di stelle con una massa compresa tra 10 e 25 masse solari. Invece le stelle con massa maggiore morendo danno origine a dei buchi neri.
La certezza della massa iniziale di questa magnetar (oltre 40 masse solari) deriva dalla sua collocazione all’interno di un ammasso stellare in cui tutte le stelle che lo compongono hanno più o meno la stessa massa ed età, essendosi originate tutte da un unico evento di formazione stellare.
Gli astronomi quindi si interrogano sul motivo che avrebbe portato questa stella a percorrere, nel suo ciclo evolutivo, una strada differente rispetto a quella attesa.
Al momento si ipotizza che, prima di morire, la stella in questione avrebbe perso 9/10 della sua massa iniziale, forse a causa della presenza di una compagna. Se ciò dovesse trovare riscontro nelle future osservazioni e scoperte, ciò amplierebbe la nostra conoscenza sul ruolo ricoperto dai sistemi stellari binari nell’evoluzione stellare.
Vito Lecci
Ecco la stella più grande mai scoperta
27 luglio 2010 - 12:12 | In Astrofisica | 3 Commenti
Gli astronomi l’hanno battezzata R136a1 e, con la sua massa attuale pari a 265 volte quella del sole ed una luminosità di 10 milioni di volte maggiore, è la stella più massiccia che sia mai stata scoperta fino ad oggi.
Tuttavia questo genere di stelle perdono rapidamente una gran quantità di massa durante la propria vita, infatti la stella appena scoperta, alla nascita, aveva una massa di almeno 320 masse solari. Fino a poco tempo fa, si riteneva che le stelle alla nascita non potessero avere massa maggiore a 150 masse solari, ma oggi evidentemente questo limite è stato raddoppiato.
R136a1 si trova a 165.000 anni-luce di distanza da noi, nella nebulosa della Tarantola, una intensa regione di formazione stellare, all’interno della Grande Nube di Magellano, una delle galassie a noi più vicine, visibile dall’emisfero australe.
In questa piccola immagine potete vedere un confronto tra una piccola stella rossa (0,1 masse solari), una stella delle dimensioni del nostro Sole (quella gialla), una stella di 8 masse solari (quella azzurra), infine R136a1 (raffigurata in blu) con massa oltre 300 volte di quella solare.
Qualche curiosità:
Se tale stella fosse alla stessa distanza del nostro sole da noi, la luminosità della nostra stella apparirebbe effimera, alla pari di quella della Luna Piena rispetto al Sole.
Inoltre, a causa della forte attrazione gravitazionale della massiccia R136a1, il nostro pianeta sarebbe costretto ad aumentare la velocità di rivoluzione ed il nostro attuale anno durerebbe appena tre settimane. Tuttavia, le intensissime radiazioni emesse da R136a1, renderebbero impossibile ogni forma di vita sul nostro pianeta.
Vito Lecci
L’Universo passato e presente in un unica immagine
6 luglio 2010 - 15:55 | In Astrofisica | 5 CommentiE’ stata appena rilasciata dall’ESA la nuova immagine dell’Universo ripresa dalla sonda PLANCK.
Si tratta di una spettacolare mappa a tutto cielo che, in un sol colpo d’occhio, ci racconta passato e presente del nostro Universo.
Infatti la parte centrale dell’immagine, la scia chiara orizzontale, è la Via Lattea, la nostra galassia. Al di sopra ed al di sotto di essa sono ben evidenti degli enormi pennacchi di polvere, essi sono la culla di una quantità strabiliante di stelle appena nate o che stanno per vedere (o meglio emettere…
) la luce.
Fin qui abbiamo una foto della nostra galassia, e quindi dell’Universo nella sua attuale età. Invece le regioni più estreme in alto ed in basso dell’immagine, benchè meno spettacolari, sono invece scientificamente interessantissime. Si tratta infatti della radiazione cosmica di fondo, è in assoluto la più antica luce dell’Universo, emessa dopo il Big Bang, ben 13,7 miliardi di anni fa.
Ed è proprio questa la missione di PLANCK: ricostruire, a partire da quel fondale screziato, ciò che avvenne nell’Universo primordiale nei primi istanti della sua formazione. Tuttavia per poter adempiere al meglio a questa missione sarebbe opportuno avere un’immagine a tutto cielo della sola radiazione cosmica di fondo, anche laddove adesso compare la Via Lattea, la cui presenza dovrà essere rimossa digitalmente attaraverso complessi algoritmi.
Ma quando il lavoro sarà stato completato PLANCK sarà in grado di mostrarci l’immagine della radiazione cosmica di fondo più precisa che sia mai stata ottenuta.
Clicca sull’immagine per ingrandire
Vito Lecci
Un pianeta supertempestoso
30 giugno 2010 - 08:00 | In Astrofisica, Astronomia | Nessun Commento
Si chiama HD209458b e si trova ad una distanza di 150 anni luce da noi, in direzione della costellazione di Pegaso. Si tratta di un esopianeta con massa pari al 60% di quella di Giove.
Tuttavia, al contrario di Giove, che è ben lontano dal Sole, HD209458b si trova a soli 7,5 milioni di Km dalla sua stella, molto più vicina di quanto lo siamo noi stessi dalla nostra (la Terra dista 150 milioni di Km dal Sole).
Questa estrema vicinanza dell’esopianeta, unita al fatto che esso mostra sempre la stessa faccia alla sua stella (come succede per la Luna intorno alla Terra) costringe il suo lato illuminato a raggiungere temperature di circa 1.000 °C, mentre l’altra faccia rimane sempre freddissima.
Questa estrema differenza di temperatura scatena delle tempeste i cui venti raggiungono spaventose velocità che oscillano dai 5.000 ai 10.000 Km orari.
Questa strabiliante scoperta è stata fatta grazie all’utilizzo del CIRES, un potente spettrografo installato sul Very Large Telescope dell’ESO, che ha reso possibile anche l’individuazione di una consistente presenza di carbonio sul pianeta, proprio come riscontrato anche su Giove e Saturno.
Probabilmente lo strumento potrebbe aiutare i ricercatori a studiare anche l’atmosfera di altri pianeti simili alla Terra e capire se vi possano essere condizioni favorevoli alla vita.
Vito Lecci
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