Ecco la stella più grande mai scoperta
27 luglio 2010 - 12:12 | In Astrofisica | 3 Commenti
Gli astronomi l’hanno battezzata R136a1 e, con la sua massa attuale pari a 265 volte quella del sole ed una luminosità di 10 milioni di volte maggiore, è la stella più massiccia che sia mai stata scoperta fino ad oggi.
Tuttavia questo genere di stelle perdono rapidamente una gran quantità di massa durante la propria vita, infatti la stella appena scoperta, alla nascita, aveva una massa di almeno 320 masse solari. Fino a poco tempo fa, si riteneva che le stelle alla nascita non potessero avere massa maggiore a 150 masse solari, ma oggi evidentemente questo limite è stato raddoppiato.
R136a1 si trova a 165.000 anni-luce di distanza da noi, nella nebulosa della Tarantola, una intensa regione di formazione stellare, all’interno della Grande Nube di Magellano, una delle galassie a noi più vicine, visibile dall’emisfero australe.
In questa piccola immagine potete vedere un confronto tra una piccola stella rossa (0,1 masse solari), una stella delle dimensioni del nostro Sole (quella gialla), una stella di 8 masse solari (quella azzurra), infine R136a1 (raffigurata in blu) con massa oltre 300 volte di quella solare.
Qualche curiosità:
Se tale stella fosse alla stessa distanza del nostro sole da noi, la luminosità della nostra stella apparirebbe effimera, alla pari di quella della Luna Piena rispetto al Sole.
Inoltre, a causa della forte attrazione gravitazionale della massiccia R136a1, il nostro pianeta sarebbe costretto ad aumentare la velocità di rivoluzione ed il nostro attuale anno durerebbe appena tre settimane. Tuttavia, le intensissime radiazioni emesse da R136a1, renderebbero impossibile ogni forma di vita sul nostro pianeta.
Vito Lecci
L’Universo passato e presente in un unica immagine
6 luglio 2010 - 15:55 | In Astrofisica | 5 CommentiE’ stata appena rilasciata dall’ESA la nuova immagine dell’Universo ripresa dalla sonda PLANCK.
Si tratta di una spettacolare mappa a tutto cielo che, in un sol colpo d’occhio, ci racconta passato e presente del nostro Universo.
Infatti la parte centrale dell’immagine, la scia chiara orizzontale, è la Via Lattea, la nostra galassia. Al di sopra ed al di sotto di essa sono ben evidenti degli enormi pennacchi di polvere, essi sono la culla di una quantità strabiliante di stelle appena nate o che stanno per vedere (o meglio emettere…
) la luce.
Fin qui abbiamo una foto della nostra galassia, e quindi dell’Universo nella sua attuale età. Invece le regioni più estreme in alto ed in basso dell’immagine, benchè meno spettacolari, sono invece scientificamente interessantissime. Si tratta infatti della radiazione cosmica di fondo, è in assoluto la più antica luce dell’Universo, emessa dopo il Big Bang, ben 13,7 miliardi di anni fa.
Ed è proprio questa la missione di PLANCK: ricostruire, a partire da quel fondale screziato, ciò che avvenne nell’Universo primordiale nei primi istanti della sua formazione. Tuttavia per poter adempiere al meglio a questa missione sarebbe opportuno avere un’immagine a tutto cielo della sola radiazione cosmica di fondo, anche laddove adesso compare la Via Lattea, la cui presenza dovrà essere rimossa digitalmente attaraverso complessi algoritmi.
Ma quando il lavoro sarà stato completato PLANCK sarà in grado di mostrarci l’immagine della radiazione cosmica di fondo più precisa che sia mai stata ottenuta.
Clicca sull’immagine per ingrandire
Vito Lecci
Un pianeta supertempestoso
30 giugno 2010 - 08:00 | In Astrofisica, Astronomia | Nessun Commento
Si chiama HD209458b e si trova ad una distanza di 150 anni luce da noi, in direzione della costellazione di Pegaso. Si tratta di un esopianeta con massa pari al 60% di quella di Giove.
Tuttavia, al contrario di Giove, che è ben lontano dal Sole, HD209458b si trova a soli 7,5 milioni di Km dalla sua stella, molto più vicina di quanto lo siamo noi stessi dalla nostra (la Terra dista 150 milioni di Km dal Sole).
Questa estrema vicinanza dell’esopianeta, unita al fatto che esso mostra sempre la stessa faccia alla sua stella (come succede per la Luna intorno alla Terra) costringe il suo lato illuminato a raggiungere temperature di circa 1.000 °C, mentre l’altra faccia rimane sempre freddissima.
Questa estrema differenza di temperatura scatena delle tempeste i cui venti raggiungono spaventose velocità che oscillano dai 5.000 ai 10.000 Km orari.
Questa strabiliante scoperta è stata fatta grazie all’utilizzo del CIRES, un potente spettrografo installato sul Very Large Telescope dell’ESO, che ha reso possibile anche l’individuazione di una consistente presenza di carbonio sul pianeta, proprio come riscontrato anche su Giove e Saturno.
Probabilmente lo strumento potrebbe aiutare i ricercatori a studiare anche l’atmosfera di altri pianeti simili alla Terra e capire se vi possano essere condizioni favorevoli alla vita.
Vito Lecci
Scoperto un nuovo pianeta extrasolare
11 giugno 2010 - 04:25 | In Astrofisica, Astronomia | Nessun Commento
Beta Pictoris è una giovane e massiccia stella della costellazione del pittore, ad una distanza di 60 anni luce da noi, è il 75% più grande del nostro Sole, ed ha un’età di appena 12 milioni di anni (la nostra stella ne ha 4,5 miliardi).
E’ proprio intorno a Beta Pictoris che i ricercatori hanno scoperto un nuovo pianeta, denominato “Beta Pictoris b”, che orbita ad una distanza compresa tra 8 e 15 Unità Astronomiche dalla sua stella, grazie all’utilizzo del telescopio da 8,5 metri di diametro dell’ESO (European Southern Observatory).
Il pianeta ha una massa pari a circa 9 volte quella di Giove, si tratta quindi di un gigante gassoso. Questo dimostrerebbe quindi come questo genere di pianeti possano formarsi in tempi molto brevi, nel giro di pochi milioni di anni, intorno a stelle massicce.
Al conrario di tutti gli altri pianeti extrasolari scoperti finora, Betà Pictoris è il più promettente caso di pianeta gassoso che potrebbe essersi formato alla stessa maniera dei pianeti giganti del nostro sistema solare. Il suo studio quindi potrebbe essere molto prezioso per migliorare la comprensione del sisema in cui viviamo.
Vito Lecci
Festeggiamo i 20 anni di Hubble Space Telescope
25 aprile 2010 - 13:31 | In Astrofisica | 3 Commenti
E’ stato lanciato in orbita il 24 aprile 1990 dallo Space Shuttle Discovery, in occasione della missione STS-31, ha incontrato mille difficoltà, tra problemi progettuali e missioni di riparazione, ma i ricercatori del Team che lo ha a da sempre gestito hanno saputo far miracoli, tirando fuori immagini e dati che hanno rivoluzionato e ampliato le conoscenze in ambito astronomico e astrofisico.
HST quindi si è rivelato essere uno dei più prolifici progetti in termini di ritorno scientifico mai realizzati.
Oggi si festeggia il suo 20° anniversario con questa bellissima immagine che ritrae una regione di intensa formazione stellare. Sebbene quest’immagine ricordi moltissimo quella celebre dei “Pilastri della Creazione” del 1995, quest’ultima invece appare molto più dettagliata e si trova nella costellazione della Carena.
Essa riprende la parte superiore di un pilastro alto tre anni luce, formato da polveri e gas, illuminato dalle vicine e giovani brillanti stelle. Si tratta di una delle più prolifiche regioni di formazione stallare che si conosca.
L’immagine proposta in questo post è stata ottenuta nella banda visibile, tuttavia potete scaricare l’alta risuluzione (nella pagina riservata agli iscritti alla ML) dove, accanto a questa immagine, è riportata anche quella nell’infrarosso.
Auguri HST !
Vito Lecci
P.S.:
Potete scaricare le immagini ad alta risoluzione alla pagina riservata agli iscritti.
Per chi non fosse già iscritto può farlo, gratuitamente, QUI.
Stelle neonate nel Tucano
28 febbraio 2010 - 12:24 | In Astrofisica | Nessun Commento
Oggi vorrei proporvi questa bellissima immagine realizzata dal telescopio di 2,2 metri di La Silla, in Cile.
Si tratta della bellissima nebulosa NGC 346, ubicata in direzione della costellazione del Tucano, nella Piccola Nube di Magellano, una galassia molto vicina alla nostra Via Lattea, da cui dista solo 210.000 anni-luce, visibile dall’emisfero australe.
La nebulosa di estende per circa 200 anni-luce ed il gas di cui è composta è reso visibile grazie alla radiazione emessa dalla moltidudine di stelle neonate presenti al suo interno.
Si tratta quindi di una nebulosa ad emissione che ha dato origine alla nascita di centinaia di stelle la cui età è di pochi milioni di anni.
Senz’altro è un’altra bella immagine da aggiungere alla nostra collezione, potete cliccarci sopra per ottenerne l’alta risoluzione.
Vito Lecci
Un’impronta felina nello spazio
22 gennaio 2010 - 15:11 | In Astrofisica | 1 CommentoL’ESO (European Southern Observatory) ha appena rilasciato l’ultima immagine ripresa dall’Osservatorio di La Silla, in Cile.
E’ la nebulosa NGC 6334, conosciuta anche come “Nebulosa Zampa di Gatto”, infatti assomiglia molto alle impronte lasciate dai nostri felini domestici.
Si trova a circa 5500 anni-luce da noi, in direzione della costellazione dello Scorpione e riscopre un’area approssimativamente uguale a quella della luna piena.
L’intera nube ha un’estensione di circa 50 anni-luce e la sua colorazione rossa è dovuta soprattutto all’idrogeno reso incandescente dalla radiazione emessa dalle giovani stelle presenti al suo interno.
In effetti la nebulosa è uno dei più attivi vivai stellari conosciuti nella nostra galassia e potrebbe contenere, celate tra le sue rosse nubi, decine di centinaia di stelle, con massa circa dieci volte maggiore rispetto a quella del Sole.
Cliccate sull’immagine per ottenerne un ingrandimento.
Vito Lecci
Dune marziane
10 gennaio 2010 - 20:01 | In Astrofisica | 6 CommentiOggi vorrei condividere con voi questa bellissima immagine di Marte, ripresa dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter (MRO), attualmente in orbita marziana.
Il surreale paesaggio che vedete è una distesa di dune di sabbia nella regione settentrionale del pianeta.
Qui, in inverno, le dune sono ricoperte da uno strato di ghiaccio secco (CO2) che, al calore dei primi raggi primaverili, sublima lasciando nude le dune sottostanti.
Durante questo processo può accadere che alcune creste di sabbia franino verso il basso, orgininando le striature scure che vedete in foto.
Non so voi, ma la prima impressione che ho avuto io è stata quella di un deserto con piccole oasi di vegetazione sparpagliate qua e là.
Se l’immagine vi piace potete cliccarci sopra per ottenerne l’alta risoluzione.
Vito Lecci
Scoperta una nuova Super Terra
19 dicembre 2009 - 15:17 | In Astrofisica | 2 Commenti
Gli astronomi hanno appena scoperto un altro esopianeta, ma al contrario di quelli scoperti finora (come per esempio Corot), pare che questo sia il primo dotato di un’atmosfera.
Si chiama GJ1214b, ed è una Super Terra, in quanto il suo raggio è pari a 2,7 raggi terrestri, mentre la sua massa è di circa sei volte quella del nostro pianeta.
La sua distanza da noi è di soltanto 40 anni luce.
Il periodo orbitale di GJ1214b (cioè la durata del suo anno) è di sole 38 ore, questo a causa della sua estrema vicinanza alla sua stella, circa 2 milioni di Km, quindi 75 volte più vicina di quanto lo sia la Terra al nostro Sole.
Questo significa che la sua temperatura superficiale dovrebbe aggirarsi intorno ai 200° C, troppo elevata perchè vi si possa trovare acqua allo stato liquido.
Inoltre i ricercatori hanno rilevato sul pianeta la presenza di un’atmosfera molto densa e spessa che impedirebbe alla luce di arrivare sulla sua superficie, questo escluderebbe quindi che ci possano essere forme di vita, almeno come quelle a cui siamo abituati a pensare noi…
Vito Lecci
Una cucciolata stellare fotografata da Herschel
18 dicembre 2009 - 18:05 | In Astrofisica | 2 CommentiLa spettacolare immagine che vedete in questo post è uno dei primi risultati del telescopio spaziale Herschel, lanciato lo scorso 14 maggio dall’ESA (Agenzia Spaziale Europea).
Con i suoi 3,5 metri di diametro è il più grande telescopio spaziale mai lanciato che, indagando nell’infrarosso, sta fornendo una quantità enorme di informazioni ai ricercatori.
Questa immagine infatti si riferisce ad una popolosa regione della nostra Via Lattea, in prossimità della costellazione dell’Aquila. E’ evidente una ricca presenza di polveri ad una temperatura di -260°C (molto vicino allo zero assoluto).
In questa regione, che inquadra un’area come 16 lune piene, sono presenti una quantità enorme di embrioni stellari nelle diverse fasi della loro gestazione.
Questo è il risultato di un programma osservativo che è appena agli inizi, ma che ha già saputo fornire una solida prova della prolificità della nostra galassia nel forgiare continuamente nuove generazioni di stelle.
Ciò avrà delle enormi ricadute nel miglioramento della nostra comprensione sulla formazione di stelle di tutte le masse, permettendoci anche di capire meglio il processo di formazione dei sistemi planetari come il nostro.
Vito Lecci
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